Poesie inedite di Cosimo Argentina

Cosimo Argentina, classe ’63, nato a Taranto. Ex giornalista, ex calciatore, ex cadetto dell’Accademia militare di Modena, ex procuratore legale, insegna diritto ed economia politica nell’Hinterland milanese dal ’90.

Ha pubblicato, tra gli altri, i romanzi Il cadetto (’99 – Marsilio) premio Oplonti e premio Kihlgren opera prima; Bar Blu Seves (’02 Marsilio); Cuore di cuoio ( ’04 Sironi – tascabile Fandango); Maschio adulto solitario (’06 Manni); Vicolo dell’acciaio (’10 Fandango); Per sempre carnivori (’13 Minimum Fax); Legno Verde (’19 Oligo).

prima di rovinare tutto è bene che me ne vada

… so cosa succede, è già accaduto una volta

ci sono sentimenti che non puoi tenere a bada

ci sono cose come l’amore, il bicchiere della staffa

cose come il cellulare che non suona mai

i tuoi occhi nell’abbandono

che non meritano di essere reiterate

prima di trascinare dentro casa il dolore

è bene che ti mostri la mia ignavia

perché dei rimpianti e rimorsi

è lastricata la via per l’inferno

guarda queste mani, questo petto, questa costola spezzata

incollare questa roba non serve a niente

rammendare i brandelli non è mai servito a nessuno

è così raro che tu riesca a mostrare la tua fragilità
che a volte basta una parola su un pezzo di cuoio luminoso
e io su quel cuoio elettrico ci danzo
pazzo e incoerente

(sono stanco di contare le vertebre alla morte)

STRACCI

E se le tue piaghe non dovessero rimarginare

non troverei mai pace perché quelle piaghe sono io

e tu avevi bisogno di pozioni magiche

per intersecare Nietzsche…  negli eterni ritorni…

e invece, con me, volavano gli stracci

solo quelli

Amavi, un tempo

lo stormir di foglie…

il fresco cinguettio di piccoli uccellini

amavi il campanile, la domenica mattina

i dolci rintocchi

le allodole che tornavano al nido

ti emozionavi

davanti al flautato suono

dei rami degli alberi

e sorridevi davanti ai cerchi concentrici

 in uno stagno, a primavera

ora

non te ne frega più un cazzo

i tuoi rutti riecheggiano nell’eternità del condominio

e quelle cazzo di campane ti danno ai nervi

Quello che siamo

si porta dietro le assenze

sono il cavo d’acciaio e il piede malfermo

di un equilibrista da strapazzo

tu sei l’esercito irregolare

che accerchia il tendone

mi piace quando parliamo di baffoni paccati

e tu ridi

frammenti di idolatria amorosa

coi pollici stringi le mie ferite

e ne fai colar fuori

la suppurazione

A MIA MAMMA

mi farò la barba, per lei
mi taglierò le unghie e…
sceglierò dei jeans puliti
metterò in tasca un pacchetto di sigarette nuovo
e salirò i sei piani in silenzio
le terrò la mano
mentre se ne starà immobile
come uno gnomo disossato
le bacerò le vene che affiorano
e le accarezzerò la schiena ispessita
con dita delicate e veloci
le racconterò del cielo arancio
e delle evoluzioni degli elfi dei boschi
tacendo sull’oro che non troverà mai più
poi andrò via
coi denti
a stringere le labbra

Il narratore è come un dio a mezzo servizio…

il narratore dà, ma non prende

né pretende.

Guai ad andare a braccetto con le proprie parole…

piuttosto tienile in gabbia e fomenta il cannibalismo…

quelle che resteranno in piedi… resteranno

la puttana che non hai pagato

ha chiamato il suo magnaccia

sordida umanità incredula

i conti non tornano mai

fica creditizia… inondami

(Cosimo Argentina)

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