Thomas Mann, scrittore di coscienza dell’uomo in crisi

Thomas-Mann

Thomas Mann è uno scrittore da leggere e da rileggere, soprattutto di questi tempi che della sua opera si parla poco.

Uno autore di quelli veri che ha esordito con un capolavoro (I Buddenbrook) e ha scritto capolavori per tutta la vita.

Mann ha poi proseguito nel suo lavoro, precisando meglio le tematiche fondamentali, che consistono nell’analisi del mondo moderno costruito dalla borghesia, analisi nel corso della quale coraggiosamente lo scrittore deplora e denuncia gli aspetti decadenti e negativi della borghesia stessa, ma ne esalta e mette in evidenza gli aspetti migliori, i valori da essa donata all’umanità intera.

Partiamo da primo romanzo, scritto sul finire dell’Ottocento in cui lo scrittore racconta la storia generazionale e sociale di una ricca famiglia della borghesia mercantile di Lubecca, dalla loro ascesa alla completa decadenza.

Sicuramente I Buddenbrook è il libro più affascinante e complesso dello scrittore tedesco, l’opera più rappresentativa della crisi esistenziale dell’uomo borghese di inizio secolo, il quale non sa conciliare arte e profitto, perché riesce a calare magistralmente la sua diagnosi culturale, sociale e politica nella semplicità quotidiana senza spiegare, senza dimostrare ma riflettendo, peculiarità che fanno di questo romanzo, un capolavoro senza tempo pervaso naturalmente dalla malinconia ma anche dalla grazia.

I Buddenbrook è un romanzo imperdibile, una sinfonia di malinconia e ironia in cui gli uomini sono di fronte alla potenza degli eventi con la loro fragile impotenza

Un libro che anticipa i dilemmi della modernità e che risente dell’influenza di Schopenhauer, insieme a Nietzsche e a Wagner  che sono i grandi maestri di Thomas Mann.

Trai temi fondamentali dell’opera di Mann ci sono anche la morte in antagonismo alla vita, il disfacimento e la malattia morale e fisica.

Solo una grande sensibilità (a volte incompresa) poteva concepire romanzi come Tonio Kröger e La morte a Venezia.

Il problema della morte è parte integrante del tessuto narrativo di Thomas Mann. Morte come dissolvimento organico, ma anche decadenza dello spirito, antagonista della vita.

La morte a Venezia e Tonio Kröger sono i due romanzi in cui lo scrittore tedesco utilizza la metafora della morte del mondo e sottolinea il triste spettacolo della morte dello spirito, sul piano morale e su quello estetico

Nei romanzi di Thomas Mann la complessità è indagata fino in fondo. Lo scrittore è critico del suo tempo prima che narratore. Sospeso tra vita e morte, specula sull’umano senza rinunciare alle contraddizioni.

Come accade ne La montagna incantata, considerato dalla critica uno dei pochi romanzi che ha rappresentato il Novecento.

Ervino Pocar ha scritto che il libro è un fedele, complesso, esauriente ritratto della civiltà occidentale dei primi decenni del secolo scorso. Grazie alla fusione tra prosa e poesia, il più grandioso che sia mai stato scritto nella prima metà del Novecento.

Un romanzo di formazione ambientato in un sanatorio svizzero in cui un giovane Hans Castorp arriva con tutta le curiosità spirituali da soddisfare.

Il microcosmo del sanatorio è un vero e proprio panorama delle correnti di pensiero dell’epoca. Attraverso la malattia (che è anche male morale) Mann tocca in queste pagine alcuni temi fondamentali: l’amore, la gioia di vivere, il pessimismo irrazionale.

Ironia, tragedia, disagio e crisi dell’uomo, sono questi i nuclei fondamentali dell’opera di Thomas Mann, uno dei più grandi scrittori di coscienza del Novecento, capace come pochi di entrare negli abissi più intimi del disfacimento di un’epoca.

Mann si avventura nei territori dello spirito riuscendo a interpretare e descrivere  la crisi della coscienza di un’epoca avviata verso la notte e l’oblio; il problema del male e della malattia in relazione all’esistenza stessa dell’arte; la possibilità di un nuovo, difficile umanesimo per poter uscire dalla decadenza; infine, il rapporto col mito come emblema di ciò che è universalmente umano.

Thomas Mann è ancora oggi una figura complessa e inquietante e i suoi libri sono profonde ferite che lacerano e fanno pensare.

Partito dalla classica triade del pessimismo tedesco Schopenhauer- Wagner-Nietzsche, col sempre presente e pressante modello goethiano alle spalle, Mann ha scavato nei drammi e nei dilemmi del suo tempo, avendo il coraggio di essere inattuale e impolitico. Ma senza mai rinunciare al suo ruolo propositivo di scrittore di coscienza che ha a cuore il destino dell’umanità.

Nicola Vacca

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