Il bardo inattuale della letteratura

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Saul Bellow, scrittore canadese naturalizzato statunitense, Premio Nobel per la letteratura nel 1976, è un vero fuoriclasse del Novecento.

Il suo intero percorso letterario è caratterizzato da una ricerca interiore degli infiniti perché della condizione umana.

I personaggi dei suoi romanzi sono uomini in crisi, antieroi alle prese con una commedia umana desolata di contenuti e significato.

L’uomo in bilico, il primo libro di Bellow uscito nel 1944, è un monologo in forma di diario in cui il protagonista sopraffatto dall’inerzia si trova a riesaminare la propria esistenza.

Pessimista, disincantato e lucido, lo scrittore americano non rinuncia mai a una dose sana di umorismo nero per raccordare l’assurdità della vita.

Bellow è stato definito dalla critica il grande bardo inattuale della letteratura

Questo è vero. Basta leggere Herzog, un libro illuminante che soprattutto è un anti-romanzo epistolare che spiazza la realtà del suo tempo.

Seguendo il flusso mentale di Moses Herzog, grande sopravvissuto, un uomo che sente sulla sua coscienza il peso del mondo, intellettuale alle prese con il disincanto, ci si rende conto che Bellow è capace come pochi di scavare nella dimensione interiore dell’uomo.

Nei suoi romanzi lo scrittore crea una serie di personaggi eccentrici e disillusi che si pongono come vittime della loro stessa esistenza, senza in cerca di una salvezza in un mondo senza Dio.

Bellow è un narratore vero. Con un umorismo caustico e cinico ha sempre uno sguardo disincantato sulla condizione umana.

Siamo davanti a uno scrittore geniale che aveva a cuore gli occhi del lettore, che si affidava alla propria esperienza di uomo in bilico per decifrare le carte segrete del suo tempo incognito.

«Bellow non concepiva i libri al di fuori della vita, – scrive Giorgio Biferali -anche quando aveva a che fare con le pagine bianche o con quelle che erano state già riempite da altri, continuava a guardarsi intorno, ad alzare lo sguardo, a interrogarsi sul presente e su quello che poteva ancora accadere».

Saul Bellow nei suoi libri si è sempre chiesto chi fosse davvero l’essere umano, chi siamo davvero noi nell’insensatezza della vita e perché siamo venuti al mondo, che cosa ci facciamo sulla terra e dove andiamo.

Un grande romanziere che non temeva la resa dei conti, uno scrittore e un uomo in bilico che non si è mai cucito la bocca con il compito di fissare un ordine di importanza e preservare un valore umano originale, proteggendo dagli stili, le astrazioni, come dall’assalto e dalla distrazione dei fattori sociali in tutta la loro varietà.

Ne Il pianeta di Mr. Sammler Bellow si chiede attraverso il suo personaggio se l’uomo sia davvero in grado di prevedere le reazioni di un’umanità «impegolata e angustiata».

Saul Bellow ha compreso fino in fondo l’umano e ha raccontato (come scrive nell’ultima pagina de Il pianeta di Mr. Sammler) con una stupefacente adesione alla realtà tutta la confusione e le abbrutite buffonate di questa vita in un cui noi corriamo a precipizio.

Nicola Vacca

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