Boris Vian e Parigi nel cuore

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Se vogliamo conoscere la Parigi del dopoguerra, la città degli esistenzialisti, Saint – Germain des – Prés degli anni cinquanta con i suoi scrittori e suoi memorabili caffè, bisogna tornare a leggere Boris Vian, uno dei grandi e irriverenti geni della letteratura francese, che quell’atmosfera l’ha raccontata nei suoi libri, vivendola in prima persona.

Tuffatevi nelle pagine di Manuel de Saint – Germain – des Prés (Pauvert éditions) e scoprirete la Parigi suggestiva immortalata da Vian in un ritratto struggente di un’epoca piena di vita e di invenzioni esistenzialiste, umane e letterarie.

In Italia questo libro uscì nel 1998 da Editori Riuniti con il titolo La Parigi degli esistenzialisti. Adesso è introvabile.Un vero peccato.

Vian racconta Saint – Germain – des- Prés degli anni splendidi e mitici con brio e leggerezza.

Dai tavolini all’aperto del Flore, Vian dà conto del tumulto artistico e intellettuale che si era creato attraverso le correnti innovatrici della letteratura, della canzone, del teatro e naturalmente del jazz.

All’inizio egli doveva scrivere una guida turistica. Successivamente ha dato al libro un  tono più personale. Il risultato: pagine struggenti e suggestive, un misto di fantasia e poesia stile Boris Vian.

Il Manuale è una delle opere più complesse e belle di Vian.  Lo scrittore ci conduce nei meandri e nei segreti  di Saint – Germain – des – Prés e nella sua stagione irripetibile.

Vian passa in rassegna con una scrittura coinvolgente e appassionata i luoghi e le persone che insieme a lui hanno scritto una delle pagine più influenti e importanti della cultura di tutti i tempi.

Il Tabou, il vero santuario della nuova generazione. Un vecchio bistrot di rue Dauphine dove venivano a bere gli scaricatori delle vicine messaggerie. Nella sua cantina che Vian, definisce una bocca dell’inferno, certe notti gli esistenzialisti si lanciano urlando in forsennati jitterbugs e boogie- woogies.

Nel libro di Vian ci sono proprio tutti gli intellettuali e gli scrittori che insieme a lui hanno contribuito a fare  della cultura francese un patrimonio unico. Uomini di pensiero straordinari che di quella  di quella stagione magica sono gli interpreti assoluti e principali.

Florilegio e personalità è il capitolo del libro dedicato ai suoi illustri compagni di penna e di viaggio.

Ritratti brevi e colmi di intelligenza irriverente e tanta ironia provocatoria. Ma Vian in questo era maestro.

Di Raymond Queneau scrive che in «Francia oggi  è il solo scrittore che abbia allo stesso tempo uno stile, delle idee e una lingua uniche»; Sartre, secondo la penna caustica di Boris Vian, è scrittore, drammaturgo e filosofo la cui attività non ha rigorosamente alcun rapporto con le camicie a quadri, le «cave» o il capelli lunghi, e che meriterebbe di essere lasciato  un po’ in pace, perché è un tipo chic.

Di Jean Genet dice che è un poeta omosessuale e rompiscatole, per il resto il ragazzo più affascinante del mondo.

Nella parte finale del libro Vian si perde insieme al suo lettore nelle vie di Saint – Germain – des –Prés , elencandole e descrivendole tutte in ordine alfabetico.

La Parigi degli esistenzialisti rivive ogni volta che ci tuffiamo nella nostalgia  di queste pagine di Boris Vian. La festa mobile non morirà mai.

Nicola Vacca

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