Al bistrot con Marc Augé

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Quando vado a Parigi, e per fortuna ultimamente capita spesso, perdo e ritrovo il mio tempo nella poesia del bistrot.

In questo luogo magico, le suggestioni legate agli incontri e alle relazioni danno vita a un’atmosfera unica che soltanto Parigi sa offrire.

Marc Augé dedica al bistrot un piccolo libro delizioso che si legge e si respira tutto d’un fiato.

Un etnologo al bistrot è un piccolo viaggio esistenziale, quasi un’erranza, che lo scrittore compie in uno dei luoghi che più di ogni altro rappresenta nell’immaginario collettivo il teatro della vita.

Ha ragione Augé quando scrive che le vie di Parigi, con la loro sovrabbondanza di bistrot, offrono in permanenza straordinarie occasioni di incontro.

Il bistrot è il luogo in cui ci si abbandona al caso e all’attesa. Augé in queste pagine ne evoca tutta la sua suggestione e racconta in prima persona l’esperienza delle sue quotidiane frequentazioni.

Il bistrot è un luogo di resistenza in una civiltà che si sta estinguendo con la costruzione infinita di una serie infinita di non luoghi.

Augé ne esalta la sua funzione di spazio rituale in cui accanto al bisogno di rapporti superficiali, le parole scambiate per non dire nulla obbediscono a un intento consapevole: quello che importa è lo scambio.

Il bistrot è anche uno spazio convenzionale e anche uno spazio in movimento in cui la realtà viene ampliata nel momento in cui la si vive davanti al bancone che rappresenta l’anima del luogo.

Il fascino del bistrot è tutto nel suo spirito romanzesco in cui l’immaginazione funziona al modo di una memoria artificiale.

Numerosi bistrot sono stati frequentati da scrittori, poeti, artisti e filosofi. Il carico di storia e di ricordi personali fanno entrare i bistrot nella nostra memoria.

Augé definisce il bistrot una misura del tempo e ne narra, attraverso le parole di alcuni frequentatori illustri come Aragon, l’ebbrezza dei luoghi.

Il bistrot rende affascinante la magia di Parigi e sono il luogo in cui è possibile prendersi il proprio tempo.

Sono luoghi che attendono di essere esplorati. Augé confessa che la Parigi che si porta dentro è nei bistrot che frequenta e in cui avverte il suo essere di passaggio.

Il bistrot è il teatro della vita, sono la traccia della fedeltà che Parigi mantiene verso se stessa.

Marc Augé nel suo pamphlet ne fa rivivere lo spirito e la memoria.Da osservatore acuto, racconta con parole semplici e dirette tutto il suo amore che nutre per questi suggestivi luoghi di resistenza in cui si trova la Parigi perduta, la Parigi conquistata e la Parigi sognata.

Ancora oggi sono i bistrot a fare della città più bella del mondo una festa erotica, gioiosa, ma soprattutto una festa mobile di attese, sorprese e di eterna meraviglia.

Nicola Vacca

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