La democrazia non si tocca

Com’è ormai noto, Il testo della legge costituzionale “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari” è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 240 del 12 ottobre 2019.

La legge costituzionale prevede la riduzione del numero dei parlamentari, da 630 a 400 deputati e da 315 a 200 senatori elettivi. Come previsto dall’art. 138 della Costituzione, la legge può essere sottoposta a referendum popolare qualora entro tre mesi dalla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.

Un quinto dei senatori, come previsto dal dettato costituzionale, ha richiesto di sottoporre la riforma al vaglio popolare. La richiesta, firmata da 71 senatori e depositata il 10 gennaio 2020, è stata ritenuta conforme all’articolo 138 della Costituzione dall’Ufficio centrale per il referendum della Corte di Cassazione.

Tutte le considerazioni e le motivazioni che sono finora state offerte dalle parti contrapposte, che vedono appunto opporsi i due fronti, contrario e favorevole al taglio dei parlamentari, non prendono in considerazione la radice politico-filosofica di un dibattito che non è nuovo nel campo della scienza politica.

Il cosiddetto taglio dei parlamentari ci pone un problema fondamentale ovvero se esista un equilibrio/integrazione tra democrazia e tecnica tale da non generare un regime tecnocratico ed antiumano.

Un primo esempio può essere fornito dalla “Politica” di Platone e dalla sua proposta di governo dei filosofi, infatti interpretando quelle pagine con una lettura moderna si potrebbero identificare quei tecnici alla guida del popolo con gli “Humantechnike”, con i “human-engeneering-Fachleute” di cui parla Helmut Schelsky  per cui si intravedono tesi genuinamente tecnocratiche, nella concezione platonica dello Stato.

Inoltre si può considerare una prefigurazione di una società tecnocratica l’opera “Nova Atlantis” del 1627 di Francis Bacon, in cui egli immagina un governo dei Padri della casa di Salomone, un ordine tecnocratico che deve guidare la società verso un fine preciso: la conoscenza delle cause prime e delle forze nascoste della natura, portando così il dominio dell’uomo su di essa fino all’estremo limite possibile.

Tuttavia la storia del legame privilegiato tra conoscenze tecniche e potere politico viene concretamente inaugurata da Claude-Henri conte di Saint-Simon (1760-1825), infatti a modesto avviso di chi scrive, un filo continuo collega questo primo teorico della tecnocrazia a Comte e al positivismo sociologico.

Nell’opera di Saint-Simon si intrecciano i due filoni che erano emersi nella Rivoluzione Francese: la democrazia liberale o girondina e la democrazia totalitaria o giacobina. A partire dalla teorizzazione di Saint-Simon si individua con chiarezza la pericolosa convergenza tra la tecnocrazia e la democrazia totalitaria. Di conseguenza la scienza politica deve porsi il problema della sopravvivenza delle istituzioni di una democrazia liberale in una società tecnocratica, poiché le formulazioni filosofico- politiche di Saint-Simon sono quanto mai attuali e trovano riscontro e realizzazione concreta nell’attuale assetto politico- sociale.

Lo Stato saint-simonista deve essere amministrato come un’azienda, dove i sapienti e gli artisti forniscono le idee, gli industriali le trasformano in leggi e i banchieri le applicano. Secondo la visione di Saint-Simon, il governo è esercitato da agricoltori, fabbricanti e banchieri riuniti in un consiglio industriale, non è dunque il governo dei filosofi, proprio di tante utopie, ma piuttosto degli scienziati e di chi sa fare, tutta la sua opera è pervasa da un desiderio di realismo e dall’abbandono di ogni illusione.

La transizione sarà resa possibile da un parlamento rinnovato (ecco il punctum dolens), composto cioè da economisti, e soprattutto, raccomanda Saint-Simon, niente “tourbe de légiste”, Saint -Simon profetizza dunque un governo professionale nelle mani di chi sa fare e, quindi, conosce per esperienza pertanto niente “avocasserie, quintessence du parlage”. Emerge in tutta la sua attualità e pericolosità la radice politica dell’odierno antiparlamentarismo ammantato ideologicamente da furore anti-casta falsamente finalizzato al benessere dei cittadini.

Nella teorizzazione politica di Saint-Simon, la fase successiva si concretizza nella creazione di una “Société Professionnelle des Nations” ovvero un governo mondiale che oggi trova la sua realizzazione nel fenomeno economico-culturale della globalizzazione e nella prospettiva politica del mondialismo. Ma Saint-Simon, fra lo Stato nazionale e quello mondiale, trova posto anche per una realtà europea, “La Réorganisation de la Sociétè Européenne (1814)” è un’opera fortemente anticipatrice dell’odierna Europa delle economie.

La fede nel progresso apportato dalla scienza transita da Saint-Simon a Auguste Comte, che da questo punto di vista può essere considerato un saint-simonista, questo filone di pensiero fiducioso nella tecnica passa tanto attraverso Comte e i positivisti, quanto attraverso i primi socialisti e comunisti sino allo Stato bolscevico, la tecnocrazia mira a sostituire la politica e può costituire un appiglio alla teoria comunista della progressiva scomparsa dello Stato come strumento della repressione di classe .

Non sfugge a nessuno che i richiami a Rousseau e alla volontà generale, fatti da una ben identificata compagine politica che ha fortemente voluto la riforma costituzionale in discussione ovvero il taglio dei parlamentari, rimandano al concetto di democrazia totalitaria o giacobina che ha avuto realizzazione storica nello Stato bolscevico, non di meno la teorizzazione saint-simoniana trova attuale concretizzazione proprio nello svuotamento del ruolo del parlamento nazionale da parte dei servi sciocchi delle élites tecnocratiche e cosmopolite, per l’affermazione di un pensiero unico produttivista conforme all’unico dogma della nuova teologia politica: il profitto verniciato da una ideologia politicamente corretta umanitarista ma antiumana.

Gianfrancesco Caputo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...