La poesia nell’arte di Achille Pace

achile pace 2

“per Achille Pace

Il filo unisce, il filo ricuce, il filo disegna

Una traccia di vita indispensabile

Tra il Visibile e l’Invisibile”

Donato Di Poce

 

Achille Pace, Artista Molisano che ora ha 94 anni, è un Artista di fama Internazionale, ora residente a Roma, ed è uno dei pochi maestri dell’Avanguardia Astratta-Informale rimasti in attività, che continua a darci lezioni di vita, arte e civiltà. Suo malgrado è stato costretto negli ultimi anni ad un contenzioso culturale con mediocri, incoscienti e irriconoscenti Amministratori del comune di Termoli, che escludendolo dalla gestione della GALLERIA CIVICA , FARO DELL’ARTE DI TERMOLI, da lui fondato e gestito per oltre 60 anni portando cultura e prestigio alla città, gli hanno arrecato un grandissimo dispiacere e danno morale.

Il riferimento è al comportamento dell’Amministrazione comunale, in particolare dello staff preposto alla cultura, che lo ha snobbato, evitando di affidargli l’allestimento della sessantesima edizione del Premio Termoli. Premio che lui stesso, termolese di origine e legatissimo alla cittadina molisana, ha fondato nel 1955, da giovane e promettente artista, e ha contribuito a far crescere con la partecipazione di talenti indiscussi, che hanno donato al Comune opere di straordinario valore.

A nostro avviso, senza voler entrare nei dettagli di una bruttissima storia di mala cultura del nostro Paese, ben altra riconoscenza a trattamento avrebbe meritato Achille Pace, per tutto quello che ha fatto e che fa per l’Arte, fondando tra l’altro il “GRUPPO UNO”. Tutto questo è Storia il resto solo chiacchiere!

“…Il mio lavoro è pur sempre realtà , in quanto vive lo stesso problema della realtà delle masse . Ma è nel momento stesso in cui l’individuo-massa prende coscienza delle ragioni della propria scelta e del proprio lavoro , individuale e collettivo , che si inserisce nei processi della cultura come processo del lavoro . E’ in questo momento che egli diventa anche creatore di nuova cultura ,vera e rivoluzionaria di cui l’arte oggi , quella importante ,ha il compito di chiarire coscienza e metodo.
Ho scelto il filo come mezzo del mio lavoro verso la fine del 1959.
Era il tempo dell’Informale. Il mio interesse era , allora , di uscir fuori dal suo irrazionale groviglio. Il filo se ne staccava dapprima lentamente , poi sempre con maggiore decisione ; esso si disponeva e scioglieva dal gesto oggettivo e alienato dell’Informale. Come materia ,il mio filo mantiene lo stesso stato di caduta , ,di vaga esistenza e indeterminatezza dell’Informale , ma allo stesso tempo aspira ad una esistenza più conscia ,meno alienata , più logica e costruttiva , naturalmente nei limiti di una realtà ancora non trasformata e piena di contraddizioni ,di lacerazioni e di mistificazioni.
Il filo , oltre che essere realtà oggettiva è carico anche di significati simbolici e metaforici. Esso indica : discorso logico, misura , precarietà , equilibrio , costruzione , rapporto , relazione , comunicazione , vita e morte..
Può esprimere il piano , il concavo , il convesso , la lentezza , la tensione , lo spazio .
Può essere razionale o irrazionale , movimento , statico ,dinamico ,crescita , fine…”

achile pace

In questo estratto di una dichiarazione poetica del 1960 del “Maestro” Achille Pace, sono chiare diverse cose del suo mondo poetico e della sua coscienza critica e civile. La sua scelta stilistica del filo, la coscienza critica, la determinazione sociale e civile oltre che estetica, sono chiare da allora e verranno mantenute con coerenza, forza  e innovazione sino ad oggi.

E quanto fosse chiaro il suo discorso artistico ce lo diceva già allora(siamo nel 1960) un grande Critico e Storico d’arte come Giulio Carlo Argan: “ …I suoi materiali non sono solo la tela e il filo, né lo spazio, la superficie, il colore, il segno: sono anche, in primo luogo Klee, Mirò, Picasso, Malevic, Burri, Fontana…L’Ultima riduzione, è infatti, l’identità di poesia e poetica, solo che la poetica è costruita sulla poesia, come controllo, istante per istante del suo farsi…”.

“ La poetica di Pace anticipa senza clamore i Concettuali, la Minimal, L’Arte Povera,e, in genere il post informale, come recupero del controllo, del rigore e della logica esistenziale nei confronti di un irrazionale esistenziale informale…” . Qui è Vanni Scheiwiller che scrive, tratteggiando con chiarezza un ritratto che rimarrà scolpito nella storia personale e artistica del ‘900.

L’Arte di Achille Pace, si delineerà nel tempo su un registro di poetica leggerezza ed energia lirica in cui la sua mano si trasforma in un sismografo delle sue emozioni e tremori esistenziali, una carezza cosmica che dona il flusso vitale.

Il suo “filo”, magica e simbolica presenza, (anticipatrice di molti stilemi di successive avanguardie), attraversa macchie di colore, tono, luce e spazio, ed è esso stesso presenza, e segno materico che caratterizza leggerezze e strappi, isolamenti e ricuciture esistenziali ed estetiche. L’operazione mentale che sottintende a tutto il lavoro di Pace e alla sua poetica del “filo”, credo sia la connessione, l’unione degli opposti, la ricucitura di un mondo diviso e strappato dal dolore e dalla storia, in cui l’artista cerca di portare con i suoi simbolismi e astrazioni, orizzonti simbolici e poetici sino ad allora inusitati(a parte forse la leggerezza di Klee, il mondo onirico di Mirò e il tonalismo poetico di Mafai).

Ci vengono in soccorso ad illuminare il cammino ancora recenti parole del “Maestro”:

” Non ho mai raccontato ai miei amici del forte sodalizio che unì me al grande maestro del tonalismo romano Mario Mafai .. Tono , luce , spazio erano gli elementi fondanti del nostro lavoro , che precedettero le mie esperienze ,prima informali e ,poi ,di superamento dell’informale . Questo mio progredire nella ricerca entusiasmò molto Mafai che volle sperimentare il nuovo metodo di linguaggio . E cominciò anche lui ad utilizzare , non un filo di cotone , ma sottili fili di spago che disponeva su superfici monocrome , come le mie …. Un grande orgoglio per me che vedevo un grande artista avvicinarsi così convintamente al mio lavoro . Confesso che le mie esperienze figurative furono ispirate profondamente dalle opere figurative di Mafai il cui cromatismo acceso mi affascinava e mi esaltava. Mostrerò qualche mia opera di quel periodo anche se so che i miei amici gradiranno poco questa fase tanto lontana dal mio filo”. Di recente persino utilizzatore dei Social sul quale ebbi l’onore di avere questo suo commento:

Achille Pace  Le ho impresse nelle mia mente le tue parole :….” sei un autore immenso , la tenerezza e la libertà del tuo segno s’incunea come il vento nei labirinti dell’anima e la illumina e la rende leggera , evanescente e poetica ….di certo sei il più poetico degli autori della tua generazione ….” Parole che raccontano la profondità di un cultore che dell’ arte ha saputo fare poesia Grazie Donato Di Poce”.

Il rapporto tra Arte è Poesia credo sia centrale nel  lavoro di Achille Pace, come già evidenziato da Argan e Scheiwiller, ma che sia palese nell’osservazione delle sue opere anche più recenti, come ad esempio…..e il taccuino d’artista realizzato per l’Archivio Internazionale Taccuini d’Artista da me realizzato e su cui scrisse questa splendida testimonianza:

 “Testimonianza di Achille Pace

“CARI AMICI E COLLEGHI , IL VOSTRO IMPEGNO NEL RACCOGLIERE I “SEGNI” CHE NASCONO DAGLI IMPULSI SPONTANEI DELL’ESSERE DI UN ARTISTA CHE GIUSTAMENTE VOI DEFINITE “TACCUINO” E’ QUANTO MAI DELICATO E SEGRETO MA PROPRIO PER QUESTO IL “SEGNO” E’ RIVELATORE DI INCONSCI SIGNIFICATI CHE A VOLTE ILLUMINANO LA REALTA’.

I “SEGNI” COME LE PAROLE PER UN POETA SEGUONO GLI IMPULSI SENSIBILI DI QUELLA REGIONE DELL’ “ESSERE” CHE PER COMODO CHIAMIAMO “INCONSCIO” CHE NEL NOSTRO TEMPO HA SIGNIFICATO MOMENTI DI POESIA E ANTICIPAZIONI DI EVENTI FUTURI CHE FREUD DEFINIVA “IMMAGINI EIDETICHE”.

IL “TACCUINO” PER L’ARTISTA E’ IL LUOGO DOVE CERCARE CIO’ CHE NON SA, CIOE’ IL “SEGNO GIUSTO”.

A DANTE, PRIMA DI ENTRARE NELL’INFERNO, NON VIRGILIO HA DATO LA “PAROLA GIUSTA”, MA IL SUO SMARRIMENTO NELLA SELVA OSCURA.

VI AUGURO BUON LAVORO. STATE FACENDO COSE STRAORDINARIE ANCHE CON LA COLLABORAZIONE DI UN ACCOMPAGNAMENTO MUSICALE DI QUALITA’ CHE ESPRIME UNA CONDIZIONE ESISTENZIALE CHE CARATTERIZZA LA CULTURA DEL NOSTRO TEMPO, UNA CULTURA CHE NON E’ RIUSCITA A IDENTIFICARE UN PUNTO DI ARRIVO.. IL RITMO NON HA SOLUZIONI: HA SOLO UNA CONTINUITA’ SENZA FINE, VERSO L’INFINITO.

( Achille Pace : “Meditazioni sulla performance di musica e pittura : “Taccuini d’Artista” , ” Nel Segno della Creativita’ ”  Donato Di Poce , Mauro Rea , Peppe Renne ). AxA Palladino Company – Campobasso. 19 luglio 2013″ su www.taccuinidartista.it) .

La GENESI, dell’opera e del pensiero, il tema della solitudine e dell’incontro, la costruzione di un futuro migliore, uno spazio cosmico rigenerato dalla presenza del filo, piccole cosmogonie siderali, quasi Aurore Boreali dipinte con il respiro della poesia, texture e segni essenziali, sono le costanti del suo lavoro che vibra per la rarità della sua purezza e intensità, il rigore assoluto che non spreca un gesto, un colore, una macchia, che sembra voler catturare il silenzio dell’universo, la magia dell’invisibile (Ed è questa tensione all’invisibile che lo avvicina alla ricerca di Klee, ma che Pace celebra con campiture monocrome e l’incontro del filo(la materia, che diventa il suo Angelus Novus) con il vuoto(lo spazio di un orizzonte nuovo da abitare).

L’Artista con le sue astrazioni liriche ha saputo andare e vedere oltre l’informale, pur rimanendo fedele al segno (come vibrazione dell’anima) e al filo (come materia del sublime e della purezza dell’essere).

Achille Pace, sembra realizzare nelle sue opere una Reverie pre-estetica, e un dissolvimento plastico, a favore di uno scavo profondo nell’essenziale, in una sorta di ubiquità esistenziale che da una parte lo guida negli orizzonti del futuro e del nuovo, e dall’altra ci dona la grazia della visione di un filo strappato ritrovato nella notte. La ricezione delle sue opere non diventa più un rapporto tra artista e un pubblico “altro”, non è più o non solo una fruizione dell’arte o un’esperienza estetica, ma diventa la congiunzione e il dialogo attraverso il filo tra “Anima” e “Anima”. La distanza tra le coscienze e le percezioni è azzerata, l’opera diventa un corpus di immagini interiori ritrovate dal nostro inconscio pensante, l’immaginazione riprende la sua centralità e il quadro non è più una casa da abitare, ma un orizzonte da cui partire per un viaggio dentro se stessi e verso lo spazio infinito dell’invisibile, e oltrepassare la soglia metafisica della dialettica tra l’essere e il nulla. Entrare nello spazio cognitivo di un quadro di Achille Pace, significa seguire il filo rosso del proprio essere, c’è solo essere che diventa se stesso.

Achille Pace ci fa entrare nella dimensionalità dei sensi e della percezione del colore e del segno che diventano illuminazione, poesia dell’assoluto facendoci entrare quasi impercettibilmente e con leggerezza tra galassie di poesia, ectoplasmi esistenziali, flussi vitali sanguinanti l’infinito.

Donato Di Poce

Achille Pace -Biografia

Achille Pace, è nato a Termoli nel 1923, pittore operante a Roma nell’ambito dell’astrattismo storico e dell’arte informale, ha come premessa l’autonomia cromatica degli espressionisti tedeschi e i problemi segnici di Paul Klee espressi dapprima attraverso la “gettata di colore” e poi attraverso l’elaborazione di un personale linguaggio incentrato sull’utilizzazione entro spazi per lo più neutri (neri, grigi, azzurri, bianchi, rossi) di un filo di cotone che, come un guizzo di luce, definisce e circoscrive lo spazio percettivo della visione. Il filo è la sigla maggiore della sua opera ed è espressione di una concezione spaziale tesa a chiarire i rapporti tra gesto e materia, tra condizione e simbolo del colore. Una ricerca incentrata più che sulla rivalutazione delle forme primarie, propria della grande tradizione astratta, sul valore della “forma” snaturata della sua essenza e della sua presenza, ma rivelata come ipotesi reale di una dimensione altra.

Una ricerca alla quale Pace ha dedicato oltre 50 anni della sua vita e che continua a sviluppare e sperimentare percorrendo nuovi percorsi cromatici e formali nei quali la “poetica del filo” viene proposta in infinite varianti.

Nel 1962 Achille Pace è tra i fondatori, insieme a Gastone Biggi, Nicola Carrino, Nato Frascà, Pasquale Santoro e Giuseppe Uncini, del Gruppo Uno nel quale opererà fino al 1964. La pittura di Pace si impone ben presto all’attenzione della critica e l’artista viene invitato alle più importanti rassegne d’arte nazionali e internazionali. Tra queste la XXXIX e la XL Biennale di Venezia, la IX e la X Quadriennale di Roma, e ad alcune delle più significative mostre sull’arte italiana del Novecento allestite in Italia e all’estero come “Linee della Ricerca Artistica in Italia 1960-1980” (Roma, Palazzo delle Esposizioni, a cura di Nello Ponente), “Orientamenti dell’arte italiana. Roma 1947-1989” (promossa dalla Regione Lazio e dall’Università La Sapienza a Mosca e a Leningrado), “Disegno italiano del Novecento” (Museo d’Arte Moderna di Lugano, a cura di Francesco Gallo), “Contemporary Italian Art” (Akron University, Ohio, U.S.A.) e alle mostre allestite nella Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Termoli sul “Gruppo Uno e gli anni ’60 a Roma”.

3 pensieri su “La poesia nell’arte di Achille Pace

  1. E’ stata riaperta di recente l’attività espositiva della Galleria di Termoli, mi chiedo come in questa occasione non si sia pensato di coinvolgere il Maestro Pace a questa premiante iniziativa.

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