Vittorio Sereni, poeta del nostro tempo

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Il Saggiatore ripubblica Stella Variabile, che fu l’ultimo libro di Vittorio Sereni, uscito da Garzanti nel 1981.

Questa edizione ha una prefazione di Franco Fortini. Il poeta e critico ha ragione, riferendosi a Stella Variabile e non solo, quando scrive che « Pochi libri  di poesia italiana del secolo, come quelli di Sereni, così fermamente fondati su di un patto con la negazione».

Il poeta di Luino con le poesie di questo libro ha voluto accomodarsi nel vuoto che vive a fianco agli esseri umani e attraversarne tutti i pensieri di calamità che raccontano la catastrofe.

Stella variabile è un libro fondato sulle negazioni e il poeta racconta tutto l’orrore di un silenzio esistenziale: « Stecchita l’ironia stinto il coraggio / sfatto il coraggio offesa l’allegria».

In queste poesie si avverte tutto il disfacimento del Novecento uscito da una guerra e in cui la guerra sembra non avere mai fine.

Sereni oltraggia la vanità del suo e del nostro tempo, le sue parole sono lame che feriscono le coscienze, la sua penna come un pugnale si conficca nelle ferite della carne viva degli esseri umani che hanno smarrito da tempo gli strumenti di un’umanità morente, agonizzante, ipocrita.

«Semmai a dettare il verso – scrive Damiano Scaramella nella postfazione – è la necessità di esprimere una compresenza di impotenza e potenzialità, quella difficoltà a capire il mondo in cui viviamo e al tempo stesso l’impulso a cercarvi nuovi e nascosti significati, la coscienza di una condizione dimidiata e infelice e l’ipotesi di una vita diversa, tanto vaga e sfuggente».

Stella variabile fa di Vittorio Sereni un poeta necessario. Qui la sua poesia si veste di una ferocia sibillina che squarta il tempo, elencando tutte le cadute di cui gli uomini sono protagonisti.

Poesia di azzardi esistenziali in cui il poeta non ha paura di osare e nel pronunciare con parole forti  il sonno senza tempo, dove si sprofonda come in un baratro in cui l’esistenza non esiste, Sereni firma  quel patto con la negazione che in sé contiene tutto il grigiore della condizione umana.

Nei suoi versi il vuoto e il male di vivere ci sono sempre e grazie all’immediatezza della sua scrittura questi temi il poeta li comunica con forza e incisività.

Stella variabile lo rileggiamo come un libro per questi giorni. Adesso che quella volontà di impotenza ci stringe in un assedio opprimente, ora che dal «belvedere di non ritorno» siamo tragicamente precipitati nel tempo della Storia che ha smesso di essere maestra di vita.

La poesia di Vittorio Sereni, e in modo particolare questa di Stella variabile,  oggi sta in mezzo a noi  – con i suoi brividi che spaventano – a dirci che  nel grigiore echeggia in profondo il sonno e l’ora del tempo non è più una stagione dolce.

Nicola Vacca

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