Il poeta della gente

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Jacques Prévert ha cantato il mondo semplice e la sua arte poetica si è sempre occupata della altrettanto  semplice visione della vita.

Parigi e la sua gente occupano un posto di rilievo nella poesia di Prévert, straordinario poeta immanente che con la naturalezza delle parole quotidiane ha cantato il realismo tutto immediato di una vita che accade.

Da grandissimo poeta popolare non ha mai tradito l’autenticità della sua vocazione di poeta essendo sempre uomo tra gli uomini, antiletterato  e anticonformista che si è sporcato le mani con la vita dei quartieri di Parigi raccontandone attraverso  i suoi abitanti gli umori, ma soprattutto quella vita che scorre nei suoi accadimenti quotidiani più semplici.

Poeta di amore e di libertà nelle sue storie mescolando ironia, satira e nonsense è sempre rimasto fedele al suo registro popolare infischiandosene altamente di piacere agli ambienti letterari parigini della sua epoca.

Restando ai margini del movimento surrealista, Jacques Prévert ha saputo divulgare con originalità i temi fondamentali della cultura francese più impegnata.

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È stato un poeta libertario che soprattutto ha combattuto contro le convenzioni e la borghesia.

La sua poesia semplice è stata uno dei più autentici messaggi rivoluzionari del secolo scorso.

Prévert ancora oggi ci accompagna per le vie di Parigi con la sua triste e ilare tenerezza di poeta anarchico e anticonformista per raccontare senza alcuna finzione la sua visione della vita sospesa tra rassegnazione e gioia. Evitando sempre il canonico snobismo degli ambienti intellettuali, la sua poesia racconta le difficoltà della vita delle classi più umili, abbraccia le periferie parigine di cui rappresenta in ogni verso la vera anima popolare e sincera.

Con buonsenso malinconico e irriverente da chansonnier autentico mette in versi l’esperienza quotidiana con l’essenzialità del linguaggio della strada.

Con Jacques Prévert la narrazione della vita quotidiana torna a essere emozione pura. Da quello straordinario uomo semplice che è stato, il poeta francese prende le difese dell’umanità umiliata. Egli si mette dalla parte del linguaggio della strada e costruisce i suoi racconti attraverso il dono naturale dell’invenzione che prende la sua materia viva dal vero delle cose che tocca e dall’anima delle persone che incontra nel suo vagabondare di flangerà.

La sua poesia nasce nella strada, le sue parole scaturiscono dal contatto umano di tutti i giorni, dallo spezzare il pane  del vivere insieme agli altri.

Prévert le sue poesie le scriveva sulla terra e per questa terra di cui tutti dovremmo essere seme.
Le parole le cercava nei volti che impastati di lacrime e sorrisi e non nell’iperuranio di mondi lontani dove la realtà è sempre lontana dai nostri necessari punti di debolezza.
La poesia per lui è viva quando si misura con le imperfezioni sul campo minato della vita dove siamo chiamati nell’attraversamento a non sottrarci a un impegno fondamentale: vivere senza mai nascondersi.

Prévert ha avuto il grande merito di portare la poesia sulla bocca di tutti, contaminare le parole con la vita quotidiana in cui non raramente la parola si identifica con la chiacchiera, quella  vera di cui è intessuta la nostra immanenza.

Senza nessun orpello letterario, il linguaggio della strada che troviamo nei versi di Jacques Prévert meriterebbe una riscoperta autentica oggi che la parola sopravvive stuprata dei suoi significati più intimi: il dialogo e l’ ascolto.

Ci sembra di sentirlo ancora il poeta della gente che con la sua sigaretta sospesa tra le labbra ci dice ancora che la sua poesia vive alla giornata.

Nicola Vacca

 

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