Eccellenza dell’imperfetto giudizio

streghe

Signor Giudice, io vorrei raccontarle la verità. Io sono qui, in quest’aula di tribunale, animato da una profonda e sentita necessità. È mio desiderio essere all’altezza dello straordinario compito che mi è richiesto: esporre la verità! Mi perdoni e la prego non si offenda, se la chiamerò, e spero me lo consenta, Eccellenza dell’imperfetto giudizio.

Io, purtroppo, è un mio limite, forse, potrei darle solo la mia versione di verità.

Sì è vero, ero presente, lì, in quel momento in cui si svolsero i fatti.  Io c’ero, in quell’odioso, deplorevole frangente. Ero seduto, assorto nei miei pensieri, quasi direi, da essi, ottenebrato.

Stavo cercando di elaborare un assillo, che sempre più si trasformava, col passare dei giorni, in un acuto dolore.

Avevo, insomma, appena deciso ed in accordo con mia moglie, di dare avvio alle procedure per la nostra separazione. Idee troppo diverse, troppo distanti, ognuno le proprie certezze, mai un punto d’incontro, solo inutili, vane, inconcludenti discussioni.

Ero convinto, sapevo esattamente, quanto lei ritenesse e paradossalmente come me, di aver pienamente ragione.

Un ipotetico spettatore nel sentire le nostre discussioni ed invitato al giudizio, sono certo, ci avrebbe assegnato un pari. Tutto questo era insopportabilmente inestricabile. Comunque mi ero appena detto è insostenibile questa condizione, è assolutamente ora di fermarsi; entrambi! Basta, io dico basta!

Non vidi nulla in quel momento, nessuna altra ragione utile a che tanto potesse continuare ed in quel inaccettabile, ineludibile modo.  Come dicevo, immerso nei pensieri, elaboravo quel dolore. Avevo più ragione di lei! Era lei a sbagliare, sempre! Sempre? Fu proprio in quel medesimo istante, che quell’ultimo pensiero, con quell’interrogativo interpuntato subito dopo il sempre, che come una scheggia si conficcò all’improvviso tra gli altri due, sicuramente troppo complici l’uno dell’altro.

Capivo, in quel preciso istante, che quella scheggia stava per aprire una voragine. Era potenzialmente in grado di affondare, anzi affondò, l’ultimo colpo, in quel muro di certezze, messo su, come con pietre a secco malmesse, poiché già minate da difetto di perpendicolarità col piano.

Sento il dovere di dirle, Eccellenza dell’imperfetto giudizio, che sono passati cinque anni dai fatti e nel frattempo il mio muro è crollato. Miseramente ridotto in frantumi. Avevo solo macerie. Mai vinto, però, con umile e certosina pazienza, esaminai, una ad una, ogni singola e specifica pietra. Le aprii, le fracassai a colpi di martello; tutte! Qualcuna cedette al primo colpo, altre al secondo, al terzo, al quarto, comunque tutte, non avevano la consistenza che superficialmente immaginavo, cedettero. Alla fine, ebbi ed ho ancora, un solo cumulo di polvere, con la quale, dico finalmente, non mi è più possibile costruire muri; non ne ho più, quindi. Dimenticavo, per precisione riferirle, Eccellenza dell’imperfetto giudizio, il muro lo abbattei con l’aiuto di mia moglie. Insieme polverizzammo le dure ma fragili pietre e ora respiriamo, ci nutriamo di quella polvere, della stessa polvere della quale eravamo, ed adesso, consapevoli siamo. Le nostre verità sono, ormai, così polverizzate da essere nulle.

Noi adesso, siamo in grado di vivere senza la loro confortante ma fuorviante compagnia. Noi si potrebbe anche morire, adesso. Non ci spaventa, poiché noi non ci aspettiamo nulla. Ci basterà, un giorno, semplicemente chiudere gli occhi. Spenta la luce finito tutto! Mi dispiace, Eccellenza dell’imperfetto giudizio, io so, che dopo quanto accadrà, tra poco, per un po’ non vedrò mia moglie. Sarò tranquillo però. So che lei ha polvere a sufficienza per sopravvivere alla mia momentanea ma anche eventuale, definitiva assenza.

È una polvere, la nostra, di straordinaria potenza. Direi mille volte, un milione, forse più, quella da sparo. Io so, Eccellenza dell’imperfetto giudizio, che lei, quando giudicherà, perché lei dovrà giudicare! Lei, quasi certo, non potrà dividere in modo esatto i pesi. Lei, ancora so, non otterrà mai, per ogni peso precise, inoppugnabili misure.

È un limite umano, purtroppo. Nessuno può esattamente misurare, pesare, il pensiero esatto degli uomini. Io non vorrei essere lei, in questa circostanza, poiché lei non può, il suo lavoro non glielo consente, abbattere il muro delle umane leggi del codice.

So che a lei la sua toga non le dà scelta. Lei dovrà farlo! Io, Eccellenza dell’imperfetto giudizio, io purtroppo, non riesco a vedere altro che misero quest’uomo che necessita di scrivere leggi a se stesso, in flebile ma pur piena coscienza della sua fragilità. Egli sa che è debole, nel corpo e nello spirito ed il desiderio, l’innata tendenza alla violazione di se stesso, lo perseguita e lo perseguiterà, sempre! Poi ancora ed infine, costretto a doversi calibrare pene a cui condannarsi, quando è certo, cadrà.

È inconcepibile per me, cosciente che la polvere di cui ho bisogno mai dovrò rubarla, sottrarla o negarla ad altri. Sono certo, ne troverò tanta dove andrò, lì avrò finalmente pane per i mie denti, così avidi di pena umana da convertire alla polvere delle convinzioni, vera essenza, unica possibile umana via, non di salvezza, ma d’essere intanto che in qualche modo si è. Eccellenza dell’imperfetto giudizio, io non sento il bisogno di partecipare al suo stupido ma, quoniam humana mediocritas, purtroppo, Elevato compito. In quanto e pertanto io, Eccellenza dell’imperfetto giudizio, mi impedirò di esserle complice. Lei, pertanto, non avrà mai, la mia testimonianza!

Giuseppe Milite

 

2 pensieri su “Eccellenza dell’imperfetto giudizio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...