Drammaturgia imperfetta

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Il racconto drammaturgico ha bisogno di una storia e non può esistere storia senza un conflitto in campo che vede contrapposti due tesi, bene e male, eterno gioco di sopraffazione dell’uno sull’altro, il viaggio dell’eroe, il nemico cattivo, personaggi di contorno, ambientazione, morale.

Ce lo spiegano da sempre i drammaturghi e chi si è occupato nei secoli di drammaturgia o come nel saggio per eccellenza su questo tema, Aristotele fa nella sua Poetica.

La tragedia, come genere, è l’argomento che mi interessa trattare in questa sede, perché guardando ai fatti che stiamo vivendo, sembra quello più appropriato. …Poiché la composizione della tragedia più bella deve essere complessa e non semplice ed inoltre la tragedia deve essere imitazione di casi che destano terrore e pietà (giacché questo è proprio di una tale imitazione), in primo luogo è chiaro che non si debbono mostrare né uomini dabbene che passino dalla fortuna alla sfortuna, perché questa è cosa che non desta né terrore né pietà ma ripugnanza; né uomini malvagi che passino dalla sfortuna alla fortuna, perché questo è il caso meno tragico di tutti in quanto non ha niente di quel che dovrebbe avere, non destando né simpatia umana né pietà né terrore; ma nemmeno deve essere un uomo molto malvagio a cadere dalla fortuna nella sfortuna, perché una simile composizione avrebbe sì la simpatia umana, ma non il terrore né la pietà, dei quali l’una si riferisce a chi cade in disgrazia innocente e l’altro a chi vi cade essendo simile a noi;  la pietà cioè si riferisce all’innocente mentre il terrore al nostro simile, di modo che il caso in questione non sarà né pietoso né terribile. Non resta dunque che colui che si trova nel mezzo rispetto a questi estremi, e tale è chi né si distingue per virtù e per giustizia né cade nella disgrazia per causa del vizio e della malvagità, ma per  un qualche errore, sul tipo di coloro che si trovano in grande reputazione e fortuna …

Analizzando alcune delle indicazioni Aristoteliche sopra riportate per comporre una tragedia, volendole attribuire a contingenze reali, non ci saremmo riusciti così bene quanto la natura ci sta offrendo rispetto al virus.

Un conflitto c’è; Salute-Malattia, ci sono sotto-conflitti delineatisi in itinere; Libertà-Coercizione, Maggioranza-Opposizione; l’ambientazione, i personaggi pure, gli Eroi-medici-sanitari, i politici, le vittime che soccombono e soprattutto il nemico, il virus cattivo come non mai.

La domanda che dovremmo porci è: chi si trova nel mezzo, rispetto agli estremi configurati dallo Stagirita?

La civiltà così detta tecnologicamente avanzata che per errore, sopravvalutando le sue capacità di controllo su tutto, si è trovata a vivere una tragedia di proporzioni pandemiche che ha trascinato nel dramma e nell’angoscia intere nazioni e continenti.

Gli sviluppi di tale drammaturgia però non si fermano ad un solo caso di trattazione ma implicano anche tragedie future che si delineano già ora, legate all’economia e al benessere psicofisico dell’umanità.

Dei pericoli incombenti ne abbiamo parlato in articoli precedenti ma di uno ancora non ne ho parlato ed è quello della delegittimazione dell’uomo politico, perpetrata paradossalmente per mezzo della politica stessa che anche in così gravi situazioni, sceglie di non scegliere e si dimena e si agita proponendo soluzioni provvisorie in work in progress che lasciano stupiti e smarriti i cittadini e confida o meglio affida ai tecnici la soluzione dei problemi.

Di questo passo, ci avviamo ad un finale inaspettato e fuori dai canoni della drammaturgia dove  l’uomo opera la scelta migliore per la soluzione del conflitto, e invece in questa fase per paradosso, la tecnocrazia incorrerà in errori (peraltro già commessi) e si affiderà o ad entità soprannaturali, riportandoci all’esordio della poetica o a soluzioni hi-tech magari a delle App che sceglieranno secondo i loro algoritmi il bene per l’uomo dominando il domani e portando fuori genere, dalla tragedia alla fantascienza, il percorso iniziale della poiesis.

Gianluigi Pagliaro

2 pensieri su “Drammaturgia imperfetta

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