Una disperata vitalità

Pasolini critico letterario eretico, corsaro e militante

“La morte non è

nel non poter comunicare

ma nel non poter più essere compresi.”

Pier Paolo Pasolini

A parte poche eccezioni(Segre, Dossena, Garboli, Fenoglio, Zoppelli, Vacca) si ritiene che Pier Paolo Pasolini sia stato Grande Poeta, Romanziere e Cineasta, noi invece siamo convinti che è stato anche un grandissimo Critico Letterario, non fosse altro perché ha praticato la critica letteraria da giovanissimo sino alla fine dei suoi giorni producendo 4 capolavori( Passione e Ideologia; Empirismo Eretico, Descrizioni di Descrizioni ed Il Portico della morte pubblicato postumo).

Emerge, leggendo e rileggendo tutto il Pasolini Critico Letterario, l’impossibilità e difficoltà di definire un Metodo Pasolini, perché caratterizzato da una “Disperata vitalità” ed in continua evoluzione tra una prima fase Passione e Ideologia,“Continiana-Gramsciana”, una seconda fase caratterizzata da Empirismo Eretico, ed una terza fase, che potremmo azzardare di Strutturalismo Corsaro e Luterano, plurilinguistica, corsara e militante “Descrizioni di Descrizioni” e Il Portico della Morte pubblicato postumo.

Abbiamo notato alcune scoperte,  costanti e ossessioni di Pasolini, tra cui:

  • Una volontà di rilevare stile, genesi, mimesis e humanitas degli autori o argomenti trattati.
  • Una svolta poetica e militante negli anni ’60 a favore della realtà.
  • La prevalenza di temi come marxismo, religione, progresso
  • La scoperta di una sua dimensione estetica di marca Longhiana.
  • La centralità di alcuni autori da lui prediletti(Pascoli, Gadda, Bertolucci, Penna).
  • La focalizzazione del suo discorso critico su Plurilinguismo, Sperimentalismo e Libertà Stilistica.
  • La necessità di un’autodefinizione poetica e collocazione storica(Pasolini recensisce Pasolini, in Il Portico della morte a proposito del suo ultimo libro di poesie Trasumanar e Organizzar).
  • L’individuazione di una Linea Orfica della Poesia Italiana.

A noi sembra di notare che Pasolini, utilizzi come campo semantico la realtà(oggettivizzandola e mettendola sempre al centro delle sue riflessioni), ma in continuo dialogo con una texture ossimorica, plurilinguistica, visionaria,, nostalgica e biografica.

Solitamente viene rimproverata a Pasolini, da Intellettualoidi e pseudo-critici attuali senza scrupoli e a caccia di scandalismo mediatico, l’assenza di Riflessione critica su autori Internazionali.

Personalmente ho rilevato piuttosto l’assenza dell’uso dell’Ironia. Ma lungi dal fargliene una colpa o un rimprovero, se contestualizziamo Pasolini(opera dal dopoguerra in poi e sarà ossessionato per tutta la vita dalla Realtà e dalla Storia) e consideriamo la sua precisa scelta ideologica-politica(Gramsciana, antipartitica, anarchica e radicale). Non concordo sull’assenza di riflessione critica su autori Internazionali, in quanto Pasolini ha scritto saggi su autori importantissimi stranieri(Mandelstam, Wilcock, Schwob, Forster, Benn, Celine, Dostoevskij, Kavafis, si vedano a proposito le recensioni in Descrizioni di Descrizioni) e inoltre si legga un testo poco conosciuto dal titolo L’Ispirazione dei contemporanei, già nel 1947 su La Fiera Letteraria( Ora in • Saggi sulla letteratura e sull’arte, 2 voll., in cofanetto, a cura di W. Siti e S. De Laude, con un saggio di C. Segre, Collana I Meridiani, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1999. Vol I pag. 203 e sgeguenti),  dove Pasolini padroneggia una serie di citazioni e considerazioni critiche sia dei poeti francesi(Baudelaire, Mallarmè, Valery) che Inglesi ( Novalis, Coleridge, Shelley e Keats) e l’Americano Edgar Allan Poe.

Quanto alle sue intenzioni, operatività  e chiavi di lettura critica, ci viene in soccorso lo stesso Pasolini:

“[…] i libri di cui si parla sono scelti casualmente – come appunto dei prodotti – un po’ secondo le regole del lancio industriale, un po’ secondo le regole del sottogoverno. Affastellati tutti insieme, e scelti senza il minimo rigore, tutto interessa in essi fuori che il loro valore e la loro autenticità. Interessa ciò che essi socialmente rappresentano, ecco tutto. Di un libro si parla perché la moda, la casa editrice, il direttore del giornale, la comune posizione letteraria o ideologica (ma in un senso puramente pratico e personale) vogliono che se ne parli. Verso un libro non si sente più non solo amore (l’amore disinteressato per la poesia), ma neppure interesse culturale.” (  Descrizioni di descrizioni, in Saggi sulla letteratura e sull’arte, tomo secondo, cit., p. 1969.)

“Ho fatto delle “descrizioni”. Ecco tutto quello che so della mia critica in quanto critica. E “descrizioni” di che cosa? Di altre descrizioni, che altro i libri non sono. L’antropologia l’insegna: c’è il “drómenon”, il fatto, la cosa occorsa, il mito, e il “legómenon”, la sua descrizione parlata. Nella vita accadono dei fatti; i libri li descrivono: ma in quanto libri sono anch’essi dei fatti: e quindi possono essere anch’essi descritti: dalla critica. Che è “legómenon” quindi, di secondo grado. S’intende che chi descrive, descrive dal suo angolo visuale. Che non vuol sempre rigidamente dire soggettivo: esso è il punto di incontro di una infinità vorticosa di elementi, che in realtà appartengono ad universi distinti (esistenza e cultura, preistoria e storia, professionismo e dilettantismo, fenomenologia e psicologia: e altre simili coppie più o meno antitetiche, all’infinito). È per questo che la “critica” non è definibile, né, quasi, parlabile. Certo è che se dovessi infine raccogliere questi miei brevi saggi in un volume, non potrei trovare titolo più pertinente che: Descrizione di descrizioni…” (Pier Paolo Pasolini).

Pasolini è contro tutti quei critici, o pseudo-critici, privi di quella passione e di quella ideologia che sono i due pilastri sui quali egli stesso ha costruito il proprio edificio critico, per il resto è stato travolto dalla sua disperata vitalità, che lo portava a scrivere anche poesie, romanzi e dare autorevolezza al Cinema di poesia, in un caos psicologico intriso di Etica, Religione e Psicoanalisi.

Pasolini con il suo corpo e la sua mente, ha sviluppato e attraversato forse inconsapevolmente, il sogno di una Poesia Totale della vita, abbandonando la Pascoliana poesia della poesia in luogo di una frammentazione poetica, civile, stilistica, critica e politica. Gli ultimi anni sono caratterizzati dalla disillusione civile e poetica, e una critica feroce alla civiltà dei consumi(nuovo fascismo) e del neo-capitalismo, in una nuova ossessione interventista-giornalistica Corsara e Luterana, libera e coraggiosa e intrisa di disperata vitalità,  che insieme al lavoro su Petrolio, apriva le porte alla vendetta fascista, e alla violenza del potere nei suoi confronti.

Personalmente ritengo che le tre più importanti scoperte e ossessioni critiche di Pasolini siano state l’elemento sociologico derivato da Gramsci, il suo voler socializzare la cultura,  la scoperta della realtà(linguistica e sociale) con Gadda di cui evidenziò il “realismo creaturale” e la poesia di Sandro Penna, che aprì le porte a Pasolini al senso di libertà assoluta del corpo e dalla Storia, alla nostalgia ed all’illimitatezza sentimentale. Vediamo cosa scrisse a tal proposito recensendo Un po’ di febbre:

“  …Questa illimitatezza sentimentale, fa intravedere in questo poeta, che (forse con Bertolucci) è realmente il più grande poeta italiano vivente — anche quel poeta che egli non è stato: un poeta al di fuori dei limiti che egli si è imposti con commovente e purissimo rigore. Un poeta che può perdere il suo humour delizioso e disperato, lacerare i limiti della forma, espandersi nel cosmo, delirare (vedi pagg. 88, 89, 90). E Penna, a sua volta, è un grande letterato. Ma preferisco lasciare il mio referto sospeso sull’emozione che questo libro mi ha dato col semplice mezzo di una poeticità quasi ovvia (aggettivi preposti ai sostantivi, qualche inversione, esclusione di parole prosaiche, riadottate solo in qualche caso, per improvviso bisogno di realismo o espressionismo): esso lascia il lettore tutto piagato d’un bruciore di lacrime, benché non sia sentimentale mai, in nessun momento.” . (Pier Paolo Pasolini – Il Tempo, 10 giugno 1973 ).

Donato Di Poce

(www.donatodipoce.net)

Bibliografia essenziale della Critica Letteraria di Pier Paolo Pasolini

  • Passione e ideologia (1948-1958), Garzanti, Milano 1960 (nuove edizioni Einaudi, Torino 1985, con un saggio introduttivo di C. Segre, e Garzanti, Milano 1994, con prefazione di A. Asor Rosa).
  • Empirismo eretico, Garzanti, Milano 1972.
  • Scritti corsari, Garzanti, Milano 1975 (nuova edizione 1990, con prefazione di A. Berardinelli).
  • Lettere luterane, Einaudi, Torino, 1976; con un’introduzione di Alfonso Berardinelli, 2003.
  • Descrizioni di descrizioni, a cura di Graziella Chiarcossi, Collana Gli Struzzi n.194, Einaudi, Torino, 1ª ed. 1979; Prefazione di Giampaolo Dossena, Collana Saggi, Garzanti, Milano, 1996; Introduzione di Paolo Mauri, Collana Saggi, Garzanti, Milano 2006 ISBN 978-88-11-67511-2.
  • Il Portico della Morte, a cura di C. Segre, «Associazione Fondo Pier Paolo Pasolini», Garzanti Milano 1988.
  • Saggi sulla letteratura e sull’arte, 2 voll., in cofanetto, a cura di W. Siti e S. De Laude, con un saggio di C. Segre, Collana I Meridiani, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1999.

Bibliografia critica essenziale sulla critica di Pier Paolo Pasolini

F. Curi, Sulla poetica e sulla critica di Pasolini, “Il Verri”, n.5, dicembre 1961; poi in Ordine e disordine, Feltrinelli, Milano 1965, pp. 57–75.

G. C. Ferretti, La “disperata vitalità” di Pasolini e Pasolini e l’autopunizione borghese, in La letteratura del rifiuto e altri scritti sulla crisi e sulla trasformazione dei ruoli intellettuali, Mursia, Milano 1968; nuova edizione accresciuta 1981, pp. 204–20 e 313-20 (su Poesia in forma di rosa e Teorema).

G. Contini, Testimonianza per Pier Paolo Pasolini,”Il Ponte”, 30 aprile 1980; poi in Ultimi esercizi ed elzeviri (1968-1987), Einaudi, Torino 1988, pp. 389–96

P. V. Mengaldo, Pasolini critico e la poesia italiana contemporanea, “Revue des Études Italiennes”, aprile-settembre 1981.

S. Agosti, Pasolini, la parola fuori di sé, in Cinque analisi, Feltrinelli, Milano 1982.

G. D’Elia, Pasolini competente in umiltà, «il manifesto», 10 gennaio 1988.

F. Fortini, Attraverso Pasolini, Einaudi, Torino 1993 (riunisce tutti gli scritti di Fortini su Pasolini).

G. D’Elia, L’eresia di Pasolini, Milano, Effigie, 2005.

Officina (1955 1959), a cura di Katia Migliori, Edizioni dell’Ateneo & Bizzarri, Roma 1979 (G. Scalia, Di «Officina», di Pasolini e d’altro).

C. Bo, Pasolini poeta e corsaro, «Corriere della Sera», 9 agosto 1975.

P. V. Mengaldo, Pasolini grande critico e poetico rabdomante, «Il mattino di Padova», 23 novembre 1985.

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