Il poeta e l’accadere: è sempre una questione di scarti

Provare  le emozioni,  esperirle tra le cose, i gesti, la lingua e la memoria, e usare le parole per poterle esprimere è il gioco del poeta.

In questo gioco Nicola Manicardi nel libro “Umiltà degli scarti” edito da L’Argolibro  per la collana Agorà diretta dal poeta e critico letterario Nicola Vacca, è maestro. Il quotidiano è la sua musa ispiratrice perché è capace di analizzarlo nelle sue più recondite mancanze. Gli scarti prodotti  dallo scontro dialettico tra φύσις e  λόγος vengono raccolti dal poeta e riportati sulla pagina a fermare in immagine, come in una radiografia, il dire.

Una lastra nella quale si coglie la struttura degli accadimenti nel divenire della vita e ne individua le fratture, gli smembramenti e i residui per ricomporli nella sua proposta poetica, “Non mi lego al filo dei ricordi\ma al cappio del quotidiano”. Le cose concorrono alla drammaturgia della scena “…I letti d’ospedale sono di ferro arrugginito\pesanti austeri, adesi al suolo/come le macchie di sugo e sangue\lo sono alla vita” e ci rimandano ad un contino cadere della φύσις ma hanno la forza per la loro rappresentanza di mescolarsi al λόγος. Manicardi è sarto esperto nel cucire l’abito  dell’astrazione che decompone sulle pagine “Non confondiamo\lo zero con il cerchio.\Quest’ultimo\è solo la chiusa\ di una giornata sottratta” ma nello stesso tempo ne salva, come se si potesse parlare di salvezza, la tensione morale verso l’uomo, purché questi sia presente con i gesti “…Cerchiamo una spalla\per questa sera\e una mano che accolga\il rifiuto dei tanti.”  

Il richiamo a una etica che guardi agli ultimi pervade non solo i resti della lingua ma anche a quelli che una società ormai estranea all’uomo, lo rifiuta e si coglie guardando se stessa stupita, attonita e inattiva “…Neppure saprei immaginare\quanti cartoni saranno adagiati nei giardini\e coperte sui marciapiedi?\A che ora passerà il camion della nettezza urbana?\Io (mi) guardo fuori rientrato a casa\provando dolore nel togliermi la giacca.”

L’esperienza professionale dell’autore, opera nella sanità, gli offre lo spunto di valutare e filtrare attraverso il suo occhio interiore le povertà dell’uomo nei momenti caduchi, e le menzogne che spesso è costretto a dire per offrire una parvenza d’amore o peggio ancora per celare una verità “…È vivace funerale\di morti-vivi\che parlano d’amore\ sapendo di mentire,\ tanto c’è lo schermo\ che potrà falsificare.” Manicardi, non falsifica, non gioca a fare il poeta, lui è poeta e come tutti i poeti è immerso nel fiume della lingua che con la verità e il quotidiano fa i conti in un incessante e continuo confronto del nascondersi e del mostrarsi a tratti come fanno la φύσις e  λόγος dall’apparizione dell’uomo.

Gianluigi Pagliaro

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