Pensieri nomadi da una quarantena feroce

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Guardo fuori. Sono seduto alla mia scrivania, come ogni mattina anche se questi giorni sono diversi dalla routine quotidiana che sono abituato a vivere.

Scrivo essendo costretto a stare in casa, perché dobbiamo stare tutti a casa, fuori c’è un virus pandemico che ci sta decimando.

La vita quotidiana, e non solo la mia, è cambiata. Faccio i conti con gli spazi reclusi della casa, quello che provo è la mancanza della libertà ma dicono che sia necessaria.

Non ho mai visto niente del genere. Non pensavamo che tutto ciò potesse accadere.

Volete sapere quello che provo? Questo è il motivo di questi appunti sparsi: mettere insieme pensieri in libertà in assenza momentanea della mia libertà.

Niente di stratosferico, soltanto un flusso di coscienza per lenire la feroce dislessia di questo isolamento e muoversi con il pensiero tra le quattro mura (a volte per niente amiche) della casa.

«Bisogna essere nomadi, attraversare le idee, come si attraversavano i paesi e le città», ha scritto Picabia.

Questo è il punto, soprattutto adesso che non riusciamo fisicamente a attraversare nulla.

Per non impazzare in questa stasi coatta è alla mia mente e alle mie idee che chiedo aiuto.

Continuo a scrivere, i giorni in cui è possibile, a riflettere e a pensare: devo attraversare questo momento avendo sempre a cuore il concetto di libertà

«La libertà non va cercata nello stato, ma nel cuore delle persone libere», questo è il pensiero di Rousseau.

Quello che sto cercando di fare ogni giorno di questa stramaledetta quarantena, dialogando a distanze con amici e compagni di penna, che sono persone libere e soprattutto sanno fare comunità.

Continuo a scrivere e guardo fuori, dentro ho un inferno di pensieri. Un inferno che brucia idee e guarda verso quella libertà che mi manca. Sono sicuro che se resisteremo ce la faremo. Sono sicuro che ce la farò perché posso contare su una comunità di amici che ogni giorno arricchisce la mia solitudine.

«Libertà, non lasciarmi, torna a me/ dura e dolce come fresca fanciulla /cresciuta nella pena». Che belli questi versi di Rafael Alberti.

Ogni uomo è un abisso e dà le vertigini a guardarci dentro, scrive Guido Ceronetti, l’ultima lanterna del libero pensiero, come dice giustamente il mio amico Alessandro Seravalle.

Niente di più vero. Da questo nostro abisso per il momento è tutto. Continuiamo a guardare fuori, dentro restiamo lucidi, cercando di togliere al male quella cognizione che lo rende invincibile.

Nicola Vacca

(Foto di Mario Dondero -RolanTopor, Parigi, 1959)

2 pensieri su “Pensieri nomadi da una quarantena feroce

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