Negli abissi del pensiero di Heidegger

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Che i Quaderni neri siano stati una mera operazione di marketing editoriale lo ricorda Eugenio Mazzarella nel suo libro di recente uscita. Il mondo nell’abisso. Heidegger e i quaderni neri, Neri Pozza, 2018. L’infinita e classica querelle sulle vicende del pensiero del filosofo tedesco si ripresenta per rinverdire un repertorio classico. Heidegger e la politica. Heidegger e il nazismo. Heidegger e gli ebrei. Serie già scontata e che non ha nulla da offrire di nuovo alla filosofia tout court.

Eugenio Mazzarella è asciutto quanto affilato. Dunque, nel caso mediatico che si è imbastito a ridosso della loro pubblicazione, tutto si è concentrato, in quattro volumi che sommano millenovecento pagine, su diciannove passi, un passo ogni cento pagine, in cui Heidegger si riferisce apertamente al giudaismo, criticando degli ebrei la “facoltà di calcolo”, il loro “dono accentuato per la contabilità”, la loro “tenace abilità a calcolare”, lo “sradicamento fuori dall’Essere”.

 Quest’ultima questione, in altre parole l’abdicare dell’essere all’ente si sa essere tema cardine di Heidegger e volerlo ridurre a nient’altro che a uno stigma politico e non culturale è parecchio fuorviante. Di qui la fumosità di qualsiasi rilevanza che si unisse alla tesi che nella Shoah trasparirebbe l’autoannientamento degli ebrei. Pertanto, dice Mazzarella, nessuna fine di una reputazione filosofica. E che il rapporto di Heidegger con il nazismo sia stato sviscerato e concluso è dimostrato ampiamente.

Così come la svolta ontologica dopo l’allontanamento dall’università e il ritiro nel silenzio della baita di Todtnauberg. Dove Heidegger imparerà a fare esercizio di pensiero e di solitudine tenendo fuori la “storia”. Tutto ciò affiora, semmai ce ne fosse bisogno, anche dalla corrispondenza di recente pubblicazione (Martin Heidegger Fritz Heidegger – Carteggio 1930 – 1949, Morcelliana) che Heidegger intratterrà con il fratello Fritz proprio a ridosso degli anni più bui e tristi della storia della Germania.

Mazzarella, quindi, lungi dal voler svincolare una questione già risolta anche dal buon senso di Alain Badiou, che riporta di un Heidegger certamente grande filosofo, ma al contempo, un nazista tra i tanti, vorrebbe piuttosto che dei Quaderni neri, di là dalle mere controversie promozionali, si evidenziassero i grandi temi della speculazione heideggeriana. Ovvero, la modernità e la questione della tecnica. L’essenza della soggettività agisce e riposa in questo orientarsi nell’incondizionato abbandono dell’essere. E ancora nei Quaderni. Abbandono dell’essere è terrore ancora più inquietante di tutta la violenza degli assistenti del boia e dei campi di concentramento.

Il vero crollo. Il paradosso. L’assurdità. Il problema della modernità è la crisi della domanda dell’essere. È l’assenza di tale domanda la vera apocalisse del pensiero moderno. L’abisso è il cedere dell’essere al pensiero della tecnica. Tutta l’umanità ne è coinvolta. Heidegger non dà scampo a niente. Un giudizio perentorio ma meditato a lungo. Suffragato da una riflessione dottrinale, precisa quanto, a volte, astrusa. Quasi un anatema.

Un consegnarsi a una storicità a venire. Soltanto un dio potrà salvarci. Dio apre l’ente e gli dà forma. Pertanto, prima deve giungere il grande silenzio sul mondo e per la terra. Questo silenzio scaturisce solo dal tacere. Siamo di là, prima, della filosofia. Oltre i pensatori dell’inizio. L’inizio è ciò che fa iniziare in questi pensatori qualcosa, poiché li reclama in un modo tale da esigere da loro un arretramento estremo di fronte all’essere.

 Non una condizione antiumana ma ultra umana. È l’approdo di Heidegger. L’unico possibile, sembra suggerire Mazzarella, di cui il filosofo dell’essere, a conti fatti, si riappropria affinché possa di nuovo brillare il mondo. La domanda continua. L’interrogarsi. Il pensare. Senza di cui non avrebbe senso né la luce né lo starci.

Un libro, quello del filosofo napoletano, deciso e vivace. A tratti complesso. E non potrebbe essere altrimenti, vista la ricostruzione davvero concisa e gravosa di alcuni punti nodali del pur intricato e sinuoso percorso dell’ontologia Heideggeriana. Dopotutto, anch’esso un libriccino pronto a vivificare – si spera – non una mera questione politica quanto piuttosto una vera riflessione sulla necessità di un’attenzione sull’essere. O del suo compiuto oblio.

Salvatore Marrazzo

Eugenio Mazzarella. Il mondo nell’abisso. Heidegger e i Quaderni neri. Neri Pozza. 2018

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