Greene, lo scrittore della crisi che amava il vero

Graham Greene

Graham Greene è forse uno dei più significativi autori testimoni della crisi del Novecento. In lui è viva e dolorosa la frattura presente in coloro che affrontarono il mistero del male, in sé stessi, come nella società teatro di violenze, ipocrisie e corruzioni senza limiti.

L’esperienza della conversione per lui fu un punto di svolta, e segnò tutta la sua vita, sia personale, che di scrittore impegnato nel sociale e consapevole di quanta responsabilità gravi su chi con la propria penna può denunciare le bassezze e le ipocrisie del mondo, testimone di una scrittura consapevolmente vista come atto politico.

Da cattolico, da scrittore, da uomo ha sempre vissuto questo con tormento, sedotto e affascinato dal mistero della Grazia, mai così ben sondato come in Il potere e la gloria, del 1940 e pur consapevole delle debolezze e fragilità dell’uomo (tutti i suoi antieroi ne sono un eccellente esempio) mai contraffatte sotto spesse coltri di autocompiaciuto perbenismo.

Greene fuggiva l’ortodossia, sia religiosa, che morale, o etica, pur restando un autore e un uomo dalla forte tempra morale.

Giornalista, prima che romanziere, per il suo amore per il vero e la nuda essenzialità dei fatti, Greene ha poco dell’intellettuale da salotto che non si sporca le mani con la polvere del mondo. Corrispondente dal Nord Africa all’Indocina, pagò sempre in prima persona molto del suo coraggio, sfidò potenti con romanzi che erano vere denuncie morali e politiche pensiamo solo ai Commedianti, sopportò la sua inquietudine, le crisi depressive, le sue pulsioni di morte, la sua instabilità anche sentimentale che resero la vita un inferno alle persone che più gli volevano bene, ma questa travagliata vita personale segnata dalla malattia, non ha mai intaccato lo smalto della sua potente penna, corrosiva, feroce e spietata a tratti, ma sempre onesta e autentica.

Greene nacque nel 1904 nei dintorni di Londra e si può dire fu un autore molto prolifico, non scrisse solo romanzi, ma memoir, lettere ai giornali e private, articoli giornalistici, e molto altro. Iniziò a scrivere tra le due guerre ma raggiunse la piena maturità e il successo solo dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Il suo stile fu si può dire tradizionale, non fu sedotto dalle eccentricità moderniste e sperimentali che tanto andavano in voga in quel periodo, sebbene non fu del tutto indifferente alle novità. Il suo stile è sobrio, asciutto, non fu votato all’innovazione stilistica a tutti i costi, pur tuttavia racchiude una perfezione e un equilibrio che tanto gli mancò nella sua vita personale.

I temi da lui trattati spaziarono dall’azione avventurosa pura, al gusto per l’esotico, all’analisi psicologica e morale, tutto sullo sprofondo di scenari socio-storici reali o perlomeno fortemente realistici.

Il già citato Il potere e la gloria, Il cuore della questione, L’americano tranquillo, Il fattore umano, restano i suoi capolavori, ma in realtà tutti i suoi libri lo sono. Come non pensare al divertito e divertente  Il nostro agente all’Avana o al soggetto per Il terzo uomo.

Fu amato dal cinema, molti suoi libri divennero film di grandissimo successo, cosa che contribuì ulteriormente alla diffusione della sua fama.

Graham Greene resta un modello per molti scrittori, e resta un amico per molti lettori, dopo anni dalla sua morte le sue opere hanno ancora molto da dire, e continueranno a farlo.

Giulietta Iannone

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