Edmondo Berselli, un giornalista vero

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Edmondo Berselli è stato un giornalista di razza. A dieci anni dalla morte è doveroso ricordare la sua intelligenza e la sua profonda umanità. Nel conformismo politicamente corretto della carta stampata, il suo stile si distingueva. Con leggerezza e con una inconfondibile grazia del dire i suoi bellissimi articoli erano un esempio di altro e alto giornalismo. Una voce fuori dal coro che oggi sarebbe stata necessaria. Mondadori ha pubblicato nel 2011  Quel gran pezzo dell’Italia, l’opera omnia  di Berselli.

In contemporanea da  il Mulino  uscì una miscellanea di scritti raccolti negli anni (L’Italia nonostante tutto), impreziositi da una dolce e acuta analisi di Diamanti.

Edmondo riusciva, come pochi, a parlare di idee, libri, costume, politica e società mostrando senza esibire preparazione e eleganza. Era propositivo e dialogico nonostante il conformismo diffuso e l’ipocrisia collettiva, due malesseri del nostro paese che non dimenticava mai di denunciare.

Mi sono sempre chiesto come Berselli, un giornalista d’altri tempi, fosse apprezzato così tanto nell’epoca dell’effimero e del giornalismo mordi e fuggi di oggi, che fa dei quotidiani soltanto un qualcosa di non specifico in cui avvolgere il pesce il giorno dopo.

Edmondo Berselli catturava il lettore con il suo modo semplice di raccontare le cose. Non saliva mai in cattedra, ma era consapevole di avere avuto dei grandi maestri che venerava per quello che ancora riuscivano ad insegnarli. Alla loro assenza dedicò uno dei suoi libri più belli che ogni giornalista dovrebbe avere sulla scrivania e magari sfogliare con umiltà prima di scrivere un articolo.

«Sicché ci si ritrova nel vasto mare delle idee, senza più codici estetici, senza canoni culturali, senza decaloghi, senza un manuale e nemmeno una precettistica: come adulti che hanno perso i genitori, le famiglie, le convinzioni, le tradizioni, le idee, le fisime. Ma anche eccitati dalla sensazione visibilmente euforica che, se non ci sono più le autorità morali, gli infallibili fanno i paraculi o i cazzoni, e i venerati maestri sono tutti morti o quasi, si stabilisce di riflesso anche una compensazione implicita: e cioè che si può veramente dire quello che si pensa. Senza rimorsi, senza richiami a un assioma, senza riferimenti a un paradigma, senza pregiudizi filosofici e politici».

Bastano queste poche parole per fare di Berselli un giornalista vero. Uno di quelli che non nascondeva mai le sue idee dietro la penna. Insomma, uno di quei  maestri veri ( e non venerati) che anteponeva l’intelligenza ai luoghi comuni. Una penna ironica e dissacrante che oggi avrebbe pugnalato tutto questo conformismo che predica sul nulla e crede di essere un tutto onnisciente.

Nicola Vacca

 Edizioni e brevi note

Edmondo Berselli (Campogalliano, 2 febbraio 1951Modena, 11 aprile 2010) è stato un giornalista e scrittore italiano.  Ecco le sue opere: L’Italia che non muore, Bologna, Il mulino, 1995. Il più mancino dei tiri, Bologna, Il mulino, 1995; Milano, Oscar Mondadori, 2006. Mille libri per il Duemila, con Ermanno Paccagnini, Milano, Il sole-24 ore, 1999.Canzoni. Storie dell’Italia leggera, Bologna, Il mulino, 1999; 2007.Post-Italiani. Cronache di un paese provvisorio, Milano, Mondadori, 2003.Quel gran pezzo dell’Emilia. Terra di comunisti, motori, musica, bel gioco, cucina grassa e italiani di classe, Milano, Mondadori, 2004. Venerati maestri. Operetta immorale sugli intelligenti d’Italia, Milano, Mondadori, 2006. Adulti con riserva. Com’era allegra l’Italia prima del Sessantotto, Milano, Mondadori, 2007.Venti di Striscia. Venti edizioni di Striscia la Notizia, Milano, Mondadori Electa, 2007.Storie, sogni & Rock’n’roll, con Shel Shapiro, Bologna, Promo Music books, 2007.Sinistrati. Storia sentimentale di una catastrofe politica, Milano, Mondadori, 2008. Liù. Biografia morale di un cane, Milano, Mondadori, 2009. .Sarà una bella società, con Shel Shapiro, Bologna, Promo Music books, 2009, L’economia giusta, Torino, Einaudi, 2010 (postumo)

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