Le ossessioni di un uomo in fuga

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Un flusso di coscienza lucido e violento. Un’ossessione che si materializza, che con spiazzante freddezza spazza via ogni possibilità di redenzione. Cento pagine appena, che, però, penetrano nell’anima come lame affilate. Non c’è parola che non rimanga impressa nella mente del lettore. Ieri di Agota Kristof è un gioiello prezioso, leggerlo vuol dire scoprire un mondo.

Tobias Horvath, il protagonista, è un uomo in fuga. Costruisce la sua nuova vita in terra straniera, cambia nome, porta con sé solo un desiderio di amore che si chiama Line. Lui lavora in una fabbrica di orologi, sogna di diventare uno scrittore. La sua mansione gli va stretta, così come la vita. Vorrebbe morire. Ha anche provato a uccidersi, ma non ne è stato capace. Line è un dolce ricordo d’infanzia che Tobias porta nel cuore. L’ha incontrata tra i banchi di scuola e lui se n’è subito innamorato, perché aiutava i poveri come lui.

Lui, figlio di una puttana bella, gentile, sedotta e abbandonata a sedici anni, perché rimasta incinta. La miseria non le ha lasciato scelta: o la prostituzione, o la fame. Non ci sono alternative in un villaggio dell’Est Europa, in cui la seconda guerra mondiale ha lasciato solo macerie e il comunismo ha portato un’altra schiavitù. Ma il piccolo Tobias non ci sta. Tutto gli provoca disgusto e decide di uccidere la madre e il presunto padre. Compie il massacro di notte, mentre i due sono a letto. Poi scappa. Fa tutto questo a soli dodici anni, ma è abbastanza adulto per uccidere e per non dimenticarsi del suo amore: Line.

Per Tobias, Line non è solo un nome e neanche un vago ricordo, ma la salvezza. A tutte le donne che incontra nel paese straniero dà questo nome. Eppure, quando ormai tutto sembra perduto, la vera Line ricompare e lui inizia di nuovo a respirare, ma scopre anche che il destino lo ha preso in giro.

Questo è Ieri. Un libro che racconta di una creatura del niente. Ma è da questo nulla che fiorisce l’anima del protagonista: un operaio-scrittore che sa bene che proprio diventando niente si può diventare uno scrittore. Tobias ricopia la prosa che la vita scrive ogni giorno, per questo motivo le sue parole sono così vere.

C’è tutta Agota Kristof in queste pagine, compresa la sua storia personale. Anche lei, nel 1956, nei giorni dell’invasione russa, è fuggita dalla sua Ungheria per giungere in Svizzera, a Neuchâtel, dove morirà nel 2011. Anche lei si sentirà sempre una scacciata. Anche lei si sentirà una creatura del nulla. Ha lavorato per cinque anni in una fabbrica, sognando una carriera da scrittrice.

Nonostante tutto, Tobias crede nell’amore e Line ne è la prova. Ma questa ossessione diventa un appiglio verso quell’origine di cui tutti hanno bisogno, soprattutto per un esule che si sente braccato dalla colpa e dal destino. Ieri è un libro che sconvolge le categorie dell’anima, ma allo stesso tempo non lascia morire la speranza, anche quando tutto sembra perduto.

Martino Ciano

 

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