Gli eterni Peter Pan

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Tutti siamo a conoscenza della storia di Peter Pan, celebre personaggio letterario creato dallo scrittore James M. Barrie, o meglio conosciuto come “il ragazzo che non voleva crescere”. Un romanzo che è entrato a far parte delle storie più belle da narrare ai fanciulli; nel corso del tempo ha avuto numerose transcodifiche cinematografiche e non solo, ma non appartiene solo alla sfera infantile bensì occupa un ampio capitolo della nostra quotidianità.

Data la premessa sarebbe consono ipotizzare che “gli eterni Peter Pan” sono coloro i quali, rinnegano la loro crescita, sia fisica che psichica, vivendo al di fuori della concezione del bene e del male. Ma la verità è più subdola e serpeggia sotto fittizie ed artefatte sembianze di individui capaci di intendere volere e ragionare.

Al giorno d’oggi la mancata trasmissione di valori umani ha prodotto frutti acerbi e scevri del nocciolo portante della vita stessa; e il progresso tecnologico, oltre ai suoi vantaggi, ha contribuito ancor di più alla cristallizzazione del processo cognitivo ed evolutivo.

Ma chi sono i veri Peter Pan?

Ragazzi impregnati di cultura base i quali si cimentano solo nell’apprendimento nozionistico e non affettivo degli argomenti, ignorando qualsiasi altra realtà circostante. Non basta andare a scuola o iscriversi ad una facoltà impegnativa per poter evolversi umanamente. Viviamo in un mondo in cui se non raggiungi una determinata soglia di mi piace non hai valenza, se togli l’amicizia da facebook ineluttabilmente ti tolgo anche il saluto.

Idolatriamo personaggi appartenenti al mondo dello spettacolo o del web, perseveriamo nella lettura di libri banali e superficiali. Le scuole e le università non vengono viste più come un mezzo per l’approfondimento personale, ma una via sicura per un futuro ed un lavoro stabile, ed è proprio in base a questa visione che si attua il processo di automercificazione del proprio essere, alla luce di un meccanismo induttivo che fa il possibile per inocularci la risposta istintiva di massa e dunque trasformarci in depensanti, in degli automi che lasciano spazio all’inettitudine e all’egoismo derivati proprio dal nostro “non essere”.

La cultura, priva di un ragionamento critico, non basta se poi siamo schiavi della superficialità o se la macchina nuova, la casa grande, sminuire e denigrare gli altri sono gli unici obiettivi della nostra esistenza. Ed è proprio per questo che le nostre personalità, come quelle di Peter Pan sono tristi e problematiche, camuffate da euforie e desideri effimeri tipici dell’età infantile, vivendo su un confine instabile, in un limbo eterno che vacilla tra l’età adulta, la presa di coscienza delle nostre scelte e la fanciullezza(non di derivazione pascoliana).

Come Peter Pan le nuove generazioni rimangono bloccate in una condizione di eterna liminalità e soggiogate da ciò che è effimero.

Fabia Caputo

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