Guido Guglielminetti e l’importanza di Essere…basso

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Essere…basso. Piccole storie di musica, edito da L’ArgoLibro, è l’appassionante racconto del percorso professionale di Guido Guglielminetti, bassista tra i più talentuosi in circolazione in Italia, compositore e produttore discografico. Ogni capitolo del libro rappresenta una tappa di un cammino iniziato nel 1966, nella parrocchia di Pozzo Strada a Torino, città in cui Guglielminetti viveva con sua madre e sua nonna e in cui mosse i primi passi come musicista. In quella parrocchia, gestita da un parroco che permetteva ai giovani di esprimersi attraverso la musica, il giovane Guido si recava a spiare i gruppi che suonavano circondati da ragazze in adorazione.

Un giorno il cantante di una di queste band  lo notò e gli propose di far parte del gruppo come chitarrista. Quel cantante si chiamava Umberto Tozzi. Da quel giorno prese il via il percorso artistico che Guglielminetti racconta in Essere…basso. Una carriera che lo ha portato a collaborare con autori e interpreti del calibro di Lucio Battisti, Mina, Ivano Fossati, Mia Martini e Francesco De Gregori. La chitarra, però, non era lo strumento più appropriato per lui, e nell’incipit del libro l’autore ci spiega il perché: “Essere…basso” significa avere un certo tipo di carattere per fare un certo genere di cose. È il mio carattere che mi fa suonare questo strumento. Io non potrei essere un chitarrista, non ambisco ad esibirmi. Il mio carattere mi ha fatto scegliere uno strumento che mi è congeniale, non avrei potuto essere altro. Ho provato a suonare la chitarra, e ciò mi è stato di grande aiuto, perché mi ha fatto capire quanto mi mancasse il mio strumento, il basso. Perciò, molto presto il giovane Guglielminetti abbandonò la chitarra e si dedicò anima e corpo al basso, uno strumento dal quale non si sarebbe mai separato e che rispecchiava con maggior fedeltà la sua personalità. Da quella prima esperienza con il giovane Umberto Tozzi, l’autore capì che il suo destino sarebbe stato quello di fare il musicista, nonostante lo scetticismo del padre, convinto che suo figlio stesse solo perdendo tempo.

Tantissime le personalità del mondo della musica con cui Guglielminetti è entrato in contatto nel corso della sua straordinaria carriera. Ognuno di loro ha lasciato degli insegnamenti importanti che l’autore racconta nei capitoli del suo libro. Dall’esperienza con Franco Tozzi (fratello di Umberto) imparò che il bello del mestiere del musicista consisteva, oltre che nel suonare, anche nel viaggiare, vedere posti diversi e conoscere gente nuova: A quei tempi ci si fermava nei locali per periodi lunghi, una o due settimane, quindi c’era modo di approfondire le conoscenze, fare delle amicizie, era tutto bellissimo per me.

L’esperienza con il Patrick Samson Set invece fu fondamentale per far comprendere al musicista l’importanza della disciplina: Con loro ho imparato la disciplina e ho capito tante cose di questo lavoro. Provavamo molto e ne valeva la pena, perché i risultati poi si sentivano. Ma la svolta decisiva per la carriera di Guglielminetti è la collaborazione con Lucio Battisti, il quale lo contattò nel 1972 per partecipare alla registrazione dell’album Il mio canto libero. All’epoca l’autore di Essere…basso aveva solo vent’anni, e quell’esperienza per lui fu fondamentale sia sul piano umano che su quello professionale: Tutto ciò che ero prima di quell’esperienza fu cancellato con un colpo di spugna e, da quel momento in poi, sia musicalmente che umanamente, diventai un’altra persona.

Battisti lasciava i suoi musicisti liberi di esprimersi come meglio sapevano fare, senza una partitura, senza dir loro cosa dovessero fare e come farlo, un’esperienza estremamente gratificante per il giovane bassista che si trovava a suonare con uno degli interpreti più importanti del panorama musicale italiano. Da quella entusiasmante esperienza però, l’autore imparò anche l’importanza di arrivare in orario agli appuntamenti di lavoro, dopo aver rischiato di essere sostituito a causa della sua mancanza di puntualità nel primo giorno di prove. Per essere un bravo musicista, infatti, oltre al talento occorre disciplina, la capacità di rispettare gli impegni, lo spirito di sacrificio. Arrivare ad un certo livello, scrive Guglielminetti, richiede sì, talento, ma rimanerci, invece, richiede professionalità, serietà, attenzione, autodisciplina. Oltre all’appassionante racconto del suo percorso artistico, Guglielminetti espone nel libro il suo punto di vista sulla musica e sul mestiere del musicista. Per essere un vero musicista occorre avere la capacità di mettere il proprio talento al servizio del brano che si deve suonare, senza sovrapporsi al brano stesso, bensì assecondandolo, anche sacrificando un po’ del proprio estro strumentale. Un vero musicista, sostiene l’autore, è colui che sa mettersi da parte per far spazio ad altri strumenti, che, in quel contesto, è più funzionale che risaltino. Molto chiaro è il pensiero dell’autore a proposito di ciò che viene considerato “giusto” o “sbagliato” nella musica: A mio gusto io faccio distinzione solo tra bello e brutto, o meglio, tra ciò che mi piace e ciò che non mi piace. Non mi interessa se dal punto di vista musicale quella nota lì è sbagliata, mi interessa che mi piaccia. La musica dal mio punto di vista è solo questo.

Nel suo libro Guglielminetti racconta anche la propria esperienza di autore. Fondamentale è il sodalizio con Oscar Prudente (uno dei suoi maestri) e Ivano Fossati, con il quale nel 1977 scrisse Un’emozione da poco, brano interpretato da Anna Oxa e che vinse il Festival di Sanremo del 1978.  Nel 2000 scrisse il testo di Spad VII S2489, brano composto in collaborazione con Dario e Alessandro Arianti, che Francesco De Gregori volle includere nel suo album Amore nel pomeriggio, uno dei migliori dischi della sua carriera. Il testo parla di Francesco Baracca, asso dell’aviazione italiana e medaglia d’oro al valor militare nella prima guerra mondiale. Spad VII è proprio il leggendario biplano con cui l’aviatore volava durante le operazioni belliche. A stimolare l’immaginazione dell’autore del testo, però, non è l’eroe di guerra, ma l’appassionato di volo: La guerra solo l’occasione e i nemici quasi complici di questa volontà, complici e gregari della nostra temerarietà. Nelle parole di Guglielminetti ciò che è davvero importante per Baracca è volare, ed i nemici in guerra rappresentano solo il pretesto per fare l’unica cosa che lo appassioni davvero nella vita: La terra è una parentesi fra una partenza e l’altra, quasi un’inutile perdita di tempo per cose di poca importanza.

Nel libro, l’autore racconta alcune fondamentali esperienze di vita che lo hanno fatto crescere come uomo e come artista. Quella più importante è forse l’incidente stradale che nel 1995 lo costrinse a muoversi per parecchio tempo su una sedia a rotelle. Un evento che lo aiutò a trovare più fiducia in se stesso e nelle proprie forze: Considero una fortuna quello che mi è successo, proprio perché è stato grazie all‘incidente che ho scoperto di essere forte, determinato, paziente, e inguaribilmente ottimista. Ho imparato a credere nelle mie potenzialità, a fidarmi di me e del mio istinto. Ho capito quanto io sia determinato e positivo. Da allora ho applicato questa esperienza al mio lavoro, ottenendo grandissime soddisfazioni.

Tra i tanti musicisti con cui ha avuto modo di suonare nella sua lunga carriera, l’autore dedica nel suo libro un ampio spazio al grande Francesco De Gregori, con cui nel 1986 iniziò una collaborazione che va avanti tuttora e che favorì la nascita di una profonda amicizia. Guglielminetti ammira in De Gregori non solo il grande talento ma anche il suo costante lavoro di perfezionamento e di ricerca: Lo chiamano “poeta”, immaginandolo seduto al suo scrittoio, illuminato da una lampada da tavolo, con la penna d’oca e il calamaio. Tutte stronzate! Francesco è un grandissimo lavoratore, sicuramente più assimilabile ad un artigiano, un orafo, un cesellatore, un amanuense. Quando affronta un testo nuovo, non si accontenta subito, ma continua a cambiare alcune parole, a spostare le virgole, fino a che non è pienamente soddisfatto o fino a quando i tempi non lo costringono a darsi un freno. Altra caratteristica Di De Gregori  che viene messa in evidenza è la sua costante voglia di rinnovamento, una qualità fondamentale per un artista che, sfruttando il proprio successo, avrebbe potuto scegliere di adagiarsi sugli allori, ma che invece è sempre in ricerca di nuove ispirazioni.

Oggi Guido Guglielminetti continua ad esercitare i mestieri di musicista, compositore e produttore con la stessa passione con cui a 14 anni iniziò a suonare il basso, quello strumento che, come ci insegna l’autore di questo libro, rappresenta non solo un preciso modo di intendere la musica, ma anche e soprattutto uno stile di vita, un modo di essere.

Daniele Muscò

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