Voce per una poesia che non si arrende

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Chiara Evangelista ha venti anni e un mondo di poesia da esprimere. Felice è il suo esordio. Per i tipi  de i Quaderni del Bardo di Stefano Donno pubblica In medias res.

Il suo rapporto con il verso è da subito orientato verso la chiarezza. Quello che mi piace della sua poesia è aver scelto immediatamente l’essenzialità.

Intorno al pianeta dell’esistere, la giovane poetessa si muove con la consapevolezza cioraniana che tutto quello che non è diretto è nullo.

Così, tra i pensieri che fendono la mente, si leva la sua voce per tracciare percorsi di assertività dove a ogni cosa bisogna dare il suo nome.

In medias res (nelle cose di mezzo) indica ogni modo di narrare che spezzi l’ordine naturale della fabula.

Chiara Evangelista si insinua tra le cose di mezzo dell’esistenza e sceglie la poesia come codice comunicativo per raccontare il suo tempo di fare, disfare e pensare, per colmare  tutti quei vuoti immanenti con cui ogni giorno abbiamo a che fare.

«Tutti qui nella stessa gabbia siamo». La poetessa rivendica la sua diversità dagli esseri – massa e dice chiaramente che in quella gabbia non ci vuole stare. Scrive versi per lottare e conquistarsi con le unghie del pensiero e dell’azione un dignitoso posto al sole.

La poesia di Chiara Evangelista è tentativo chiaro di rovistare tra le rovine del nostro tempo e annotare gli smarrimenti che coincidono con i ritrovamenti.

La forza dei suoi versi sta in un’ assertività che non si arrende allo status quo.

La sua poesia è bisogno di lotta, anche se la resa cinge pericolosamente l’assedio.

I suoi versi cercano l’amore, anche se nell’ombra dell’avvenire siamo ammassati e gli occhi sono annebbiati dalla cecità dell’epoca.

Chiara Evangelista scrive poesie perché non ha nessuna intenzione di tacere e diventare complice di un’omologazione che annienta.

Ha deciso di essere una voce libera, di manifestare la sua indignazione e la sua sensibilità con la verità di una poesia schietta e essenziale.

«Barcollare tra il detonativo e connotativo, acquadernare e squadernare, animare l’inanimato, vedere e non guardare, rendere fluorescenti le tinte pastello».

Così Chiara si presenta nella quarta di copertina ai suoi lettori. In medias res, appunto, per entrare direttamente e senza maschere nel cuore di questa vicenda chiamata vita, tenendo sempre gli occhi aperti.

Nicola Vacca

(Info link: http://catalogoiqdbedizioni.blogspot.it)

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