Il 1969 di Jim Morrison: il tramonto del Re Lucertola e la conferma del poeta

jim-morrison[19561]

 

Del Paradiso perduto

Può sembrare uno scemo

A chi non ha mai

 sondato l’altro mondo

Dove giacciono gli amici pazzamente

Alla deriva nei

Loro giardini privati”.

Chi scrive queste parole è un poeta americano che si è auto esiliato a Parigi, nel 1971, e ha voluto riporre tutta la fiducia possibile nelle sue facoltà primordiali, nelle sue capacità espressive più profonde. Ci tiene che le sue sillogi pubblicate, quelle passate, così come quelle future, che -ne è sicuro, presto arriveranno- siano firmate James Douglas Morrison, per differenziare la sua nuova vita, ripulita dei vizi e delle assurdità ridondate dall’alcol durante i suoi anni passati da rock star.

Jim Morrison è stata probabilmente la più grande stella della musica rock dopo Elvis Presley; frontman dei Doors, icona delle rivoluzioni degli anni 60, simbolo delle differenzazioni tra le generazioni nuove che soccombono quelle frequenti paternali che inneggiano al buonsenso, che vorrebbero schiacciare col solo pensiero la crescita demografica enorme di quell’epoca, frutto del boom economico, ma che verranno a loro volta sommersi dalle prese di coscienza collettive dei giovani su un sistema capitalistico che soffoca; che alimenta la guerra in Vietnam; che si nasconde dietro le vetrine smaccate dei politici di ultra destra che si atteggiano democratici.

Jim in passato ha infuocato le folle durante i concerti, ed ha aizzato gli animi più suscettibili alla rivolta. “Wake up!” urlava a squarciagola tra un brano e l’altro, “Svegliatevi!”, e sapeva che dall’alto di un palcoscenico perennemente sorvegliato da una muraglia di poliziotti, quell’esortazione avrebbe smosso le abitudini dei nuovi automi di un cataclisma di misura orwelliana, figlia della classe dirigente e dei familismi che maneggiavano come burattini i discepoli della loro sedicente immacolata coscienza.

Eppure qualcosa cambiò nel 1969, cinquant’anni fa, nella mente di questo ragazzo particolarmente erudito, propenso a rivalutare la figura di sex symbol, dalla voce baritonale caldissima che esplodeva però in una rabbia incontrollabile nei momenti sfrenati di una canzone.

Jim Morrison era cresciuto fin da ragazzino tra i libri, e giovanissimo aveva valutato come suoi possibili eroi Nietzsche, Rimbaud, Verlaine e Oscar Wilde. La sua passione per il cinema lo aveva spinto a iscriversi all’ UCLA, università californiana, sita a Los Angeles, e le sue intenzioni di diventare un regista acclamato lo spingono già alla realizzazione di un film, che però viene snobbato dalla critica a causa delle forti opinioni neorealiste che si intersecano in eventi forse poco chiari, dallo spunto poetico troppo nichilista.

La svolta arriverà nel 1965, quando sulla spiaggia di Venice incontra l’eccellente pianista Ray Manzarek, il quale resterà rapito dai versi di Jim, che recita o che canta a cappella; soprattutto sarà impressionato dalla lirica della poesia Moonlight Drive. Ray propone di metter su una rock band, a cui si uniranno il batterista jazz John Densmore e il chitarrista esperto di slide Robby Krieger. Jim ha già in mente un nome, The Doors, da un verso di una poesia di William Blake.

Scriverà in quel periodo:

“Io abbandonai la scuola e me ne andai

A vivere sulla spiaggia.

Dormivo su un tetto.

Di notte la luna si cambiava

In un viso di donna.

Io incontrai lo spirito della Musica”.

Ma appena tre anni dopo toccherà proprio a Ray Manzarek ascoltare la brutta notizia che il cantante sta per comunicargli:

 “Ray, lascio la band”.

“In che senso, Jim? Vuoi prenderti una pausa? Il lavoro in studio ti ha stancato?”.

Ray è sempre stato molto protettivo nei suoi confronti; capisce che senza Jim i Doors sarebbero finiti presto, ma nonostante questo, negli ultimi tempi ha cominciato a subire anche lui le conseguenze di un comportamento sempre più autodistruttivo.

“E’ che non ce la faccio più, Ray. Penso di avere un esaurimento nervoso”.

“Ma no, è che bevi troppo. Lo sai”.

“Ci vediamo, amico”.

“Il giorno che lasciai la spiaggia

Rincorso da un satiro peloso

Dietro e un po’ a destra.

Nel benedetto solipsismo

della giovinezza

Ora non posso camminare per le strade

Di una città senza occhieggiare

 ogni singolo pedone. Sento

le loro vibrazioni attraverso

la mia pelle…”.

Che cosa era successo in realtà nel 1968?

I guai probabilmente non erano ancora arrivati, e il nuovo disco, Waiting for the sun, uscito proprio quell’estate, aveva raggiunto in classifica vette inimmaginabili, trasportando i Doors sul podio dei più grandi musicisti rock. Eppure Jim Morrison incassa fin da subito il colpo dello star system; a lui non sta bene una vita fatta di contratti e di scartoffie da compilare, oltre che di dischi da consegnare in un determinato periodo di tempo già prestabilito, già contrattualizzato.

L’etichetta discografica, la Elektra, ha in mente grandi progetti per la band che sta facendo arricchire il suo entourage e sta rendendo gli uffici redditizi e sempre più pieni di iniziative.

L’ultimo album dei Doors ha un sound ammaliante, e i brani sono di una freschezza audace, da classifica, solo che la Elektra non sa che quelle canzoni sono state pescate dai cassetti dimenticati di Jim e soci. La band è così piena di impegni, con i concerti e con le sedute in studio che sembra non riesca ad avere il tempo di instaurare di nuovo quell’intuizione collettiva dei vecchi tempi.

Le canzoni ci sono, certo, ma ciò che tocca la sensibilità del poeta Jim è che non sono nate nella maniera disinvolta dei primi giorni insieme, quando ognuno apponeva il suo contributo, e dove non c’erano ansie o scadenze da rispettare. La rabbia scaturisce dalla soluzione drastica di rispolverare brani dimenticati del repertorio di inediti: in tutta onestà, quel disco per Morrison è solo una vetrina, una farsa. Quando l’etichetta discografica diventa prestigiosa, grazie agli introiti scaturiti dalle vendite dei dischi dei Doors, i manager acquistano un intero palazzo di uffici e organizzano un party.

In quell’occasione Jim si ubriaca e inizia a spaccare qualsiasi cosa incontri, sbraitando che tutto ciò che gli invitati vedevano era merito del suo lavoro. Fu letteralmente sbattuto fuori dalle guardie quando, nonostante la sua condizione mentale ottenebrata dal bere eccessivo, forse non aveva proprio tutti i torti.

“Perché bevo?

Così posso scrivere poesie.

Talvolta quando si è a fine corsa

e ogni bruttura recede

in un sonno profondo

C’è come un risveglio

 e ogni cosa rimasta è reale.

Per quanto devastato è il corpo

Lo spirito cresce in energia

Perdona a me Padre poiché io so

Quello che faccio.

Io voglio ascoltare l’ultima poesia

Dell’ultimo Poeta”.

Inoltre la sua ragazza, Pamela Courson, che invece ha il vizio dell’eroina e la necessità di vivere nel lusso grazie ai guadagni del fidanzato, e con la quale vive un rapporto non proprio equilibrato, continua a suggerirgli di lasciare la band e di dedicarsi solo alla poesia. Condizionato da questo e dai suoi pensieri, Jim annuncia il suo ritiro; comincia ad avere un comportamento non proprio consono ad un sex symbol; lascia crescere la barba; beve fino allo stordimento e vive dove gli capita, senza una dimora fissa. Spesso la mattina viene ritrovato dormiente sul pavimento degli uffici dei Doors. E’ probabile che riesca a riprendere coraggio quando viene programmata una tournée in Europa, e la band si prepara a conquistare il vecchio continente, riuscendoci a pieno.

Jim, oltretutto, proprio in quei mesi incontra uno degli ultimi scrittori della Beat Generation , Michael McClure, il quale legge uno dei taccuini che il poeta porta sempre con sé e su cui annota pensieri e versi. Il libriccino è stato lasciato apposta da Pamela Courson sul tavolo del salone della loro casa presa in affitto a Londra, e Jim, sempre più riservato, quasi non la prende bene.

Decide però di avere fiducia quando lo scrittore gli propone di dargli una mano con la stesura di una sceneggiatura. Il film sarebbe dovuto uscire l’anno successivo e stavano cercando un produttore.

Jim capisce che per lui si aprono nuove strade, e finalmente ricomincia a fidarsi della sua scrittura, che non sempre dovrà ripiegarsi agli affari della sua band.

Il 1969 invece, si apre con un capitolo terribile, che condizionerà il resto della sua breve vita, e lo aiuterà a comprendere cosa potrebbe esserci di più giusto per aiutarlo nelle scelte decisive.

Uno dei concerti più disastrosi del rock –l’altro sarà quello di Altamont dei Rolling Stones-, a Miami, si apre con un allestimento che non riesce a contenere il pubblico pagante.

L’organizzazione vende più biglietti del dovuto e la band, accortasi dell’inganno, rifiuta di suonarvi.

I Doors però non se la cavano facilmente, e vengono minacciati. In ostaggio c’è la loro strumentazione, e se non rispettano gli accordi essa sarà fatta sparire. Il concerto del 1 marzo quindi si fa, ma Jim arriva in Florida, lo Stato in cui è nato, con il volo successivo ed è già ubriaco perso. Lo show è incendiario e il cantante sprona come sempre il suo pubblico a svegliarsi, a non farsi comandare, a far rispettare la morale delle nuove generazioni, solo che però questa volta supera tutti i limiti. Si presenta sul palco con un completo nero e una croce gigante sul petto; è sempre più barbuto e ha occhi che brillano di una luce sinistra;  in testa ha un cappellaccio su cui spicca una testa da morto.

Nel bel mezzo dello show, su un palco che traballa e rischia di crollare da un momento all’altro, durante un assolo di Robby Krieger, Jim si inginocchia fino al bassoventre del chitarrista e mima un rapporto orale. L’atmosfera si calma quando al cantante viene consegnato un agnello e lui lo accarezza e sembra voglia far credere che si stia addolcendo.

Tutto inutile.

Poco dopo Jim incita la folla a procurargli un po’ di amore, e fa il verso di sbottonarsi i pantaloni. Fortuna che i ragazzi della band e il suo entourage si accorgono della follia: il cantante viene fermato giusto in tempo, anche se a quanto pare la situazione si è rovesciata nel giro di pochi minuti. Il concerto finisce tra urla e fischi, col palco che sta per cedere dal peso della strumentazione e a causa delle vibrazioni fortissime.

Soltanto due giorni dopo arriva la denuncia. Jim Morrison è accusato di atti osceni e viene condannato dallo Stato della Florida per aver mostrato al pubblico i genitali. Ancora oggi, nonostante tutte le accuse siano cadute soltanto nel 2010, esistono dei dubbi a riguardo.

C’è ancora chi crede che quel gesto sia stato portato a compimento, e c’è chi è certo che quella maledetta sera il pubblico sia stato vittima di un’allucinazione collettiva, usando le parole del tastierista Ray Manzarek. Fatto sta che però da allora in poi, almeno per quasi tutto il 1969, i Doors saranno banditi in tutti gli Stati Uniti e ne seguirà un disastro: gli show programmati salteranno inevitabilmente, perché pare che nessuno voglia nella sua città un gruppo rock che inneggi alla violenza e alla blasfemia.

La carriera per Jim e soci sembra sia davvero finita, la magia di quattro anni prima su quella spiaggia solo un ricordo lontano e annebbiato. Il Re Lucertola è entrato ufficialmente nel suo tramonto.

“Un’apparizione del diavolo

Su un canale a Venice.

Correndo, vidi un Satana

O un Satiro, che mi seguiva

di lato, un’ombra incarnata

della mia mente segreta. Correndo,

Sapendo”.

Ponendo fine momentaneamente alla musica, Jim si dedicò di nuovo alla scrittura, e pubblicò una raccolta di versi, Dry Water, che apparve sulla rivista “Los Angeles Image”. Prendendo in prestito gli studi dell’Elektra registrò poi circa un’ora, recitando dai suoi taccuini, molto spesso cantando a cappella come se avesse avuto un’orchestrazione alle sue spalle.

Quando il 3 luglio di quell’anno il fondatore dei Rolling Stones, Brian Jones, morì in circostanze tuttora ancora misteriose, annegando nella sua piscina, il cantante dei Doors prese di nuovo coraggio e si affidò alla sua penna per omaggiare nella maniera più giusta uno dei suoi miti indiscussi.

Brian Jones era stato per lui e per tutti coloro della sua epoca il simbolo della nascita del rock, che si discostava dal rock’n roll primordiale, dal blues e dall’R&B. Senza Brian non sarebbe nato il movimento di quegli anni che avrebbe contraddistinto la differenza tra passato e contemporaneità, nella musica moderna.

Quel gioco nato con l’idea di anti-Beatles era in realtà la scusante per creare un’immagine del rock come simbolo di scellerata incomprensione geniale, e null’altro, nella misura volutamente scarna.

“Hai lasciato il tuo Nulla

A competere con il Silenzio

Spero che tu te ne sia uscito

Sorridendo

Come un bimbo

Nel fresco residuo

Di un sogno

Il signor angelo

con i serpenti in lotta

per le sue palme

e per le sue dita

Ha reclamato finalmente

Quest’anima

Benevola”.

Il 1969 è anche l’anno di The Soft Parade, probabilmente considerato l’album più scialbo della band losangelina. Il produttore Paul Rothchild, con l’idea di continuare il progetto già sviluppato dai Beatles con l’album Sgt Pepper, pensò a “gonfiare” il suono del disco con una vera e propria orchestra, dove impazzavano strumenti a fiato e archi. Altra particolare novità che stronca l’originalità invece tanto desiderata, è la quasi mancanza totale dell’apporto di Jim Morrison nel lavoro sia in studio che nelle composizioni. Il brano che dà il titolo al disco porta comunque la sua firma, e lì infatti, qualcosa davvero funziona, e prima della chiusura definitiva del lato B s’intuisce che i Doors sono ancora capaci di cavalcate epiche dal retrogusto sciamanico.

Colui che lavora più intensamente è di certo il chitarrista Robby Krieger: sua è infatti la hit Touch me, che nonostante le critiche all’album, è sempre un brano che difficilmente può essere dimenticato, e dove pare che le strumentazioni eccessive progettate per sorprendere siano davvero nate per decorarlo a dovere. Jim però si discosta dal modo molto più elementare che comporta la scrittura del chitarrista, e per identificarsi propone che i brani siano firmati singolarmente, separando la sua collaborazione dal resto della band. Il suo comportamento, le sue assenze ingiustificate e i suoi vizi con le droghe e l’alcol rischiano di far incrinare i rapporti, che in maniera ingiusta sollevano un polverone sulle composizioni di Robby. Non dimentichiamoci che è di quest’ultimo il primo brano di successo dei Doors, Light my fire. Anche se a dire il vero furono la timbrica e il sex appeal di Jim che riuscirono a far decollare il brano come un inno alla trasgressione di quel decennio. Tuttavia non esistono confronti tra The Soft Parade e i lavori precedenti. Peccato, perché brani come Wishful Sinful e Tell all the people sarebbero davvero eccellenti, senza quelle spocchiose sezioni di fiati, infatti l’esempio più autorevole è la partecipazione della band al programma Critique, che viene registrato a New York, dove i Doors si esibiscono dal vivo, presentando alcuni pezzi del nuovo disco, solo che non esistono orchestre, e la nuova trasposizione dry dona l’autenticità che sembrava persa.

Jim dal suo canto, invece è perso per davvero: canta senza troppa voglia, e raramente si lascia trasportare dalla musica – l’eccezione arriva però con The Soft Parade, il brano-; appare sempre più depresso, e la sua barba è cresciuta a dismisura, mentre l’abbigliamento sembra molto più trasandato, rispetto ai completi di pelle nera che indossava un anno prima. Tra una session e l’altra non risponde agli sguardi d’intesa degli altri musicisti e si limita a fissare il pavimento.

Quando però arriva l’intervista appare brillante come sempre, nonostante sembri fin troppo rallentato, e auspica che un giorno la musica si sarebbe creata solo attraverso delle macchine.

Il suo amico Frank Lisciandro, oggi ancora responsabile e curatore di tutte le poesie esistenti di James Douglas Morrison, ha sempre sostenuto che la stentorea loquacità che evadeva dalle canzoni e dalla poesia aveva come uno sbalzo improvviso in avanti nelle interviste a cui veniva sottoposto, spesso traendolo in inganno con domande che sfioravano la ricercatezza nelle sue abitudini estreme, che conoscevano tutti. In quelle occasioni Jim riusciva ad attirare attenzioni che spiazzavano i giornalisti.

“Un’intervista ti dà spesso l’occasione di confrontare la tua mente con delle domande, il che a parer mio è quel che s’intende per arte. Un’intervista ti dà anche l’opportunità di eliminare tutti quei riempitivi…devi tentare di essere esplicito, accurato, in argomento…niente menate. La forma dell’intervista ha i suoi ascendenti nel confessionale, nel dibattito e nel confronto incrociato. Una volta che hai detto qualcosa, non c’è modo di ritrattare. Troppo tardi. È un vero momento esistenziale”.

Non aveva torto tra l’altro, quando parlava di macchine che avrebbero prodotto suoni, anziché di strumenti musicali, considerando che oggi tutto viene composto a casa su PC con dei programmi scaricati, e attraverso cui si può dar vita a delle autentiche riproduzioni, anche fedelissime alle originali.

Intanto il processo di Miami continua -resta in carcere appena atterra di nuovo in Florida per raggiungere il tribunale e viene rilasciato con una cauzione di 5000 dollari- e lo ossessionerà fino alla morte, mentre per fortuna arrivano delle importanti novità nel campo della scrittura.

Grazie sempre all’incoraggiamento di Michael McClure, Jim pubblica in tiratura limitata due antologie: una contiene recensioni dei film visti ai tempi dell’UCLA e l’altra, The New Creatures, una nuova raccolta di prose, continua sul binario parallelo, e insieme attirano l’attenzione di un’importante casa editrice di New York, la Simon & Schuster, che ne acquista i diritti e ne garantisce la pubblicazione per l’anno successivo in una distribuzione molto più estesa.

Jim sembra sia al settimo cielo, e ciò lo incoraggia a scrivere ancora, soprattutto per la sua band, che negli ultimi mesi ha lasciato troppo indietro. Nonostante gli abbagli di un’esistenza sgretolata dedita alle droghe pesanti e all’alcol, si riallaccia al suo lavoro principale, dove mette a disposizione la sua arte sia per la carta stampata che per la musica. E’ una vera e propria rinascita, ed è la vera alba del poeta James Douglas Morrison.

Il ciclo comincia di nuovo

Un’allettante cullante triste-fino-alla-nausea delirante

persecutoria tensione ego-familiare

richiama l’imbelle vagabondo

di nuovo a casa

un mosaico musicale fatto di tutte le immagini

melodie precedenti

Il fischio o il caldo grido di donna che

chiama il bambino a casa per giocare”.

Alla fine del 1969 Jim promette a tutti i conoscenti che riporterà in gloria i Doors, e pare che sia stato fedele ai suoi auspici, considerando che lavora in pratica tutti i giorni per ultimare il nuovo disco, il quale porterà la sua firma quasi ovunque, e dove si enuncia la rinascita dei sentimenti che intercorrono tra la storia della sua band e la storia del blues che incorona le melodie delle nuove tracce. Soprattutto le parole di un poeta donano l’autenticità e la profondità a un interesse a far breccia negli ascolti di nuovo sorpresi, di nuovo esterrefatti.

“Le parole dissimulano

Le parole corrono

Le parole rassomigliano a bastoni che camminano

Piantale, cresceranno

Guardale ondeggiare come fanno”

Il nuovo disco, Morrison Hotel, vedrà la luce nel 1970, e sarà un bagliore davvero piacevole in un periodo buio, un bagno caldo nelle freddure del processo che prende piede e che attanaglierà Jim fino a fargli perdere del tutto la lucidità, ripescandolo nella mischia di una stupenda visione orgiastica di note e parole, nella fattispecie in cui si è sempre sentito a suo agio, dove la potenza delle parole s’intensifica ancor più con la schiettezza della musica blues.

Non riuscirà a riprendersi mai del tutto, la sua particolare propensione alla guida di un gruppo rock, a cui sosteneva di non essere più abituato, sarà nel testamento artistico del disco L.A Woman, del 1971. Quando uscirà l’album lui sarà già dall’altra parte dell’oceano, a Parigi, col desiderio di staccare la spina con gli eccessi da rockstar e dedicarsi interamente alla scrittura, emulando forse i suoi eroi della Lost Generation, forse per sentirsi più unito a uno di essi, Francis Scott Fitzgerald.

Purtroppo la fiamma già blanda si spegnerà del tutto il 3 luglio in una vasca da bagno, esattamente due anni dopo la scomparsa dell’amico Brian Jones.

“Ora giunge la Notte con le sue legioni purpuree.

Tornate alla vostre tende ed ai vostri sogni adesso.

Domani entreremo nella città in cui sono nato.

Voglio essere pronto”.

Carmine Maffei

 

 

 

 

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