La voce di Fernando Pessoa

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Antonio Tabucchi quando la morte lo colse stava lavorando, insieme a Maria José Lancastre, a una nuova edizione del Pessoa «ortonimo». Con il titolo Poesie di Fernando Pessoa finalmente Adelphi pubblica il volume nel 2013.

Di fronte alla galassia eteronimica, l’io di Pessoa scava nel cuore di tenebra della sua esistenza inquieta.

Tabucchi giustamente definisce Pessoa il poeta più complesso e vasto del ventesimo secolo. Con tutto il suo baule pieno di gente, lo scrittore portoghese ha attraversato il proprio tempo elaborando formidabili intuizioni razionali, sentimentali e soprattutto epifaniche.

In queste pagine  i lettori troveranno l’anima del poeta che scruta attraverso  la divina irrealtà delle cose. Nei suoi versi c’è sempre la capacità di percepire il mistero del tutto. Ogni personaggio che viene  fuori dalla sua immaginazione è un sognatore ironico, un testimone  infedele alle promesse segrete, ma soprattutto un’ incognita metafisica che si dona con il suo carico di rivelazioni.

Pessoa ortonimo è la voce essenziale dei suoi amici immaginari, la summa di quella sua  sola moltitudine in cui i suoi stessi eteronimi si ritrovano, fianco a fianco, a redigere quel libro dell’inquietudine dove l’anima è il fondamento di tutto.

Riccardo Reis, il neoclassicista  emigrato  in Brasile per disprezzo della repubblica, Alberto Cairo,  scettico, uomo solitario e schivo morto di tubercolosi e Álvaro de Campos, energico futurista in gioventù e nichilista sono gli stati d’animo più rappresentativi di Pessoa. Ma sono anche  le tre anime di un poeta drammatico e lirico, multiforme e contraddittorio, che come pochi ha saputo scendere negli abissi dell’inconscio e della crisi .

Il Pessoa ortonimo è la sintesi del suo mondo affascinante in cui si accede e ci si perde  come nei meandri di un labirinto.

Fernando Pessoa che firma le poesie con il proprio nome è l’ autore al di fuori di se stesso, come se volesse ricomporre il suo interiore baule pieno di gente per poi dissolverlo immediatamente negli infiniti rivoli dei suoi amici immaginari a cui si sente legato.

Nelle poesie ortonime di Pessoa c’è l’ennesima intuizione: l’autore e il personaggio che dell’autore porta il nome  sono distinti.

Un altro geniale paradosso di uno dei poeti più grandi del Novecento. Un vero poeta che soprattutto nelle poesie firmate con il suo nome ha sostenuto che esiste un momento in cui il cuore e il pensiero sono la stessa cosa.

Nicola Vacca

 

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