L’amore e la vita in cinque giornate

In una città termale di un paese comunista (la Cecoslovacchia dopo il ’68) Milan Kundera ambienta il suo romanzo Il valzer degli addii.

In cinque giornate si intrecciano le storie e i destini dei personaggi emblematici e stravaganti.

Al centro c’è Ružena, infermiera che resta incinta, che è il capro espiatorio dell’intera vicenda.

Lo scrittore boemo crea un atmosfera grottesca e avvincente quando passa in rassegna tutti i nomi coinvolti in un’unica vicenda esistenziale che ha il cuore intorno alle domande fondamentali e senza risposta della vita.

Intorno alla gravidanza inaspettata della giovane infermiera che lavora nella cittadina termale si muovono gli altri personaggi con le loro storie tutte legate in un certo modo alle vicende del paese in cui vivono, la Cecoslovacchia in cui è impossibile respirare per l’assenza della libertà aria pulita.

Jakub, il dottor Škreta con i suoi folli esperimenti sulla fertilità e Klìma, il famoso trombettista e presunto padre del figlio che la giovane infermiera porta in grembo, sono i protagonisti di queste cinque giornate nella noia di una città termale che danno vita a una serie di conversazioni che coinvolgono nella sua essenza la vita di ognuno con tutte le sue contraddizioni.

Il regime sovietico con la sua retorica si fa sentire e le sue forti restrizioni influenzano il destino di tutti i personaggi coinvolti.

Kundera costruisce abilmente il romanzo costringendo il lettore a un coinvolgimento emotivo.

Ogni personaggio si costruisce il suo palcoscenico su cui rappresenta la propria realtà.

Dialoghi serrati per un’impostazione teatrale, in scena i problemi cruciali del tempo, quelli morali e esistenziali con tute le loro sfumature di grigio.

L’amore, la bellezza, la libertà, la mancanza di senso estetico, l’insensatezza dell’esistenza, i dubbi radicali sul procreare, il brutto, la volgarità, l’ambizione, la fragilità.

Kundera, che conosce benissimo l’arte del romanzo, ne Il valzer degli addii scrive una storia magistrale sulla complessità delle relazioni tra gli esseri umani, dove gli uomini e le donne sono pedine fuori posto nel disegno geometrico della creazione.

Kundera fa emergere da un intrigo avvincente come un giallo la dolorosa sostanza umana con tutto il peso dei suoi limiti e dei suoi drammi su cui pesano come un macigno l’impossibilità di raggiungere la felicità e l’incomunicabilità, che sono i paradigmi tragici in cui si consuma la vita nella disperata ricerca dell’amore.

Nicola Vacca

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