Il poeta e la nostalgia

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Quando un poeta affida le proprie riflessioni alla nostalgia, la sua coscienza concede un credito illimitato alla memoria.

Angelo Ciccullo, poeta e scrittore navigato, a questo meraviglioso stato d’animo dedica un libro intero di versi.

Nostalgia, questo è il titolo e il poeta non poteva certo sceglierne un altro.

Ciccullo scava da naufrago del presente negli scandagli della memoria in cerca  non solo del tempo perduto, ma anche di ipotetici orizzonti di senso  nella suo modo di essere contemporaneo.

Naufrago e senza appigli, il poeta si perde nelle parole per curare le ferite di essere nel suo tempo. Qui, di poesia in poesia, Angelo incontra la nostalgia e lo vive sulla sua pelle come un sentimento anticonformista e inattuale che diventa la meta del suo irregolare sentire.

La sua poesia diventa il filo dei pensieri che lo lega alle cose lontane. Ogni suo verso si apre alla memoria. Fare poesia per Angelo Cicullo è il tentativo di vedere nel buio una lanterna: «La poesia fiorisce  nella strada / dai sogni che calpesteremo».

Oscillando tra il torpore e l’agitazione, il poeta tesse un elogio della nostalgia e ci dice che essa è un’arma esistenziale da tenere sempre a portata di mano. Angelo Ciccullo è un nostalgico perché è inattuale e (da poeta e da scrittore) sa benissimo  che per adeguarsi al presente bisogna scavare nel passato, coltivare la memoria, perché come scriveva  Leopardi, senza memoria non siamo niente, non sappiamo niente.

Nostalgia è un atto d’amore per la memoria e per l’importanza che riveste nella vita del poeta.

Ogni verso di questo piccolo e prezioso libro è un perdersi nel labirinto del ricordare e Ciccullo davanti al vuoto di oggi, che fa seguito alla sua stessa scomparsa, riaccende la luce di giorni lontani, entra per perdersi e ritrovarsi nel dedalo intricato della memoria, ripercorrendo con la naturalezza della poesia la strada già percorsa.

Perché da quella lunga camminata, come poeta e soprattutto come uomo, si scopre amante di una combinazione azzardata delle parole che conduce lui, ma anche noi, verso l’ignoto nel tentativo di catturare un battito.

Nostalgia prima di tutto racconta il viaggio del suo autore nei giorni di questo suo e nostro tempo in cui si cade per assenza per cedimento dei sensi.

Angelo Ciccullo davanti a questa insensatezza quotidiana  coltiva per legittima difesa il giardino della memoria.

Nell’ora dove tutto è cupo, tutto è fermo, come il suo amato Borges, il poeta si lascia travolgere dalla nostalgia perché è consapevole che la memoria va frequentata, altrimenti si corre il rischio di morire per sempre in questo rumore caotico che oggi produce il mondo.

Nicola  Vacca

(Angelo Ciccullo, Nostalgia,  pagine  71, euro 12, Manni editore)

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