Esercizi per i veglianti: Emil Cioran nel saggio di Vincenzo Fiore

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Guardando la copertina del saggio scritto da Vincenzo Fiore: “Emil Cioran la filosofia come de-fascinazione e la scrittura come terapia”,  non si può fare a meno di essere travolti, affascinati, trapassati dallo sguardo di Emil Cioran sapientemente ritratto da Carol Prunhuber. Fin dall’inizio questo saggio di Vincenzo Fiore coinvolge,  appassiona e inchioda il lettore come un romanzo d’azione: l’azione del pensiero. Lo sguardo di Emil Cioran buca letteralmente la foto in cui egli è ritratto e arriva direttamente all’anima di chi guarda, a sua volta, come in uno specchio.

Quello sguardo è la folgore del pensiero che denuda l’umanità di ogni veste, poiché: “il fulmine governa ogni cosa” (Eraclito fr. 64); lo scetticismo asistematico di Cioran destruttura ogni costruzione umana e divina attraverso l’espressione aforismatica, aforismi come folgori lanciate a sparigliare le nostre consolidate verità. La lettura di Cioran è difficile e sconvolgente, io stesso ho tentato più volte di iniziare e proseguire le opere di Cioran e più volte ho desistito, tale era la stravolgente formulazione del suo pensiero sovversivo e tuttavia, attirato come  la falena è attirata da una intensissima luce,  ho riscoperto e finalmente approfondito il pensiero di Cioran grazie al pregevole lavoro di Vincenzo Fiore, ma prima di leggere il saggio di Fiore un’altra opera ha aperto la via dei ghiacci : “Lettere a Cioran” del critico letterario e poeta Nicola Vacca; queste due opere, quella di Vacca e quella di Fiore, sono state fondamentali per orientarsi, finalmente, nei meandri dei tortuosi ma chiari percorsi cioraniani.

Cioran afferma che non si abita un paese ma una lingua, da questa affermazione di identità e di stile si parte per il viaggio nell’asistematicità del suo pensiero infatti: “si tira un aforisma come si tira uno schiaffo” (Un apolide metafisico); egli si scaglia contro la costruzione dello pseudolinguaggio filosofico, imbastendo una virulenta polemica nei confronti di Heidegger, accusato di essere un manipolatore del linguaggio filosofico creandone uno artificiale.  Muovere  dalla critica al linguaggio filosofico è anche un modo per muovere la critica ai sistemi filosofici, al pensiero strutturato che contiene il pensiero dogmatico, infatti Cioran afferma che la filosofia si contrappone all’autentico pensare che è sinonimo di scetticismo inteso come de-fascinazione : “ovvero un tipo di filosofia pratica e quotidiana volta alla progressiva eliminazione di ogni forma di dogmatismo e di ideologia, che ha come scopo la liberazione dell’uomo”, dunque uno scetticismo che parte dal vissuto e non da una costruzione teorica.

Questo il nucleo centrale della skèpsis cioraniana evidenziata nel saggio di Fiore : ricerca continua con esame critico circa il valore della conoscenza, poiché  “una vita senza ricerca non vale la pena di essere vissuta” (Platone, Apologia di Socrate); dunque non un sistema filosofico ma un esercizio di de-fascinazione per disimparare le sovrastrutture del pensiero e “vedere le cose quali sono” , un esercizio per “veilleurs”, per veglianti e non per filosofi dormienti, e dato che quasi tutta l’umanità è dormiente, anche i filosofi hanno la fortuna di giacere nell’incoscienza baloccandosi con i loro artifici linguistici riflesso di contorsioni del pensiero: “la maggior parte degli uomini non intende tali cose, quanti, in esse s’imbattono, e neppur apprendendole le conoscono, pur se ad essi sembra.” (Eraclito frammento 17).

Se Cioran ci parla della filosofia come di un esercizio per “veilleurs” per veglianti, introducendo nella contemporaneità un principio antico proprio della filosofia presocratica, nulla ci impedisce di pensare che tale ricerca filosofica non sia destinata a tutti, ma a coloro che si risvegliano dal sonno della ragione e dall’illusione della realtà come costruzione artificiale, dunque un pensiero per i migliori, un pensiero aristocratico. Colui che vede le cose quali sono assume conoscenza, consapevolezza e quindi dolore, poiché ciò che conosce veramente provoca il disagio ed il dolore dell’esistenza,  solo attraverso le lacrime l’uomo si risveglia.

Ovviamente il magnifico saggio di Vincenzo Fiore attraversa tutto il pensiero di Cioran intrecciandolo con la sua biografia, ma ho ritenuto di sottolineare ciò che a mio modesto avviso poteva essere il cuore pulsante della narrazione fatta da Fiore, narrazione ricca di particolari e di citazioni senza alcuna spocchia accademica, un illuminante percorso per tutti coloro che vogliono essere veglianti.

Gianfrancesco Caputo

(Vincenzo Fiore, Emil Cioran. La filosofia come de-fascinazione e la scrittura come terapia, Nulla Die, 2018)

3 pensieri su “Esercizi per i veglianti: Emil Cioran nel saggio di Vincenzo Fiore

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