Italo Mancini: il filosofo e la lotta al pensiero negativo

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Italo Mancini, filosofo, teologo, da uomo di Chiesa fu assertore convinto di un cristianesimo radicale. Marchigiano, nacque nel 1925 a Schieti, una frazione di Urbino, il 4 marzo 1925.Fu ordinato sacerdote nel 1949. Ha studiato alla Cattolica di Milano, dove si laureò nel 1959 in filosofia con Gustavo Bontadini,

Il giovane Mancini si impose immediatamente con la sua intelligenza e trovò con il suo pensiero una collocazione nel dibattito del pensiero filosofico e religioso del suo tempo.

Dal 1958 al 1970 pubblicò una serie di saggi fondamentali di filosofia e filosofia della religione. In quegli anni lavorò molto sul rapporto tra filosofia e teologia.

Divenuto professore ordinario nel 1973, lasciò la Cattolica, e assunse l’insegnamento di Filosofia teoretica nella Facoltà di Magistero dell’Università di Urbino e, per incarico, quello di Filosofia del diritto nella Facoltà di Giurisprudenza che tenne per tutto il corso successivo della sua carriera accademica.

Io ho avuto l’onore di conoscerlo proprio a Urbino, dove frequentavo la facoltà di Giurisprudenza. Diventai suo allievo e mi laureai proprio con lui discutendo una tesi su Franz Kafka e Il Processo.

È interessante seguire l’evoluzione del suo pensiero nella seconda metà degli anni settanta, quando Italo Mancini diventò dichiaratamente antiaccademico e le sue idee filosofiche e religiose animarono il dibattito culturale e pubblico di quegli anni.

Fu un sostenitore del dialogo tra comunismo e cristianesimo. Espressione di questo impegno sono le opere Con quale comunismo (1976), Con quale cristianesimo (1978), Come continuare a credere (1980) e Il pensiero negativo e la nuova destra (1983).

Nel 1979, per iniziativa dell’allora Rettore dell’Università di Urbino, Carlo Bo, e avvalendosi della collaborazione di numerosi allievi, Mancini fondò l’Istituto Superiore di Scienze Religiose, l’unico in Italia ad essere operante all’interno di un’università pubblica (al tempo) e statale ora, con l’idea di reintrodurre lo studio della teologia nell’ordinamento accademico italiano. Nel 1981 fondò la rivista “Hermeneutica” di cui assunse la direzione.

A partire dagli anni Ottanta l’interesse di Mancini nei confronti della Filosofia del diritto divenne prevalente, come dimostrano i volumi Filosofia della prassi (1986) e L’ethos dell’Occidente (1990), anche se egli non tralasciò di coltivare ancora tanto l’interpretazione filosofica del cristianesimo, attestata da Tre follie (1986) e Scritti cristiani (1991), quanto il lavoro puramente accademico. Di quest’ultimo è espressione eminente la Guida alla Critica della ragione pura, pubblicata in due volumi nel 1982 e 1988, frutto dei molti corsi di Filosofia teoretica dedicati a Kant, che proseguiva il percorso avviato già negli anni Settanta con le alcune dispense universitarie dedicate a grandi figure della filosofia moderna (Locke, Leibniz).

Fu serrato il confronto con il pensiero delle ideologie a cui Mancini riconosceva una dignità ma allo stesso tempo le criticò, cogliendone l’approssimazione in riferimento al concetto di verità.

Da qui nacquero la sua speculazione sul marxismo e su quello che lui amava definire “Il pensiero negativo”.

Filosofia del diritto e filosofia della politica si fondono nella speculazione di Italo Mancini, filosofo che non perde mai di vista l’importanza che il pensiero ha nell’elaborare principi giusti per l’evoluzione dell’uomo quale soggetto di libertà, di diritti, di doveri e della sua dignità di creatura a cui non deve mai mancare una giustizia sociale.

Ma il pensiero negativo con la sua logica di disgregazione andava affermandosi agli inizi degli anni ottanta. Le nuove generazioni quella forma di pensiero divenne il nuovo verbo nichilista.

Al diffondersi del pensiero negativo Mancini ha contrapposto un “pensiero positivo” che faceva credito, accanto alla lezione di E. Bloch e di W. Benjamin, alla promessa e alla speranza teologica, e si è impegnato con i problemi che questo tipo di pensiero ha aperto nel mondo del diritto e della politica e con le sfide lanciate al cristianesimo.

Filosofia della prassi (1986) e L’ethos dell’Occidente (1990) sono i due libri in cui Mancini è filosofo della politica e anche filosofo del diritto, attento studioso, tramite la questione teologica, delle problematiche riguardanti un nuovo umanesimo.

Il pensiero filosofico di Italo Mancini, passando per Heidegger, Levinas, Dostoevskij, Bloch, ha sempre guardato a una nuova città per l’uomo e alla natura del discorso umano di Dio.

Nella coesistenza dei contrari oggi il pensiero filosofico, teologico e politico di Italo Mancini è  un’eresia tutta da studiare ma è anche un antidoto per il nuovo pensiero negativo di questi tempi che ha le stesse caratteristiche nichiliste di quello individuato dal filosofo nei suoi scritti.

Nicola Vacca

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