Bettino Craxi, il socialista e lo statista

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Claudio Martelli è stato un esponente autorevole del Psi guidato da Bettino Craxi. Sinceramente non pensavo che a vent’anni dalla morte del leader socialista, il suo ex delfino dedicasse a Bettino un libro davvero bello.

Martelli, nell’imminenza della disfatta del PSI, fu uno di quelli che prese le distanze mentre la barca affondava.

Con L’antipatico. Bettino Craxi e la Grande Coalizione mi piace pensare che Martelli si sia messo una mano sulla coscienza e abbia deciso di scrivere un libro onesto su un uomo politico e un amico che ha fatto la storia politica del nostro paese.

Questo è un racconto politico perché a distanza di vent’anni dalla sua scomparsa è possibile anzi necessario ripensare Craxi e recuperare il suo lascito, per colmare il vuoto lasciato dal riformismo socialista e dal socialismo liberale.

Il libro di Claudio Martelli su Bettino Craxi è soprattutto un libro politico e di cultura politica e scelte di campo politiche il suo autore parla quando affrontando la figura complessa di Craxi lo colloca già dall’inizio nel solo di una certa idea di sinistra distinta e distante da quella massimalista.

«Quella di Craxi è la storia di un leader politico che ha scritto pagine importanti del socialismo, di una tradizione che comincia assai prima di lui, ma che con lui si rinnova, ottiene affermazioni inedite e riconoscimenti anche internazionali, superando antichi confini e limiti.

L’idea, la tradizione, la storia di Craxi appartiene a quella del riformismo socialista italiano, dei suoi legami con il socialismo democratico europeo, con esponenti e gruppi del dissenso d’Oltrecortina, con il socialismo latino – americano, con formazioni politiche e movimenti di liberazioni arabi, africani e medio -orientali».

Craxi era un democratico antifascista e anticomunista, ha guidato un partito di governo e ha rivendicato un ruolo internazionale dell’Italia.

I risultati ottenuti con l’esecutivo guidato da lui sono entrati nella storia politica del nostro paese e nessuno li può negare.

Con la vicenda di Sigonella  Craxì dimostrò di essere uno statista, perché chi ha nozione che la sovranità è l’essenza dello stato non è solo un bravo leader politico, ma molto di più. Uno statista, appunto.

Dal Midas fino alla conclusione tragica della sua carriera politica, avvenuta per mano di un manipolo di toghe agli ordini di Botteghe Oscure, Craxi ha lavorato alla costruzione di una sinistra democratica e riformista. Claudio Martelli scrive la biografia intellettuale di Bettino Craxi e ne ripercorre le tappe salienti (dal Vangelo socialista, il documento politico culturale in cui taglia i baffi a Marx, alla famosa conferenza programmatica sul socialismo liberale che segna la svolta del PSI con una certa ide di sinistra che torna alle origini e prende le distanze definitive dalla subalternità a quella massimalista del PCI).

Craxi era antipatico, scrive, Martelli, perché è stato il leader politico più influente degli anni Ottanta L’antipatia attribuita a Craxi non appartiene al genere delle conclusioni paradossali. Craxi era un uomo dal carattere forte e determinato che è sempre andato per la sua strada, che non si è mai piegato agli ostacoli e ha affrontato a muso duro le avversità, questo dovrebbe suscitare ammirazione e non antipatia. Nei suoi confronti è prevalsa sua situazione superficiale e epidermica, quindi un’antipatia passionale e fredda, cerebrale e viscerale, che ha sfruttato elementi reali e li ha manipolati.

Craxi politicamente ha avuto il coraggio di opporsi al quarto partito del denaro, la cupola finanziaria internazionale che impose all’Europa regole economiche globalizzate che inficiavano la stabilità politica delle nazioni.

Per questo chiese di rinegoziare Maastricht (non per ottenere qualche sconto sui parametri, ma per sostenere misure per la crescita economica, questa deve essere la priorità) Craxi era preoccupate per l’avanzare pericoloso in Europa di un strategia mercatista che piace ai gruppi egemoni e penalizza chi vive del proprio lavoro. Stigmatizza chi magnifica l’entrata in Europa come un miraggio da paradiso terrestre

Dall’esilio di Hammamet scrive: «Non sarà così. Alle condizioni attuali, del quadro dei vincoli, così come sono stati definiti, ad aspettare l’Italia non c’è affatto un paradiso terrestre. Senza una nuova trattativa e senza una definizione di nuove condizioni, l’Italia nella migliore delle ipotesi finirà in un limbo, ma nella peggiore andrà all’inferno».

Una profezia che in parte si è avverata. Qui iniziano i guai per lo scomodo statista Bettino Craxi che deve essere eliminato. Così sarà con Mani Pulite, che giustamente Claudio Martelli nel suo libro definisce la più colossale operazione di repressione penale e di polizia giudiziaria della storia.

 

Il fantasma di Bettino Craxi e le bugie della sinistra graziata da Mani Pulite

 

Craxi è stato un vero riformista che oggi ha lasciato un’eredità ingombrante che a sinistra pesa come un macigno. È vergognosa l’appropriazione indebita del suo pensiero da parte della sinistra postcomunista che in questi anni ha finto di riabitarlo per rifarsi una verginità.

La questione socialista e il pensiero del riformista Bettino Craxi non apparterranno mai all’ ipocrita sinistra postcomunista che fino al giorno della sua morte ha considerato il leader del Garofano un “pericolo per la democrazia”.

È ancora vivo nella nostra memoria il giustizialismo feroce dei comunisti di ieri la loro rabbia, sfogata attraverso le monetine e l’appoggio morale al Pool di Milano, nei confronti dell’anticomunista Craxi che voleva affrancare il suo partito dalla sudditanza massimalista e soprattutto coniugare la sinistra con la libertà. Adesso che politicamente il duello a sinistra tra Bettino Craxi ed Enrico Berlinguer lo ha vinto il primo (come dimostrano le tardive dichiarazioni di Piero Fassino affidate alla sua autobiografia politica) ci sarà pure un motivo perché oggi la sinistra consideri Craxi l’uomo politico su cui interrogarsi?

Il fantasma di Bettino Craxi e il suo riformismo vincente e attuale, che incarna una certa idea di sinistra, moderna e democratica attenta all’ individuo e alla sua dignità, oggi turbano quel che rimane della sinistra postcomunista che lo ha giustiziato con un processo sommario.

La questione socialista di Bettino Craxi non apparterrà mai al loro DNA. Fu lo stesso Craxi a scrivere prima di morire   che la cosa più terribile sarebbe quello di essere riabilitato da coloro che lo hanno assassinato. Così sta accadendo. Le idee riformiste di Bettino Craxi sono sopravvissute al suo massacro giudiziario

(Claudio Martelli, L’antipatico Bettino Craxi e la Grande Coalizione, La Nave di Teseo, pagine 217, euro 18,00)

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