Alcune riflessioni sul caos

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Il caos regna nell’universo. Buchi neri, inesorabili, invincibili vortici, immensi sciacquoni cosmici così potenti da fagocitare persino il tempo e la luce. Sono i primi, forse, a non dare scampo a nessun ordine prestabilito o prestabilitosi. Loro, assoluti sovrani cosmici e produttori di morte e di vita. Cento miliardi di stelle in cento miliardi di galassie, che noi si sappia, in equilibrio precario, inconsapevoli tendono all’impossibile ordine nel caos di forze incommensurabili. Il ribollire di un plasma incandescente che alla fine le renderà supernove piuttosto che nane bianche o, magari, spaventose, immani attrazioni fatali che, prima o poi, ne faranno un lauto pasto. Vi si abbarbicano miliardi di pianeti poi, tutti a loro volta ancora tesi ad un impossibile equilibrio e come per un superiore, infattibile, incomprensibile incarico: dare ordine al caos dell’orbita. Attratti o respinti, comunque succubi di potenze straordinarie che ne determineranno, ne faranno vita o magari trasformazione; solo morte apparente. Comete interstellari, ancora, vittime predestinate di un futuro quasi certo, l’impatto fatale. Viaggiano anch’esse nel caos che ancora una volta, senza se, ma con solo un quando, ne fermerà la corsa, anche se ci vorranno milioni di anni.

Esplosioni, implosioni, erosioni, collisioni, un cosmogonico caos: l’universo. Tanto evidente quanto sfuggente; un’incomprensibile entropia padrona. Poi infine la materia animata, gli organismi unicellulari, pluricellulari e pluricellulari complessi. Questi ultimi, a volte pensanti, magari intelligenti. Il caos pensante, il caos che agisce d’istinto o per ragione; poco importa. Miliardi di cellule che si dividono inesorabilmente, comunque sempre attente all’equilibrio. Mettere ordine, non commettere l’errore fatale, cercare di mantenere in vita l’organismo, complesso o meno, che a sua volta le tiene in vita ed anche e se pure, l’errore fatale è vita e morte allo stesso tempo. Batteri, virus, agenti patogeni di ogni ordine e grado, tutti intenti a strisciare in una caotica palude, un brodo microcosmico, ove regna l’eterna lotta tra la vita e la morte, la traduzione, magari, una non divina piuttosto immaginifica transustanziazione. Un organismo pluricellulare molto complesso poi, l’uomo, cento miliardi di neuroni temporaneamente ben organizzati. Mi viene in mente una massaia imperterrita, irriducibile, sostanzialmente una kamikaze dell’ordine, intenta sempre al contrasto del caos di casa. La polvere, la pipì del cane, gli indumenti da lavare, un marito per definizione disordinato, il bambino tanto amato, che il caos del suo “nuovo mondo”, pur se ancora inconsapevole, l’ha già segnato. L’erba in giardino cresciuta e da tagliare, i rovi che si intrecciano, si aggrovigliano in una corsa verso l’irraggiungibile ordine di una vita a sua volta figlia del disordine. L’organismo vivente da curare: un anticrittogamico, una compressa, un’iniezione, un intervento chirurgico; tutte azioni tese a riordinare, temporaneamente, una sequenza prestabilita o forse no. Insomma salvare, se pur solo momentaneamente, l’insalvabile.

Caos… tutto è un caos. Quanto scrivo, revisiono, correggo, riscrivo, è caos. Questo mio pensiero che coinvolge ora milioni di neuroni e sinapsi e che si traduce in parole divise tra dette e non dette, salve o affogate e poi tra vissute e passate e che ora leggete, sono caos. Tutto rimane e rimarrà diviso tra torto e ragione, accordo e disaccordo, condivisione e confutazione. Sempre! Il bianco piuttosto che il nero. Il bello, il brutto, l’intelligente, il deficiente, il sano, il malato, il ladro, l’assassino, il benefattore, l’egoista, l’altruista. Tutti, comunque tutti, inconsapevoli vittime o apparenti e momentanei vincitori; solo punti di vista del disordine che ci pregna le menti. Si sente dire a volte: le cose si risolveranno. Si risolveranno quando? Mai, non si risolveranno mai! Potrà esserci un ordine momentaneo, apparente ma presto il disordine riprenderà il sopravvento. Si sente dire ancora: è un’orribile nemico, eliminiamolo. Uccidere cosa? Il nemico è il nostro amico caos! Il caos è l’universo! L’universo è amico e nemico ed esattamente allo stesso modo. La matematica, la fisica, la metafísica, la psichiatria, la psicologia, la più dolce, mite o pur magari taumaturgica filosofia, ove tutto è possibile, ove una freccia mai può raggiungere un bersaglio e mentre il colpito muore, meglio, lo si costringe alla trasformazione. Tutte scienze intente a comprendere, moderare, magari sconfiggere il caos di una reazione a catena, di una reazione fisica o intellettuale. Un pugno, una coltellata, magari una carezza. Forze imponderabili! Trascendenza, immanenza o pura apparenza? Ancora illusione, percezione, forse ologrammi? Pensatela come volete! Nulla cambia! Le aborrite, ve ne liberate, le uccidete? Date poi tempo al tempo e pur se non glielo darete se lo prenderà lo stesso e tutto tornerà come prima o dopo; è assolutamente lo stesso! Tutto riprenderà la sua temporale consistenza com’è naturale che sia! Il caos comunque prevarrà! E allora? Sembra quindi impossibile imbrigliare, dirigere, governare. È così! Possiamo continuare a divertirci, però, come abbiamo sempre fatto. Non illudiamoci mai, e con nessuna scienza, nessuna, ancor meno umanistica o sociale, di spuntarla. L’unica sola verità innegabile è il caos. Il caos è l’universo che ci circonda, è la nostra Madre, una Grande Esplosione, ad essere così; impossibile separarsi da essa. Noi, pluricellulari complessi e pensanti non abbiamo altro da fare che tentare di mettere in ordine, semplicemente ed umilmente rassettare, e non credo all’infinito, in questo magnifico caos.

 Giuseppe Milite

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