La mano del caso sui respiri mancati

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Scomparire. Sottrarsi senza preavviso agli occhi del mondo, tranciare legami, uscire di scena e riapparire altrove, a ricominciare il gioco dalla prima, immacolata casella: un’eterna tentazione che rimane pensiero, indecente, e lì si ferma.

Non così per il protagonista dell’ultimo romanzo di Roberto Saporito, Respira (Miraggi), cui l’occasione di svanire – del tutto inattesa – si presenta come dono del destino, in un preciso momento storico. Da pochi, puntuali accenni, scopriamo trattarsi di un mercante d’arte, di ampie possibilità e abitudine all’agio. L’undici settembre 2001 dovrebbe recarsi come sempre in una delle Torri Gemelle, quella che accoglie il suo ufficio di rappresentanza. La mano del Caso è una sveglia che non suona, un aereo che entra nel grattacielo come un coltello affilatissimo nella carne. Una cosa di una precisione chirurgica. Crollano le torri, per logica conseguenza lo si ipotizza morto.

È per quest’uomo la possibilità concreta del cambiamento, occasione di uscire da sé, con pochi aggiustamenti: un pessimo taglio di capelli sancisce la cesura   Lui è sparito e tu sei comparso dalle forbici di un barbiere di provincia. Se non ti riconosci tu nello specchio, non ti riconoscerà nessuno da nessuna parte.

Libero, ora, potrà avventurarsi non riconosciuto nei quartieri del proprio passato, nel Queens, testimone di goffe iniziazioni sessuali, e ancora di nuovo dove tutto è iniziato, quello che oggi è Ground Zero, a guardare col naso all’insù Philippe Petit sospeso in cielo nella nota performance artistica della” passeggiata” sulla corda tesa fra le due Torri del 7 agosto 1974.

E poi in Provenza e in Italia, dove in efficace contrasto coi paesaggi dolci che indurrebbero a ritmi più lenti, vivibili, lo attendono invece molte altre vicende, e incontri con personaggi pericolosi o sorprendenti, come il rustico Adelmo che dice cose interessanti ma sempre fuori contesto, che ama vivere isolato ma ha bisogno di un pubblico (e si lascia al lettore scoprire nelle ultime pagine di chi e cosa si circonda). E incontri con un’ancor più inquietante fauna dai tratti onirici, come uscita inattesa da un bestiario medievale.

Vicende in caduta libera, con il protagonista coinvolto suo malgrado e cadenzate – da qui il titolo – in finale di ogni capitolo da una presa di coscienza dell’atto basilare, finalmente liberatorio: sorridi e respiri lentamente dal naso, e questo respirare ti sembra qualcosa di prodigioso, come se per la pri­ma volta avessi la consapevolezza del tuo respiro: una bella sensazione.

Respiri.

Non vuole essere questo romanzo l’ennesimo libro sul crollo delle Torri Gemelle, il trauma globale, la ferita al mondo: qui La Storia sta solo sullo sfondo, si fa utile canovaccio che dà avvio a qualcosa di credibile, è nella storia del suo protagonista che chiude la messa a fuoco, Saporito.

È di una intima, personale 11 settembre che qui si scrive, di un disfacimento e poi ricostruzione del Sé di uno e un solo uomo: e bene fa lo scrittore di Alba a sfruttare il modello classico di romanzo di formazione e avventura in cui si riconosce chiara la sua cifra personale: la bella scrittura, gli accenni colti a un dandismo flâneur, all’arte che permea le pagine, substrato solido su cui costruisce una storia breve eppur complessa dove tutto – come sempre in Roberto Saporito – si tiene.

Anna Vallerugo

 

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