Cronache di inizio anno

anni

Le previsioni astrologiche, politiche, sociali ed economiche sono astratte.

Non resta che affidarci alla quotidianità, sperando che i nostri istinti non vengano mai meno e tenendo sempre pronti un sorriso per i momenti felici e un po’ di ironia per quelli tristi. Non sappiamo che farcene delle proiezioni statistiche che ci prospettano la ripresa economica, l’aumento del Pil e del potere d’acquisto, la diminuzione della povertà; e poi, diciamocelo francamente, non cambia nulla se non sappiamo cogliere l’attimo. Dopotutto, siamo la testimonianza vivente che il mondo non risponde a leggi fisse, ma alla nostra volontà.

Di tutti questi cambiamenti epocali che ci vengono annunciati ogni 31 dicembre troviamo traccia solo nei nostri sogni. Allo stesso modo, fare bilanci alla fine dell’anno serve a masturbarsi un pochino, magari neanche raggiungiamo l’orgasmo, visto che, a furia di pensare troppo ai se, veniamo colti da una patetica ansia da prestazione. Pertanto, begli uomini e graziose signore che cercate conforto nelle diete post-festività, ridiamoci su e diciamo le cose come stanno, se i nostri pensieri si limitano a quanto espresso sopra, allora, siamo davvero senza speranza.

La speranza che lega uno dopo l’altro i nostri respiri dovrebbe aiutarci ad edificare una felicità concepibile, limitata ai desideri che ci animano… tipo quel noumeno, quell’idea che possiamo rendere vera, forte, palpabile, attraverso il ragionamento… ecco, ci potremmo affidare a questa volontà di conoscere che ci pervade per qualche minuto. Non dico che nel 2018 dobbiamo darci a una vita contemplativa, ma non ci farebbe male se superassimo questa esistenza così materialista, ricca di sole cose accumulate e poi messe in un angolo. Vero che esistono la disoccupazione e la povertà, ma ci sono da sempre e, mai come in questi casi, le chiacchiere servono a poco. Ci vogliono fatti capaci di tramutare la menzogna in verità; operazioni che mettano in ginocchio la finanza e l’economia globale; idee per un nuovo sistema in cui tutti abbiano il giusto e in cui nessuno si batta per il superfluo. Siccome questi presupposti non ci sono, allora, anche nel 2018 l’Italia resterà il paese della truffa e dell’inganno, dell’ignoranza e della mediocrità, del fiero analfabetismo, della politica da bar, dei leoni da tastiera, dell’incapacità di guardare al di là del proprio naso, degli accattoni senza tempo, dei criminali-eroi e dei cervelli in fuga.

Ci auguriamo che l’Italia cambi, ma ci vuole il coraggio di uscire dal provincialismo e dalla retorica. Finita l’epoca de La buoncostume, la scostumatezza è diventata una risorsa grazie alla quale accrescere il sex appeal… eppure, ciò che sembra così reale è proprio astratto e inconcepibile.

Martino Ciano

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