La vita agra di Luigi

luigi bernardi

Oggi, 16 ottobre 2019, nell’anniversario della morte di Luigi Bernardi, non lo ricorderò per quello che ha fatto nella sua carriera editoriale; non elencherò nomi di autori scoperti, case editrici o collane dirette, e neppure quanto fu importante per il fumetto italiano.

Così come ho fatto anni fa a Milano, al raduno organizzato in suo onore dal poeta Gianni Montieri, di Luigi Bernardi voglio ricordare la rabbia.

La rabbia di uno scrittore verso l’editoria e l’ignoranza degli uomini che la gestisce; voglio ribadire la sua rabbia verso il mondo che amava e a cui ha dedicato la vita e la sua genialità, e che poco e niente gli ha restituito.

Come scrittore, Bernardi non si capacitava – nessuno di chi lo conosceva riusciva a farlo – di come non riuscisse a trovare una casa editrice che pubblicasse i suoi libri. Riceveva rifiuti su rifiuti, così finiva che li pubblicava con l’editore con cui collaborava (come è successo con Flaccovio e Perdisa), come extrema ratio. Non era facile da digerire. Per un uomo come lui, per cui l’integrità morale e intellettuale era tutto, pubblicarsi un libro era una sconfitta. L’editoria ce l’ha costretto, ma Bernardi era conscio della qualità dei suoi libri, perciò ingoiava il rospo e pubblicava. L’importante era arrivare ai lettori.

Ad esempio, di “Crepe” teneva le mail di rifiuto, proprio come farebbe un esordiente qualunque, e le commentava con amarezza. Parecchie volte mi ha detto “Non ci capiscono più un cazzo”, rivolto ai direttori editoriali e alle loro scelte. E giù bestemmie. Per un certo periodo piaceva a tutti e due bestemmiare l’editoria. A volte facevamo anche i nomi delle persone a cui andavano indirizzate, ma non c’era astio né odio; solo rabbia. Bè, c’è morto con quella rabbia in corpo.

Non è riuscito a togliersela di dosso, ma l’intenzione c’era tutta: aveva lasciato l’editoria da talent scout e editore, aveva deciso di dedicarsi esclusivamente a lui come scrittore: aveva parecchi progetti aperti, teatro, fumetti, e idee di romanzi – in un’intervista radiofonica mi disse, non so quanto scherzando, che voleva scrivere una serie da dodici romanzi -.

Oh, ce l’avrebbe fatta, ne sono sicuro; li avrebbe scritti e li avrebbe pubblicati in qualsiasi maniera – come quando ha sposato la causa di quel matto di SenzaPatria Editore –  alla faccia di chi non voleva dargli spazio perché, cazzo, un grande editore e talent scout non può essere pure un grande scrittore.

Basterebbe che un critico affermato e preparato – se ancora esistono – leggesse la trilogia “Atlante freddo” o “Niente da capire” oppure “Il male stanco”, per capire che Luigi lo era.

La verità è che Bernardi era – e continua ad essere – un personaggio scomodo da gestire e controllare. Troppo avanti di testa e di gusto editoriale, troppo ingombrante, troppo iconico. Troppo bravo. Troppo maledettamente bravo. Se non fosse per la fondazione che porta il suo nome – gestita dal figlio – che ne porta avanti la memoria con manifestazioni e eventi culturali, e per qualche scrittore che lo ricorda nell’epigrafe dell’ultimo libro, nessuno fuori dalla cerchia di chi lo amava ne parlerebbe. Fa ancora troppa ombra ai nani che giocano a fare i grandi. Ma purtroppo per loro Luigi Bernardi ha fatto la storia.

Luigi Bernardi È Storia. Rabbia inclusa.

Alessandro Zannoni

2 pensieri su “La vita agra di Luigi

  1. Dovremmo istituire un premio letterario per esordienti in suo nome, sono certa che ne sarebbe contento. Poi il tempo è galantuomo come si suol dire, io aspetto quel giorno in cui sarà rivalutata anche la sua caratura di scrittore. Postuma, ma doverosa.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...