Dal fortilizio la poesia che ci legge

Stamattina, dopo l’alba, è arrivato l’abbraccio della poesia. Alle 7 e 30, ho sentito suonare alla porta di casa.

Il corriere mi ha consegnato un libro di poesie che attendevo, Indiscrezioni dal fortilizio di Sergio Carlacchiani.

Sergio è un importante performer, attore, doppiatore, poeta e pittore, nato a Macerata. Direttore artistico di varie rassegne teatrali, s’è occupato di poesia visiva.

Sto leggendo Indiscrezioni dal fortilizio, edito da RP libri. Conoscevo i versi di Sergio, la sua limpidezza antidogmatica e antiretorica, il suo scavare a fondo nel connettivo dell’umano per far balenare raggi di melanconia e di splendore. I suoi scritti procedono come un flumen, sono un dirompente e inarrestabile corso d’acqua cristallina, che scorre per nostro incantamento. E proprio l’incanto per la vita, per le piccole cose (respirate con un anelito francescano), è una cifra inerente della poetica di Sergio Carlacchiani.

Lui è un poeta indocile, come la sua amata Alda Merini, che conosceva bene. E come la poetessa dei Navigli, Sergio vede l’amore in una clessidra che è, al contempo, spirituale e carnale. Lui è un poeta errante, che gira e rigira con l’anima in spalle come la luna, che nei suoi versi interroga spesso. Proprio come il suo Giacomo Leopardi.

È necessario ricordare che Sergio Carlacchiani  ha anche tenuto, nel 2010, e poi nel 2014, memorabili recital, presso il Colle dell’Infinito, e in occasione delle Celebrazioni Leopardiane. Per il successo ottenuto, Casa Leopardi gli ha chiesto d’interpretare, in sala d’incisione, una selezione di Canti leopardiani.

Indiscrezioni dal fortilizio  è impreziosito  anche da dipinti di Sergio, che hanno una intensa bellezza immaginifica. Sergio sa cantare inni all’amicizia, che è una lampadina che non si spegne mai. Sa donarsi alla donna amata, alla madre. Lui sa innalzare inni alle piccole cose, perché conosce l’amore. Conosce il dolore, e lo ha saputo scomporre e ricomporre in elegie celesti. La sua è poesia dell’incanto, dello stupore.

Quella meraviglia che Sergio riesce a provare serenamente, ad esempio inoltrandosi in un sentiero di campagna. I suoi versi sono eleganti preghiere, rivolte al tempo, all’alba, alla notte. Lui è poeta dell’alba e della notte, che attraversa con dolcezza infinita. Quella delicatezza, che esplode ed erompe nelle sue poesie, con una aura e una grazia sublimi.

Marcello Buttazzo

2 pensieri su “Dal fortilizio la poesia che ci legge

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