Tempo senza essere. Un esproprio

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Questa nazione! Vile preda del qualunquismo; innamorata del chiacchiericcio e del si spersonalizzante. Novanta giorni per un governo declamato a suon di inettitudine. E noi, guardiamo spazientiti, senza muovere un dito, strappando tessere elettorali o protestando a colpi di #iostoconmattarella.

Questa nazione! La nostra Italia, tagliata in due da politologi ed economisti laureatisi su wikipedia e da massoni-cafoni per cui Hiram Abiff è solo un soprammobile. E noi, a cui il tempo di agire è stato negato, non cerchiamo più l’attimo, ma ci culliamo in un’estasi in cui le ore non scorrono più.

Se il senso dell’essere si può ancora ricercare, certamente non lo troveremo qui, in questa epoca senza amore per l’autenticità. Se una cura esiste, non siamo in grado di sopportarla, tanto meno di accettarla. Ogni terapia ha i suoi effetti collaterali; in questo caso, dovremmo mettere in conto la nostra estinzione. Ma anche se volessimo dare alla parola cura, il significato di prendersi cura o aver cura, statene certi, il risultato sarebbe lo stesso… abbiamo perso la capacità di percepire il richiamo dell’autenticità.

Non mi fido più di questo tempo volgare, di queste ore che scorrono, di lancette sincronizzate ad accordi internazionali, di un unico mondo e di un’unica economia, di una sistematica povertà, di una ricchezza fittizia da carta-moneta svalutabile. Un essere-alla-morte sa che nel suo tempo limitato esistono attimi che gli fanno cogliere il senso; ma qui siamo enti già morti, già sepolti, già consumati.

Ci resta il tempo, ma non l’essere. Siamo stati espropriati.

Tutto può mutare, tutto diviene e poi torna nella sua forma pura. Ma io credo più in Parmenide che diffidava delle apparenze e delle mutazioni repentine, capaci solo di imbrogliare i sensi. Ecco, questa nazione, circo per deficienti, è la foto più bella del tramonto. Tutto diviene in fretta, nulla muta in concretezza.

Eppure sono fiducioso, non ricordo quale filosofo scrisse che la catastrofe è madre d’ogni cosa.

Martino Ciano

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