GILLO DORFLES: 107 ANNI A CACCIA DI CONOSCENZA E BELLEZZA

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«Ho dimenticato metà secolo

e sto dimenticando l’altra metà

 perché voglio vivere nel futuro”

G.Dorfles

 

Nato a Trieste nel 1910. È morto nella sua casa di Milano Gillo Dorfles, la figura più curiosa e interdisciplinare del nostro orizzonte estetico( critico d’arte, design e architettura, nonché di mode e modi, professore di estetica, ma anche artista).

Lucido e attivo fino all’ultimo, tra libri, conferenze e mostre. «L’arte è l’unica passione a cui sono rimasto sempre fedele, sin dalle prime folgorazioni dell’astrattismo di Klee e di Kandinsky».  Nel 2016 intervistato per La Stampa da Marco Vallora cosi rispondeva ad una domanda sulla visione:

  “Visioni, si dice però, anche se si tratta di visioni sonore, o d’immagini liriche. È dunque più forte in noi l’elemento percettivo, oppure quello immaginario, che si lega alla memoria, al sogno, all’inconscio? 

Più questo, direi. Perché bisogna distinguere, tra una visione banale, normale, immediata, e invece quella che si nutre del ricordo, dell’onirico, che si basa sulla memoria vorrei dire persino infantile. Che molto spesso costituisce la base di quell’immaginario che poi, nell’adulto, si trasforma in visione scritta, dipinta, sonora. Cioè praticamente quel che chiamiamo creazione artistica. Visione intima.”

Il suo mondo misterioso e  fantastico, gli ha fatto attraversare, Astrattismo, Chiarismo, Corrente, postcubismo, Neorealismo, Concettuale, Pop Art, Arte Povera, Transavanguardia, fino ai giorni d’oggi. Nel ’48 crea il Mac, Movimento di Arte Concreta,  con Bruno Munari, Soldati, Monnet, contro dogmi e imposizioni sia dalla figurazione che da certa astrazione, nel nome della libertà in cui l’uomo moderno possa riconoscersi; al movimento aderirono anche Dorazio, Perilli, Sottsass, Veronesi.

Fino agli anni ’80 ha prevalso la sua attività di studioso, filosofo e critico d’arte, ma negli ultimi anni però aveva riscoperto la pittura, suo antico amore e l’Alchimia.

Fu un grande studioso di avanguardie e della realtà della comunicazione, Dorfles mise a punto tra l’altro la distinzione tra “fatti” e “fattoidi”. Tra ciò che noi esperiamo realmente  e quel mondo fittizio e simulato nel quale sempre più trionfa lo pseudoevento. Inoltre era sempre attento alle trasformazioni dell’opera d’arte e non rinunciò mai a lanciare uno sguardo acuto sul costume e le mode della nostra contemporaneità.

Considerevole è stato il suo contributo allo sviluppo dell’estetica italiana del dopoguerra, a partire dal Discorso tecnico delle arti (1952), cui hanno fatto seguito tra gli altri Il divenire delle arti (1959) e Nuovi riti, nuovi miti (1965). Nelle sue indagini critiche sull’arte contemporanea Dorfles si è sovente soffermato ad analizzare l’aspetto socio-antropologico dei fenomeni estetici e culturali. Di lui serbiamo il ricordo dell’eleganza umana e culturale, della pacatezza estetica e pedagogica, della profonda libertà di pensiero e di Creattività, senza barriere e pregiudizi, nel solco della contaminazione per contrastare il brutto e l’antiestetico.

Vogliamo ricordarlo invitando alla sua memoria e rilettura con una delle sue riflessioni più attuali: «Ci sarebbe tutto un lavorio da svolgere, a cominciare dall’educazione artistica e musicale dei bambini. Ma siamo ai minimi termini da un punto di vista pedagogico. Comunque non bisogna rassegnarsi. La forza della sensibilità estetica – senza barriere di generi e linguaggi e applicata al quotidiano – è indispensabile per contrastare la dittatura dello sgradevole».

Donato Di Poce

Bibliografia minima delle opere di Gillo Dorfles

  • Mode & Modi, Collana Antologie e saggi n.10, Milano, Mazzotta, 1979. ; II ed. riveduta, Mazzotta, 1990.
  • Itinerario estetico, Collezione Biblioteca n.52, Milano, Studio Tesi, 1987.
  • La moda della moda, Collana I turbamenti dell’arte n.8, Genova, Edizioni Costa & Nolan, 1984.
  • Architettura ambigue. Dal Neobarocco al Postmoderno, Bari, Dedalo, 1984.
  • I fatti loro. Dal costume alle arti e viceversa, Collana Saggi, Milano, Feltrinelli, 1983.
  • Le buone maniere, Milano, Mondadori, 1978.
  • Il divenire della critica, Collana Saggi n.563, Torino, Einaudi, 1976.
  • L’architettura moderna. Le origini dell’architettura contemporanea · I quattro grandi: Wright, Le Corbusier, Gropius, Mies van der Rohe · Dall’espressionismo all’organicismo «razionalizzato», dall’«ornamented modern» al brutalismo, ai più avveniristici tentativi attuali, Collana I Garzanti, Milano, Garzanti, 1972 [I ed. 1954].
  • Senso e insensatezza nell’arte d’oggi, ellegi edizioni, 1971.
  • Kitsch: antologia del cattivo gusto, Milano, Gabriele Mazzotta Editore, 1968.
  • L’estetica del mito (da Vico a Wittgenstein), Milano, Mursia, 1967.
  • Kitsch e cultura, in Aut Aut, 1,1., 1963.
  • Simbolo, comunicazione, consumo, Collana Saggi, Torino, Einaudi, 1962.
  • Ultime tendenze nell’arte d’oggi, Collana Universale Economica n.356, Milano, Feltrinelli, 1961.
  • Il divenire delle arti, Collana Saggi n.243, Torino, Einaudi, 1959.
  • Le oscillazioni del gusto e l’arte moderna, Collana Forma e vita, Milano, Lerici, 1958.

 

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