Tondelli, lo scrittore giovane

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«A quasi trent’anni dalla sua morte, si può affermare senza alcun dubbio che Pier Vittorio Tondelli abbia assunto, oltre che un posto di primo piano nella storia della narrativa italiana dell’ultimo mezzo secolo, anche un ruolo di leadership nell’ambito di una categoria che forse pertiene più alla sociologia della letteratura che non alla critica vera e propria, vale a dire quella dei “giovani scrittori”».

Questo è l’incipit de Lo scrittore giovane, il saggio che Roberto Carnero ha dedicato a Pier Vittorio Tondelli, appena uscito da Bompiani.

L’autore parte proprio dall’elemento del giovanilismo per addentrarsi nell’analisi dell’opera tondelliana.

Tondelli è stato, appunto, lo scrittore giovane che è stato capace di rappresentare e raccontare la sua generazione.

Lo scrittore emiliano ha inoltre interpretato con la sua intensa attività di promotore di iniziative culturali e editoriali lo spirito nuovo di una cultura giovanile che vide, soprattutto grazie a lui, l’affermarsi negli anni ottanta di una narrativa giovane che prende le distanze radicalmente dalla generazione precedente.

«Questa nuova cultura – scrive ancora Carnero – si profila a partire da quando i giovani diventano una specifica categoria sociologica: un fenomeno che nella storia italiana accade nel contesto del boom economico, tra la fine degli anni cinquanta e gli anni sessanta».

Pier Vittorio Tondelli, nella storia della letteratura, è il fautore di questa spaccatura generazionale che in quel decennio vedrà il fiorire di una nuova e giovane narrativa che saprà fare i conti con la realtà del proprio tempo e gli scrittori troveranno, dopo la stagione delle neoavanguardie, una sintonia rinnovata con gli interessi reali di un pubblico più ampio rispetto a quello degli addetti ai lavori, recuperando il gusto della narrazione e di scrivere trame che risultano avvincenti.

Pier Vittorio Tondelli è l’artefice di questa rivoluzione copernicana nella nostra narrativa.

Roberto Carnero ha reso un omaggio doveroso a Pier Vittorio Tondelli.  Nel suo libro nulla è trascurato. Carnero entra nel mondo letterario di Tondelli,  in quello delle sue esperienze di scrittore e di autore di romanzi, ma soprattutto disegna un profilo convincente dell’ uomo e dell’ intellettuale libero che sfugge a qualsiasi tentativo di catalogazione e definizione. Mettendo in evidenza che nella sua breve vita egli è stato capace di rinnovare il pubblico e la scena letteraria in Italia negli anni Ottanta. Di questo se ne accorse subito Umberto Eco che venti anni fa scriveva: «Tra cinquant’anni vedremo questo decennio come uno dei più importanti del secolo, Tondelli ce ne avrà fornito un’interessante e stimolante immagine “interpretata”».

Tondelli uno scrittore generazionale (letto e amato dai giovani della sua epoca). Soprattutto in Altri libertini e Pao Pao ha rappresentato la vita, le inquietudini e i dilemmi dei suoi coetanei.

Pier Vittorio Tondelli è stato un autore che ha vissuto la scrittura in termini esistenziali, come una vocazione. Letteratura come vita in cui scrivere diventa necessità in cui Tondelli va oltre il personaggio per trovare tra le righe anche se stesso.

Poi arriva la maturità di Camere separate e i movimenti di quella letteratura interiore e emotiva in cui Tondelli raggiunge un registro letterario alto: « Con Camere Separate non volevo restituire una confessione. Dovevo trovare una forma: ho pensato, quindi, che per me poteva essere molto spontanea e molto genuina una forma musicale, perché questa narrazione e come un canto; il canto di una persona che riflette, che riassorbe tutto il proprio passato, che si proietta nel futuro e nelle esperienze».

Roberto Carnero nel suo bel saggio ripercorre tutte le tappe di Tondelli, lo scrittore giovane che è stato importante per la sua generazione e non solo e la cui voce, oggi che prevale una narrativa povera e fine a se stessa in cui mancano libri e autori capaci di partire dalla vita di chi scrive e arrivare alla vita di chi legge, va ascoltata senza distrazione.

Ha ragione Carnero a sostenere che la lezione tondelliana continua a essere preziosa.

Nicola Vacca

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