Bruce Springsteen e la grande letteratura americana

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Pochi giorni fa Bruce Springsteen, una delle più grandi rockstar di tutti i tempi, ha compiuto 70 anni. Un compleanno celebrato in tutto il mondo che arriva proprio nell’anno in cui il rocker del New Jersey ha pubblicato Western Stars, il suo ultimo album in studio. Considerare Springsteen solo un musicista rock sarebbe estremamente riduttivo. Bruce Springsteen è un grande narratore dell’America degli ultimi 40 anni. Pochi scrittori hanno saputo rappresentare l’anima di un paese, caratterizzato negli ultimi decenni da svariati e significativi cambiamenti, come Springsteen ha saputo fare attraverso i suoi testi. Una capacità che lo piazza a buon diritto tra i più grandi autori letterari americani del nostro tempo. Del resto i legami tra i testi di Bruce Springsteen e la letteratura hanno radici profonde. Leonardo Colombati, nel suo libro Come un killer sotto il sole, esamina proprio questi legami mettendo in luce la qualità letteraria dei testi del Boss. Fin da Greetings from Asbury Park, il suo album d’esordio, profondamente influenzato dallo stile del Premio Nobel per la letteratura Bob Dylan, Springsteen dimostra di saper raccontare le sue storie con la sensibilità e l’intelligenza di un vero scrittore. Nella prima traccia dell’album Blinded by the Light Colombati mette in evidenza una vicinanza tra il testo del brano di Springsteen e East Coker del poeta americano T. S. Eliot. Ma è con Born to run, l’album della consacrazione del Boss, che le connessioni con la grande letteratura americana si fanno più evidenti. Alcuni tra i migliori cantori del Nuovo Mondo, scrive Colombati nel suo libro, hanno provato a raccontare quest’idea di viaggio ininterrotto: da Whitman a London, da Twain a Kerouac, da Guthrie a Dylan, fino a Bruce Springsteen, un poeta che ha arricchito questa saga dello sradicamento. Nella traccia che da il titolo all’album, i versi del ritornello sembrano scritti proprio da Jack Kerouac o da Allen Ginsberg:

Tesoro, questa città ti strappa le ossa dalla schiena,

è una trappola mortale, è una condanna al suicidio;

dobbiamo uscirne finché siamo giovani,

perché vagabondi come noi, amore, sono nati per correre.

Nel successivo album Darkness on the Edge of Town, che rappresenta un passo in avanti nel percorso artistico di Springsteen, è evidente l’influenza dei racconti di Flannery O’Connor e dei noir di James M. Cain, autore che Springsteen leggeva avidamente nel periodo della composizione del disco. L’opera della O’Connor fa sentire il suo ascendente anche sui testi di Nebraska, uno degli album più amati dai fans del Boss. Il protagonista della storia raccontata nella title track somiglia molto al personaggio principale del racconto A good man is hard to find, una delle opere della O’Connor a cui Springsteen si è rivolto con maggiore attenzione. Ma in My father’s house, brano che riguarda il difficile rapporto tra Bruce e suo padre Douglas, nell’interessante interpretazione di Leonardo Colombati è la poesia di Emily Dickinson a far sentire la sua influenza, soprattutto in questi versi:

La casa di mio padre risplende altera e luminosa,

è come un faro che mi chiama nella notte,

mi chiama e mi chiama ancora, così fredda e isolata,

splendendo al di là di questa scura strada dove i nostri peccati giacciono impuniti.

Versi che ricordano molto quelli della Dickinson, un’altra figlia tormentata da un rapporto conflittuale col proprio padre:

Non occorre esser camera-né casa-

per essere abitati dallo spettro-

Ci sono nel cervello corridoi

che superan gli spazi materiali.

In Nebraska, album tra i più “letterari” della carriera di Springsteen, si possono facilmente individuare altri riferimenti alla narrativa americana. Nell’ultima traccia Reason to Believe è palese l’influenza di Walker Percy e in particolare del suo romanzo L’uomo che andava al cinema. Il protagonista del romanzo di Percy è caratterizzato dalla stessa ossessione nichilista presente nella voce narrante del brano di Springsteen. Open all night invece è stato scritto sotto l’influenza di Dixiana Moon, il romanzo picaresco che Fox pubblicò nel 1981.

Anche The river, album del 1980, è caratterizzato da profondi legami con la letteratura americana del secolo scorso. Lo fa notare il critico musicale Paul Nelson nella sua recensione dell’album: Si tratta di una versione contemporanea di Furore, con il personaggio di Tom Joad – adesso non più in grado di attingere alla solidarietà della propria famiglia – alla guida di un’auto rubata in un deserto di luci al neon. Contrariamente a quanto scritto da Francis Scott Fitzgerald, molte vite americane hanno un secondo atto.  A rendere The river veramente speciale è l’epica esplorazione da parte di Springsteen dei secondi atti della vita americana. Utilizzando l’ampia gamma di personaggi già presentati nei precedenti LP, Springsteen costringe i propri eroi ed eroine a osservare se stessi in differenti e cruciali periodi della propria vita.” Questa interessante analisi di Nelson ci fa comprendere come la discografia di Bruce Springsteen possa essere letta come un vero e proprio romanzo. Ogni album costituisce un capitolo di una storia iniziata nel lontano 1973 e che va avanti da ben 46 anni. Il protagonista di Born to run, quel ragazzo che fugge via dalla squallida realtà della propria città per raggiungere un posto in cui poter realizzare i propri sogni, qualche anno dopo prosegue la sua storia in Darkness on the Edge of Town e Born in the U.S.A. Se in Born to run il ragazzo promette:

Un giorno, piccola, non so quando,

raggiungeremo il posto dove vogliamo davvero arrivare

e cammineremo nel sole,

ma fino ad allora i vagabondi come noi, amore, sono nati per correre.

Dieci anni dopo, in Born in the U.S.A. quello stesso ragazzo sembra urlare al mondo la sua disillusione e la sua rabbia:

Giù nell’ombra del penitenziario,

fuori, tra i bagliori della raffineria:

sono dieci anni che brucio per la strada,

nessun posto dove correre, nessun posto dove andare.

In questi ultimi versi di Springsteen ritroviamo le parole di William Faulkner in L’urlo e il furore: Le battaglie non si vincono mai. Non le si combattono nemmeno. L’uomo scopre, sul campo, solo la sua follia e disperazione, e la vittoria è un’illusione dei filosofi e degli stolti.

Lo scrittore statunitense che ha maggiormente influenzato l’opera Springsteeniana è indubbiamente John Steinbeck. Al suo grande romanzo Furore (e alla trasposizione cinematografica di John Ford) Springsteen dedica l’intero album del 1995 The ghost of Tom Joad. In una recente intervista lo storico e critico musicale Alessandro Portelli, autore del libro Badlands. Springsteen e l’America: il lavoro e i sogni, parla proprio di questo stretto legame tra i testi del Boss e l’opera letteraria dell’autore di Furore: Mi sembra interessante la sua radicalizzazione in vari modi del romanzo. Se ne serve anche per dire che la crisi degli anni Trenta, è un fantasma, The Ghost of Tom Joad, la cui possibilità, la cui memoria torna nel pieno di anni apparentemente più fortunati come gli anni Novanta, in cui invece stava incubando il disastro che viviamo adesso. The Ghost of Tom Joad parla dei poveri innominabili della recessione e della deindustrializzazione. Springsteen dunque riprende un romanzo pubblicato 56 anni prima e lo attualizza, perché in fondo lo spirito di Tom Joad è sempre vivo in ogni essere umano che subisce un’ingiustizia. Nella parte finale del brano, riprendendo le parole del romanzo di Steinbeck, Springsteen canta:

Diceva Tom: “Mamma, dovunque un poliziotto picchia una persona

dovunque un bambino nasce gridando per la fame

dovunque c’è una lotta contro il sangue e l’odio nell’aria

cercami e ci sarò.

Dovunque si combatte per uno spazio di dignità

per un lavoro decente, una mano d’aiuto

dovunque qualcuno lotta per essere libero

guardali negli occhi e vedrai me”.

Nel corso di una intervista rilasciata al “New York Times” nel 2014, Springsteen rivela quali sono state le letture che lo hanno formato. Nella lista sono presenti grandi classici della letteratura americana come Moby Dick di Melville e Foglie d’erba di Whitman. Ma tra gli autori citati dal Boss spicca anche Cormac McCarthy, uno dei più grandi scrittori del nostro tempo. Tra i suoi libri Springsteen afferma di aver letto e amato Meridiano di sangue: In quel libro c’è una combinazione di Faulkner e degli spaghetti western di Sergio Leone che mi ha letteralmente folgorato. Ma il romanzo di McCarthy che ha emozionato il Boss fino alla commozione è La strada. Nel testo di Magic, brano che da il titolo all’album in studio del 2007, Springsteen sembra rappresentare lo stesso paesaggio postapocalittico e cupo descritto nel romanzo di McCarthy:

C’è un incendio, laggiù,

ma sta salendo fino a qui.

Quindi abbandona tutto ciò che sai,

porta con te solo ciò che temi.

Lungo la strada il sole cola a picco,

i cadaveri penzolano dai rami.

Ecco come sarà…

Sulla vicinanza tra la poetica di Springsteen e quella di Walt Whitman si sono espressi molti critici. Interessante è il punto di vista che Leonardo Colombati espone in Come un killer sotto il sole: Quando nel 1855 Whitman sognava di ispirare con il suo lavoro una “nuova razza di cantori” che celebrassero la classe operaia e realizzassero la promessa della democrazia americana, preconizzava già l’avvento di Woody Guthrie, Bob Dylan e Bruce Springsteen. Robert Coles, nel suo saggio Bruce Springsteen’s America, associa l’opera del rocker del New Jersey a quella del poeta William Carlos Williams, evidenziando la somiglianza di entrambe con la poesia di Whitman: Springsteen e Williams sono poeti che coltivano uno degli aspetti principali dell’autore di Foglie d’erba – il suo sguardo su una nazione che, ben lungi dall’essere solidamente costituita, è in continua formazione sociale e politica. In effetti pochi autori come Springsteen hanno saputo raccontare i molti e significativi cambiamenti della società americana negli ultimi quattro decenni mettendo in evidenza i loro effetti sulle fasce sociali più deboli.

Il grande romanzo americano che Springsteen iniziò a scrivere nel lontano 1973 non è ancora finito. Ci sono ancora tanti capitoli da leggere e ascoltare, nuove storie da conoscere. Bruce Springsteen continuerà a raccontare l’America illuminando con la sua poesia le zone d’ombra di un paese caratterizzato da laceranti conflitti sociali e da profonde contraddizioni. I suoi testi, poetici e al contempo duri, contraddistinti da un forte impegno sociale, continueranno a rappresentare delle preziose chiavi di lettura per comprendere i profondi cambiamenti politici, economici e sociali che l’America ha conosciuto negli ultimi anni della sua storia. Ma soprattutto, la musica di Springsteen continuerà ad emozionarci. Perché, come i più grandi romanzieri e poeti della storia della letteratura, il Boss attraverso i suoi brani riesce a trasmettere emozioni profonde, emozioni destinate a lasciare un segno indelebile nel cuore di chi ascolta la sua musica.

Daniele Muscò

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