Alcuni inediti di Giacomo Leronni

foto gl

La parola si fa poesia quando arriva al cuore di chi legge con tutta la sua volontà di potenza. Giacomo Leronni è un poeta che scava tra gli interstizi delle sillabe. I suoi versi sono nudi e essenziali, gli orpelli sono banditi. Il risultato è una schiettezza di parole che non gioca mai a nascondersi. Scrittura come ciglio, questa è la dichiarazione di poetica di Giacomo e anche il titolo della sua raccolta in uscita. Perché la poesia prima di tutto è un modo per mostrarsi, il più autentico che si conosca.

(nicola vacca)

 

L’AFFONDO DELLA MENTE IN NOMI CARI

Il mare settembrino

sporge oltre il viaggio

viatico consueto, salutare.

 

Il mare senza il mare:

spuma che s’annida

interrotta dalle case

dall’affondo della mente

in nomi cari. Appari

anche tu fra il verde, il vestito

rimediato all’improvviso

per sanare la luce

gli occhi intenti

a ruminare l’ombra.

 

Un topo che squittisce non visto

ma pazientemente atteso

come l’ultimo amico possibile

 

non fosse che il mare

torna a premere, ad esigere

dedizione assoluta:

 

è allora che ti sposti

che ricadi dentro come un sasso

arroventato nell’ora meridiana

 

parola perfetta, appena raggiunta

e già in pasto al buio.

 

IL GUSCIO VUOTO DEL SONNO

A volte torniamo insipidi

alle stanze che ci hanno atteso

e lì dilapidiamo tutto

in un gomito di pece

 

ore quanto inopportune

che nessun giorno accetta.

 

Non ne siamo consci:

sale la marea all’improvviso

vi si resta invischiati

e invano ci si rende aguzzi

per forare il vuoto. Piove,

preme la biacca degli impegni

che vanno a morire a poco a poco

falene scacciate dalla notte.

 

E quando il più è fatto

e l’acqua ha detto

ciò che era meglio tacere

 

con la fronte china all’evidenza

ci dispensiamo

il guscio vuoto del sonno:

 

la sua macchia c’inghiotte

valiamo poco, non ci restituirà.

 

 

LE MANI

Le mani, iene di altre mani

spesso sconosciute, da ferire

in capo al vento

che si sporge nel cuore

 

perché così un gioiello

si stacca dal fango, s’innalza

prova le ombre sul suo cammino

e le elegge a dimora.

 

Le mani tramano in segreto, pronte

ad accecare: può essere

una madre la vittima

il bimbo posto all’apice del grembo

una vita qualsiasi

che sarà stanata, divelta

come il fogliame più fitto

violato dalla folgore.

 

Quando hanno stretto fino in fondo

quando la lama è affondata

fino all’elsa

tornano al fresco le mani

 

bisbigliano che in fondo

nessuna brama le sobilla

 

nessun male le costringe.

 

LA LUCE NON HA ODORE

Siamo nudi e questo è un bene.

Nudi e franti dalla notte

legno incapace di ardere

parola da consegnare alle vette.

 

Il sole ci spiazza:

soggiace all’incuria.

Vedo il cielo esitare, aderire

nel sonno al suo opposto.

Vele nel respiro

che qualcuno ammaina.

 

In disparte come siamo

è difficile isolare

la quiete di un ricordo

per far cena e mattino

 

e non è neppure questione

di addensarsi, di durare:

 

l’azzurro non bacia

la luce non ha odore

né ci rende più folti.

 

Quanto a voi

abbiate pietà, perché tutto questo

non finisce.

 

VORREI TENERTI NUDA

A chi vuoi appellarti, notte?

Ai nostri sguardi, all’innocenza

delle risposte? Non ritrovo più

l’angelo al tuo fianco

il capostipite spettrale

del silenzio accovacciato

nella tua crudezza

e così m’incrino

devasto la parola che si porge

a mediare. Notte fanciulla

di tante rughe

che incidi ciò che devi

più a fondo del nulla

 

notte che sprechi il riposo

come un verme

inanellato alla sua gioia

vorrei tenerti nuda

sposa incorrotta

gemella nei supplizi

quando avanzo come un pianto

che consuma il bimbo fino all’osso

e si ritrova poi sovrano

e inutile. Notte

che ti fai in me più scura

i tuoi rigori

aggiungono fitta a fitta:

cos’è dentro di noi, cosa

ne è fuori?

 

Giacomo Leronni (Gioia del Colle, 1963) è insegnante di lingua francese nella scuola secondaria.

Ha pubblicato molti suoi testi su alcune importanti riviste del settore, italiane e straniere. Ha vinto fra gli altri, per l’inedito, il Premio Nazionale di poesia “LericiPea” (1998) e il Premio Nazionale Castelfiorentino (2009).

Nel 1999 ha partecipato, per la poesia, al convegno/laboratorio “RicercarE” di Reggio Emilia.

In volume ha pubblicato Polvere del bene (Manni 2008; Premio “A. Contini Bonacossi” 2009 per l’opera prima), Le dimore dello spirito assente (puntoacapo 2012) e L’ufficio del vuoto (puntoacapo 2015). Il suo quarto libro di poesie, Scrittura come ciglio, è in via di pubblicazione presso l’editore puntoacapo.

Altri suoi testi inediti sono confluiti nelle antologie Quanti di poesia. Nelle forme la cifra nascosta di una scrittura straordinaria, a cura di R. Maggiani (Edizioni L’Arca Felice, 2011), Frammenti imprevisti. Antologia della poesia italiana contemporanea, a cura di A. Spagnuolo (Kairós Edizioni, 2011) e Dentro il mutamento, a cura di M. Lenti (Fermenti, 2011).

2 pensieri su “Alcuni inediti di Giacomo Leronni

    1. Poesia aulica, di grande raffinatezza che riesce ad abbracciare a se’ il lettore, questi dopo una prima lettura, rimane insoddisfatto, ma nel contempo attratto, perche’ percepisce che necessita affondare tutto il suo essere nelle parole che nascondono forti significati tutti da interpretare, meditare e metabolizzare. In essi alla fine il lettore trova pieno soddisfacimento per aver trovato la propria chiave di lettura. Si tratta di rebus di una certa difficolta’ ma, magicamente risolvibili.

      "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...