Omaggio alla poesia del folle Artaud

ddp

Antonin Artaud, ovvero «il poeta nero» che rifiutò il materialismo e prigioniero del veleno dell’essere si consumò fino alla morte, annotando sui quaderni della follia della sua arte tutta la crudeltà e la cattiveria che vacillano nel pensieri del genere umano che non conosce la salvezza.

Alla follia geniale di Artaud Donato Di Poce deve molto. La sua poesia e il suo modo di scrivere saranno per sempre riconoscenti alle immense e originali intuizioni del grande scrittore francese.

Di Poce ha deciso di dedicare a Artaud un libro. Artaud. il poeta e il suo doppio è un omaggio in versi  al poeta che vide l’invisibile.

Testi brevi e folgoranti che tagliano come un bisturi. Un incondizionato atto d’amore per il poeta folle che non ebbe mai paura di stuprare le parole e farle sanguinare.

Antonin Artaud   con il suo Teatro della crudeltà ha inventato un nuovo modo di dedicarsi alle arti. A settanta anni dalla sua morte (Artaud muore il 4 marzo 1948)  le sue idee hanno ancora un fascino straordinario.

Nei suoi testi Donato Di Poce lo coglie tutto questo fascino seducente e maledetto e del genio devastato  dalla sua grandezza incompiuta ci racconta tutta quella drammaticità che diventa letteratura.

«Non si scrive con la propria follia /Ma con l’autografia del proprio delirio.»;  «Scrivere non è creare / Ma ri-creare nel verso L’assassinio della propria visione.»; «Non chiedete ai poeti la parola che plachi /Non ascoltate i pifferai dell’effimero/La poesia è fuoco che arde sotto la cenere.».

La poesia del folle Artaud che nasce nelle possibilità estreme dell’esistenza, così come la sua scrittura e il suo pensiero che non si piegheranno ai numerosi elettroshock a cui verrà sottoposto.

Artaud è stato un grande genio, di quelli assoluti inquieti e incontentabili che nelle sue opera interroga fino al sacrificio sanguigno la parola e scopre il suo valore fondante. Per Artaud la parola è la chiave di conoscenza assoluta che non bisogna mai tradire.

I poesismi di Donato Di Poce inseguono le trame del dolore di Artaud, come schegge si conficcano nella carne viva delle sue parole e ariivano fino a noi con una volontà di potenza che fa deflagrare ogni cosa.

«La follia non è un dono / Ma un precipizio vivente / Una grazia che aiuta a pensare oltre».

In questi versi c’è l’Artaud di Donato Di Poce con tutto il suo fuoco e la sua follia che continuano a bruciare.

Le sue farneticazioni geniali continuano a bruciare. Tutto quello che ha scritto  appicca ancora incendi. C’è davvero bisogno di matti da legare come il grande Artaud per salvare il mondo dal disastro.

Nicola Vacca

(https://www.amazon.it/ARTAUD-poeta-doppio-Donato-Poce/dp/1088651348/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&keywords=donato+di+poce+artaud&qid=1569790092&sr=8-1)

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