AGNIESKA SMOCZYNSKA: THE LURE

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Forse per noi spettatori italiani (come ci ricorda Wenders, colonizzati nel subconscio dagli americani, sorte peraltro riservata più o meno a tutto il mondo) il cinema polacco risulta irrimediabilmente periferico. Pochi nome celebri, i Polanski e i Wajda, il primo che si vuole autore internazionale e apolide e il secondo felicemente popolare quanto assolutamente eclettico. E poi Borowczyk e Zulawski, con le loro traumatiche e oscure forme di erotismo. Allargandoci al blocco sovietico si pongono sulla stessa strada Forman e Makavejev, cineasti strutturalmente inclini a forzare le barriere geografiche per portare le proprie morality play su paesaggi stranieri e quindi universali.

Per la libertà stilistica, l’azzardo contenutistico e la propensione a contaminare generi e ispirazioni, questo The lure (così il titolo internazionale, in originale suona Còrki dancingu), opera prima della polacca Agnieska Smoczynska, sembra aggiornare il grande e disperso (almeno nelle nostre contrade) lascito delle nouvelles vagues baltiche e slave.

Che cosa racconta The lure? È la storia di due sorelle, Golden e Silver, giovanissime e bellissime, che abbandonano il loro ambiente d’origine per andare a lavorare in un night club gestito da un uomo anziano, bizzarro nell’aspetto e sgradevole nelle inclinazioni. Particolare da non tacere: il loro luogo di provenienza è il mare e le due sorelle sono sirene, capaci di acquistare forma umana e di tornare all’aspetto originario appena le gambe entrano in contatto con l’acqua. Per il proprietario del night sono da subito una miniera di quattrini. D’altra parte le due ragazze non hanno problemi a integrarsi nella nuova vita ma con sensibili differenze: Golden resta una predatrice e questa caratteristica impronta tutto il suo rapporto con gli esseri umani, mentre Silver si innamora di un ragazzo e, in virtù di questo sentimento, decide di rinunciare alla sua condizione di eccezionalità. Finirà malissimo. Direttamente ispirato a La sirenetta di Andersen, The lure pone comunque l’accento sulla natura ferina delle due sorelle. La figura della sirena viene reinterpretata secondo coordinate che richiamano sorprendentemente il romanzo Sirene di Laura Pugno (che immagino Smoczynska e il suo sceneggiatore Robert Bolesto non conoscano), quindi un mostro carnivoro, capace di sedurre e suscitare meraviglia ma anche di uccidere secondo logiche istintuali e belluine. Naturalmente il dono che perde Silver una volta rimossa la coda è il richiamo del titolo, il canto capace di ammaliare, quindi è costretta a smettere di esibirsi nel night. Perché The lure è anche (e forse soprattutto) un musical, scandito da numeri complessi e inventivi e tutto sommato funzionali alla natura sovrumana delle due sorelle.

Smoczynska è una cineasta visivamente agguerrita, abilissima nel far convivere immagini di una vita ordinaria e alla fine squallida con lo straordinario e il favoloso. Tra i momenti da ricordare, la scena d’amore saffico tra Golden e la poliziotta che indaga sui suoi delitti. Uno squarcio quasi cronenberghiano di innesti e deviazioni post umane.

Densissimo esordio, capace di mettere in scena un mondo affetto da una misoginia atavica e di raccontare con originalità l’attraversamento di quella linea d’ombra che separa l’adolescenza dalla maturità, The lure sa fondere la tradizione (Andersen)  con la dolorosa modernità di una nazione emancipata da un regime ma ancora e sempre condannata al mercimonio e al tradimento dell’innocenza (di fronte a due sirene il primo, naturale pensiero dei lavoratori del night, è quello di usarle per fare soldi). Lo sguardo che ci racconta tutto questo è stupito, incantato, divertito ma anche feroce, ebbro, adirato.

Fabio Orrico

 

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