Le parole degli altri(rubrica a cura di Roberto Saporito)

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E.L. Doctorow “La città di Dio” (Mondadori, 2000)

“L’esperienza letteraria estende l’impressione e la trasforma in discorso. Fiorisce in pensiero con sostantivi, verbi, complementi oggetti. Pensa… La fiction va dovunque, dentro, fuori, si ferma, riparte, la sua azione può essere mentale. E non è vincolata al tempo… Nei cupi orrori della coscienza i romanzi possono fare qualunque cosa.” [E.L. Doctorow, “La città di Dio”]

“Mi chiedo: quante volte può il mondo arrivare alla fine prima che il mondo arrivi alla fine?” [E.L. Doctorow, “La città di Dio”]

“Ma cosa si pensa esattamente quando si pensa a qualcuno?” [E.L. Doctorow, “La città di Dio”]

“Il mio nome è Ludwig Wittgenstein… Avevo imparato a parlare molto prima di compiere quattro anni, ma ero così atterrito dal mondo in cui mi trovavo che scelsi il silenzio.” [E.L. Doctorow, “La città di Dio”]

“Non si è tenuti a riportare tutto. O a far succedere una cosa com’è successa. I fatti possono essere inibitori. La realtà non è pertinente. E’ irrilevante.” [E.L. Doctorow, “La città di Dio”]

“Ogni lingua è una traduzione da qualche altra cosa, e in quell’altra cosa io sono vissuto per settantatré anni.” [E.L. Doctorow, “La città di Dio”]

“New York New York, capitale della letteratura e delle arti, fiera delle vanità, metropolitana gallerie condomini… New York, la capitale della gente che ha guadagnato immense somme di denaro senza lavorare. Capitale di gente che lavora per tutta la vita e finisce con i capelli grigi e senza un soldo in tasca, New York è la capitale dei distretti amministrativi di vasti quartieri di squallide e anonime case popolari dove ogni giorno nasce un genio.” [E.L. Doctorow, “La città di Dio”]

“Sento questa immobilità, l’immobilità di chi ascolta una storia della quale conosce la fine. Quelli che contemplo sono tempi in cui la gente aveva una storia da recitare e le strade sulle quali camminava erano passaggi narrativi.” [E.L. Doctorow, “La città di Dio”]

“Non esiste un individuo più pericoloso del narratore. No, rettifico, dell’editor del narratore.” [E.L. Doctorow, “La città di Dio”]

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