Il conservatore senza fissa dimora

Giuseppe-Prezzolini

Prezzolini è stato il padre indiscusso del pensiero conservatore. Padre spirituale, spesso non riconosciuto, e filosofico dei valori  della cultura moderata, intellettuale politicamente scorretto, conservatore senza fissa dimora, pensatore libero .

Ai primi del Novecento svolse un ruolo importante nel rinnovamento della cultura italiana con le riviste «Leonardo» e «La voce». Da nemico di qualsiasi ideologia conservatrice,  ha realizzato con la sua intera opera un ritratto ideale di destra legata in maniera imprescindibile alla realizzazione di un partito conservatore di massa che ancora oggi tarda a venire.

Infatti basta leggere il suo «Manifesto dei conservatori», pubblicato per la prima volta nel 1972, per capire ancora quanta strada oggi bisogna percorrere per dare a chi si sente alternativo alla Sinistra, e quindi conservatore,  una casa  comune. Sergio Romano, nella prefazione alla nuova edizione del libro più famoso di Prezzolini  pubblicata per Mondadori nel’95, ebbe a scrivere: «Se fosse vivo, Prezzolini, constaterebbe che, nel momento, in cui il suo Manifesto, ritorna in libreria, il Vero Conservatore, non ha ancora una casa. E rimarrebbe probabilmente  a Lugano , in attesa di sapere se mai vi sarà una casa in Italia per il conservatore italiano».

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Prezzolini è molto di più di un difensore del termine conservatore. Il suo pensiero è interprete di un conservatorismo moderno. Infatti più volte ha affermato: «il conservatorismo non è semplicemente un partito; è una struttura della mente umana».

Prezzolini intellettuale scomodo e politicamente scorretto può considerarsi un conservatore atipico che aveva a cuore il primato della politica :« La politica è immaginazione e realismo, lotta e compromesso, intelligenza e passione, mescolati insieme in dosi diverse, a seconda dei popoli e dei paese e dei tempi. La politica sfrutta le qualità e i difetti degli uomini, e perciò la politica delle mani nette non è mai durata. Chi la fa deve sporcarsi le mani, se rimestola nel fango».

Nell’itinerario del pensiero politico-filosofico di Prezzolini c’è il Riformismo Conservatore, principio che parte  principalmente  dalle ragioni  speculari di fondo delle sue idee, tutte politicamente scorrette. Le sue intuizioni fanno di lui  di uno dei protagonisti più rappresentativi del Novecento.

Se si legge  bene il pensiero e l’opera di Giuseppe Prezzolini si coglieranno  nella sua oceanica produzione  gli aspetti tipici che hanno fatto di Prezzolini  «L’Italiano Politicamente Scorretto».

La sua irrefrenabile sete di cultura  lo portò ad interessarsi, impadronirsi, e poi abbandonare  movimenti, filosofie, idee e tendenze. Da uomo libero fu sempre  propositivo pensatore dalle idee conservatrici. «La natura mi fece anarchico, la ragione e l’esperienza della vita mi hanno fatto conservatore»,  era solito dire. Ed è proprio sul Prezzolini anarchico-conservatore  che bisogna insistere per comprendere la sua centralità nella cultura italiana.

Da Conservatore senza partito, Prezzolini  parte da un’idea disincantata e revisionista della Storia per spiegare in maniera dettagliata  le molteplici caratteristiche  del pensiero conservatore.  Fu così che nel «Manifesto dei conservatori» Prezzolini userà il termine di «conservatori», al posto di  quello di destra.

«Invece la parola conservatore ha un significato  che corrisponde  ad un contenuto politico e filosofico e proviene  da una radice  antichissima  indoeuropea che fornisce  già un’immagine di quello  che la tendenza  conservatrice è stata sempre  nel mondo occidentale. Destra è il posto dove generalmente seggono i conservatori; ma conservazione è l’idea per cui essi vi seggono».Parte da questa intelligente analisi semantica  il viaggio culturale di Giuseppe Prezzolini  alla ricerca  di un modello culturale da offrire alla cultura  moderata del futuro:il partito conservatore di massa.

La lezione di questo grande conservatore atipico, che guarda alla giustizia  piuttosto che all’uguaglianza astratta e livellatrice, che non è contrario alle novità perché nuove, che non scambia l’ignoranza degli innovatori per novità, che esalta il senso  delle responsabilità contro la leggerezza, l’improvvisazione, la negligenza, la procrastinazione, che accetta la necessità di cambiamenti politici, poiché la Storia è un cambiamento continuo, che considera  l’idea di progresso come un errore  logico, perché non si sa se si progredisce se non si sa  in quale direzione si va e dove ci si vuole fermare, perché non sempre quello che viene dopo è migliore di quello che lo ha preceduto, è il punto di partenza con il quale una destra moderna e competitiva deve fare assolutamente i conti per diventare il perno attraverso cui costruire un vero polo conservatore che sappia aggregare intorno alle proprie idee tutti coloro che  si sentiranno sempre alternativi alla sinistra.

La destra italiana non ha mai capito il pensiero di Giuseppe Prezzolini e quindi ha perso l’occasione per essere una destra moderna e aperta.

Al ritratto ideale del Vero Conservatore, a cui Prezzolini  con coraggio e fermezza ha dedicato la sua opera, doveva guardare senza pregiudizi intellettuali la destra di ieri, e abbracciare  senza riserve mentali il centrodestra di oggi.

Ma sappiamo benissimo che se la sinistra ha smesso di pensare,la destra non ha mai cominciato a studiare.

La lezione di Prezzolini resta tuttora valida  in gran parte dei suoi capisaldi: il senso d’identità e quindi di appartenenza; l’esaltazione delle diversità in un mondo che si muove  verso la massificazione  e l’uniformità: il rispetto della Tradizione; lo studio del passato senza nessuna chiusura aprioristica verso la modernità. «Il Vero Conservatore è persuaso di essere se non l’uomo di domani, certamente l’uomo del dopodomani».

Una grande lezione che, soprattutto in tempi di omologazione e pensiero unico, non possiamo permetterci di ignorare.

Nicola Vacca

 

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