Sergio Ferrero e l’arte del raccontare

Il racconto, più del romanzo, ha la capacità di avvicinare direttamente il lettore al cuore della narrazione. Lo scrittore di racconti infatti, grazie all’abile struttura della misura breve, sa spesso rendere intrigante l’arte del narrare al punto che riesce a stabilire con il suo lettore una confidenza particolare  che finisce per dare all’opera letteraria una forza suggestiva tutta particolare che consiste   in una interessante  e sensibile capacità di sprigionare sensazioni  che fermano sulla pagina personaggi e trama senza lasciare mai nulla al caso e all’improvvisazione dell’arte della scrittura.

Leggendo  il libro di racconti di Sergio Ferrero ( scrittore importante del secondo Novecento che va friscoperto)  Il cancello nero (Mondadori editore, Milano 2003, pagine 179,€16,00), queste considerazioni trovano una conferma difficile da smentire.

Dieci storie  brevi raccontate, con grazia e capacità evocativa, dallo scrittore piemontese, autore nel passato di due libri indimenticabili, Il giuoco sul ponte(1971)  e La valigia vuota (1987), in cui troviamo  rappresentati slanci puramente narrativi di vicende  che appartengono al mondo letterario. L’intuizione  felice che dona ai racconti una  loro poeticità è la capacità evocativa, tra malinconia e crepuscolarismo, di un passato che sembra intrigare il lettore per la sua viscerale appartenenza ai fatti di una vita semplice vissuta nelle intensità di  forti emozioni.

Ferrero, da narratore puro, affida alla disincantata  e suggestiva misura breve e toccante del racconto  le storie  di personaggi minori che attraversano il gioco della vita in un tempo sospeso, quasi irreale, in cui all’orizzonte si intravede l’Italia  fra le due guerre.

Allo stesso tempo sono  racconti visionari che apparentemente non hanno né spazio, né tempo ma l’abile mestiere del narratore  sa  descrivere  i suoi personaggi imbottigliati nelle passioni crudeli dell’esistenza.

Ferrero va alla ricerca di un personale tempo perduto e  lo ritrova nell’elemento comune che felicemente ispira la trama  di questa raccolta di racconti. Oltre Il cancello nero dell’estro e della creatività dell’autore  si rivela la crudeltà, elemento che accomuna le dieci storie  che raccontano un mondo interiore minimale  ma non minimalista, in cui le tormentate interiorità dei personaggi finiscono per disegnare la  mappa inesorabile del tempo che fluisce e delle sue sensazioni fermate sulla pagina dalla rievocazione di una memoria irreale di sentimenti e solitudini che da tutti sembrano universalmente vissute e percepite.

La crudeltà alla quale la vita ci sottopone quotidianamente è il motivo trainante delle storie raccontate dall’immaginazione di Sergio Ferrero , che sembra avere l’intenzione di affidare alla riflessiva arte del racconto la  soluzione di  personali questioni di luce e di oscurità le quali finiscono sempre per rappresentare i fatti della vita.

Di pagina in pagina il lettore si trova inchiodato alle proprie responsabilità perché l’autore  nel raccontare le vicende crudeli e grottesche dei suoi personaggi  alle prese con  l’inconscia vendetta da eseguire, spiega , con eleganza e naturalezza, che la crudeltà finisce per insinuarsi nelle azioni quotidiane fino a impadronirsi dei nostri gesti e diventare una regola di vita .

Sul lettore, kafkianamente , si riversa  la cattiveria dei protagonisti  del libro di Sergio Ferrero .Così anche noi che leggiamo con altrettanta naturalezza oltrepassiamo il cancello nero dell’oscurità della vita  e le storie immaginate dal venditore di racconti,  che provengono da un passato suggestivo riportato alla luce con intensità, nonostante la sua malefica oscurità finisce per scrivere le pagine turbolente del nostro presente di navigatori inquieti nella contemporaneità  assediata  da avvenimenti crudeli.

Nello spazio narrato dalla felice misura breve  queste storie mettono in campo sensazioni,  costruiscono situazioni , esprimono stati d’animo, legati al gioco crudele che inesorabile disegna la vita, dove è  difficile trovare una via di scampo.

In questa avvincente tensione visionaria  le trame coinvolgono il lettore con intense suggestioni di verità. Sono i gesti assurdi  che richiamano il concetto di castigo che cerca la colpa.

Nell’economia di questi dieci racconti crudeli a Ferrero non sfugge una verità singolare: dalle rappresentazioni esistenziali dell’oscurità dell’esistenza nasce il bisogno di sfidare l’avventura della vita , di giungere  ai confini con le ragioni dell’invisibile per capire fino a che punto  l’allegoria di una maschera copra il volto.

Ferrero , così, interroga i demoni della coscienza chiamando in causa direttamente il lettore , invitandolo, attraverso le sue storie, ad oltrepassare quel cancello dove il  gioco delle passioni finisce per incontrare il Nulla oscuro e labirintico della cattiveria umana.

Il cancello nero , dalle porte spalancate su un vago e incerto infinito, diventa l’umana scommessa che l’autore   lancia con questa sua opera singolare. Siamo chiamati tutti ad accettare la sfida con la crudeltà della vita che ci attende nelle nebbie dei grovigli esistenziali dell’oltre. Se alla fine decideremo  di attraversare le porte di quel cancello sarà davvero difficile che il nostro destino non si identifichi con quello crudele dei protagonisti delle storie narrate da Ferrero.

Perché  la misura della scrittura  in parte visionaria, in parte reale dei racconti di Ferrero ,  apparentemente da un mondo metafisico tira fuori  la cattiveria pragmatica dei protagonisti delle sue storie , ma allo stesso tempo  si manifesta, attraverso l’elemento comune della crudeltà, come la metafora con cui leggere in maniera universale e corale il gioco assurdo della vita .

Dai racconti esistenziali che giungono dalla vicende oscure dell’esistenza   l’umana commedia trova la sua epocale rappresentazione : oltre il cancello per visitare i demoni della  coscienza scesi negli inferi dell’oscurità della vita, abitata dai fantasmi della crudeltà.

A lettura ultimata sarà difficile non essere sensibilmente scossi, perché la crudeltà della vita ci fa comprendere che in fondo siamo tutti colpevoli.

Nicola Vacca

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