Billy il ragazzo detective affronta l’enigma dell’esistenza

81mmzgmbfrl“Quando Billy Argo compì dieci anni, ricevette come regalo di compleanno da parte di sua zia Eunice un Kit per Veri Piccoli Detective”. Quel giorno Billy Argo sta festeggiando con la famiglia. In particolare, è presente l’inseparabile sorella Caroline. I fratelli sono stretti in un legame simbiotico. Con loro, c’è anche Fenton, amico del cuore di entrambi. “Quando i tre bambini videro cosa conteneva, le trombette nelle loro bocche divennero mute e seguì un silenzio istantaneo e profondo. All’interno della scatola vi era più di quanto i loro piccoli occhi, cuori e cervelli potessero afferrare in una singola occhiata: una lente d’ingrandimento, una matita, un blocco di fogli, un set per le impronte digitali, una serie di autentici grimaldelli, un binocolo, una benda per occhi, una torcia funzionante e una barba finta con occhi abbinati”. L’apprezzato dono segna l’inizio di una promettente carriera di investigatore, condivisa con la sorella e con l’amico. Tre regole cardinali, basate su impegno, onestà e rispetto reciproco cementano l’alleanza.

Billy, Caroline e Fenton formano un team di indagine affiatatissimo, risultando molto più efficienti della polizia, alquanto imbranata, di Gotham, New Jersey, la loro città. Billy, la vera mente della banda, si dimostra eccezionalmente bravo nel risolvere i casi via via più bizzarri che gli si parano davanti. In breve tempo, i tre assurgono ad eroi della lotta al crimine e vengono celebrati con articoli entusiastici sugli organi di stampa locali. Billy e Caroline stringono un patto di eternità: se uno dei due, si dicono, perisse “in missione”, invierebbe all’altro un messaggio in codice, abracadabra, a sancire la reale consistenza dell’aldilà, negata da lui, affermata da lei.

A conclusione di una meravigliosa infanzia, agli albori dell’avventura al college, la vita di Billy si schianta contro un evento tragico. L’amatissima sorella Caroline, incapace di concludere da sola un’indagine misteriosa, tormentata da qualcosa di abnorme e di inconcepibile, si suicida. Billy, sconvolto, tenta a sua volta di togliersi la vita, fallendo. I genitori, per evitare il ripetersi di gesti simili, lo inviano in un istituto di igiene mentale, dove il ragazzo diventa adulto nel corpo, restando bambino nello spirito. Ne esce dieci anni dopo, svagato, allucinato, schiacciato dal rimorso e disorientato da una realtà che ora ne reclama un impossibile adattamento alle norme sociali. Il geniale investigatore, da questo momento in avanti, sollecitato da uno psicoterapeuta, si cimenta con il caso più difficile che un uomo possa affrontare, il senso recondito della tragedia senza ritorno. Caroline si è recisa i polsi. Ma perché?

Billy Argo. Il ragazzo detective fallisce è un’opera letteraria surreale, pirotecnica, lieve e malinconica. Joe Meno, docente di Scrittura creativa al Columbia College di Chicago, racconta una storia di dolore, di follia e di redenzione lunga quasi quattrocento pagine. Billy Argo si configura come un libro stranissimo, che coniuga una trama iperbolica, esagerata, a un sottofondo amaro. La prosa è un involucro lisergico che nasconde la ferita della solitudine, rimarginata solo dopo un pazzesco pellegrinaggio tra i labirinti dell’assurdo. A lettura terminata, il quadro d’insieme ci restituisce l’impressione di un esorcismo compiuto.

Tutti i compagni di strada di Billy sembrano usciti dalle pagine colorate di un rutilante cartoon. Dimesso dal manicomio, alloggiato nella struttura protetta di Shady Glens, il detective deve sopportare le stramberie di altri ospiti non meno disagiati di lui: l’arcinemico Professor Van Golum, il corpulento Mr Plutone, l’anzianissimo ex rapinatore Mr Lunt, maschere sospese tra il precipizio morale e una vertiginosa ilarità umoristica, scarti umani caduti al suolo da cieli di gloria, ora accuditi da una romantica infermiera, Eloise, bravissima nel cucinare torte dalle forme fantasiose. Billy trascorre le sue serate guardando gli episodi di un vecchio telefilm, una serie cult, formativa per i detective in erba: Cadetto poliziotto moderno. Intanto, i suoi nuovi dirimpettai, i fratellini Effie e Gus Mumford, lo ingaggiano per la risoluzione del primo caso post-ricovero, la decapitazione di un coniglio marrone, cavia designata da Effie per un esperimento scientifico scolastico che, a causa della barbara uccisione, non potrà più essere realizzato… Il ragazzo detective è esitante. Ha ancora con sé quel kit ricevuto in regalo tanti anni prima, impolverato, consunto, e non ha il coraggio di aprirlo. Troppi ricordi, troppi lividi nell’animo. Il suo fiuto, nonostante le titubanze, è però intatto e si spande come un fluido vischioso, incontenibile. Solo la morte della sorella, fatica a divenire, per lui, un caso.

Il ragazzo detective trova lavoro presso la Mammut Baffi Realistici Internazionali, azienda che commercia parrucche e travestimenti dai modelli personalizzati, a seconda delle esigenze: dirigente grado inferiore, cacciatore nobile, straniero misterioso, padre affidabile, principe nordico, marinaio galante… Billy telefona, preferibilmente in piena notte (l’orario migliore per sfruttare le debolezze altrui, secondo l’indicazione dei suoi capi) alle vedove, ai sopravvissuti, agli storpiati, a categorie umane che necessitano di un volto nuovo dopo un lutto, dopo una perdita o un evento irreparabile. Cosa dice un uomo senza faccia, a Billy, in risposta all’offerta commerciale? Nient’altro che la cruda verità, l’eco del disagio che anche il ragazzo sente dentro di sé: “Come ho detto, amico mio, con questo aspetto, a essere onesto, è la solitudine, è quella che fa veramente male. Il trapianto di pelle non è nulla in confronto all’essere fissato e al mangiare da solo nei ristoranti. Un tavolo per uno, ecco il vero danno cerebrale, capisce?” Billy capisce, Billy è un freak come lui, uno spostato senza l’ombra di un amore. Finché un giorno, su un autobus, il suo stralunato sguardo incoccia la sagoma di Penny, una deliziosa ragazza vestita in rosa. Billy si getta all’inseguimento e affronta un’educazione sentimentale fatta di supposizioni, avvicinamenti millimetrici, sussulti del cuore, ipotesi ingenue. La ragazza, reduce da una tremenda delusione, a seguito dello shock, è divenuta cleptomane… Riuscirà il ragazzo detective a non fallire, in questa missione?

Ogni singolo avvenimento, in Billy Argo, è paradossale ed esilarante. Attorno al protagonista si agitano simpatici antieroi, perdenti conclamati, figure comiche, silhouettes da fumetto, mentre si palesano all’attenzione del detective strambi fenomeni paranormali, cospirazioni ai confini della realtà, diaboliche trasformazioni della geografia urbana, sparizioni di uomini evaporati nell’aria, riunioni massoniche di adepti del male tanto simili a riti aziendali. Joe Meno, si premura di informarci, a fine romanzo, di avere una passione per i Beatles (Billy si troverebbe certamente a suo agio nella copertina di Sgt. Pepper…) Lo scrittore adotta un registro ultrapop, molto raffinato come lo è, per intenderci, a mo’ di analogia e di ponte tra differenti linguaggi estetici, lo stile superflat dell’artista giapponese Takashi Murakami, originale matrimonio autoriale tra cultura ‘alta’ e cultura ‘bassa’, fusione postmoderna di realtà e di rappresentazione.

In Billy Argo la vita pare riflettersi in uno specchio fallato, come quelli dei vecchi luna park. I cinque capitoli, che iniziano, perfidia narrativa, in media res, non dall’uno ma dal trentuno, si strutturano in una concatenazione di brevi quadretti, ognuno dei quali ospita la riproduzione deformata di tante minute, minuscole routine quotidiane, lavoro, relazioni interpersonali, abitudini domestiche. Pare, per la nera leggiadria e l’incanto di alcune sequenze, di essere all’interno di un film di Aki Kaurismaki. Joe Meno non ci vuole passivi spettatori di una commedia umana stesa sulla pagina, al contrario, leggendo, siamo partecipi, inclusi, complici. È il nostro mondo: una continua, incessante tragicommedia troppo funesta per essere presa sul serio, troppo seducente per rassegnarsi alla sua dissoluzione.

Una nota a parte merita il personaggio di Gus Mumford, fratellino silenzioso di Effie. Se Effie è bullizzata da compagne idiote, Gus, per reazione, si crea la corazza del bad boy. Dispensa cazzotti, graffia, terrorizza, spacca tutto. Intelligentissimo, mostra la sua autentica natura di bambino sensibile in uno splendido scambio di innocue tenerezze, passaggio di pregevole fattura letteraria, con un compagno di scuola malato. Cosa vuole dirci Joe Meno? Questo: è la società a modificare in peggio la nostra natura, è la stupidità del pregiudizio a frustrare il nostro talento. È l’odiosa maestra a non vedere mai il braccio alzato di Gus, il solo alunno in grado di rispondere a ogni tipo di domanda.

In una grotta Billy ottiene l’ultimo e definitivo responso. Il grumo di dolore si scioglie. Il buio cede alla luce. Il ragazzo detective rappresenta la possibilità di un riscatto per tutti gli umiliati e gli offesi. Nessun trauma può privarci del futuro. Lettore, aguzza la vista, un segreto è tale finché non scorgi l’indizio giusto. Trionfa chi ha la costanza di rimandare la resa e il coraggio di seguire le orme fino alle soglie dell’arcano.

Alessandro Vergari

(Joe Meno, Billy Argo. Il ragazzo detective fallisce, Pidgin Edizioni, 2018, traduzione dall’inglese di Stefano Pirone)

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