Impressioni didascaliche

Andy Warhol Campbell's soup

L’uomo didascalico sfrutta la conoscenza in pillole per notificare il suo passaggio sulla Terra. Per secoli, il sapere, applicato alla quotidianità, è sempre stato considerato il frutto di un paziente lavoro di apprendimento, ripulito dalla “fretta”.

L’ansia di apprendere non è mai fretta, ma uno stato di grazia entro cui ognuno può liberamente ricercare. Non ci sono limiti temporali, non ci sono scadenze. Il sapere didascalico è la somma errata che scaturisce da addendi incolonnati male. Bisogna leggere tutte le pagine di un libro per capirne il tema. Nel caso di un buon romanzo, il “tema” viene prima della “trama”. Ma anche in questo caso, la cattiva letteratura, che non è arte, ma intrattenimento, antepone la trama al tema, ossia, il fatto particolare al messaggio universale. Purtroppo, una somma di fatti non spiega la realtà, ma è solo un riassunto privo di analisi in cui la dialettica dell’ora-qui ha sempre la meglio.

Siccome sono fermamente convinto che l’ente non è il suo essere, ossia, l’uomo non è la sua essenza, ovverosia, io non mi mostro per ciò che sono; colmo questo vuoto con un sapere che, o mi fa affogare nel dubbio, o mi spinge azione, o mi manda dritto in un manicomio, o mi invita a continuare la mia ricerca. In tutti i casi da me specificati, se riempio le mie lacune con risposte didascaliche, posso tranquillamente annegare nella retorica, ossia, in un imminente senza passato e senza futuro. Viceversa, se le riempio adagio, senza fretta, provo ad inseguire un “qui” che però abita nell’altrove. Pertanto, mi persuado ed inseguo un luogo utopico che so di non poter raggiungere, ma che certamente per me esiste. Ecco, la vita oltre la morte.

Il mondo ideale, insomma, non vive nel sapere didascalico.

I grandi ideali non nascono dal sapere didascalico.

La verità cocciuta è figlia del sapere didascalico.

Oggi tutto è un sapere didascalico.

Tra un’etichetta apposta su un barattolo di fagioli e una pagina web che prova a darmi delle informazioni non c’è alcuna differenza. Il sapere da supermarket, alla cieca e menzognera portata di tutti, capace di renderci più ignoranti e presuntuosi, serve al potere.

A chi, leggendo questo articolo, esclamerà ma che cavolo vuol dire, consiglio di partire da alcune parole chiave contenute nel testo. Sono sicuro che, ricercando, potrà comprendere meglio questa insulsa e breve riflessione, che, didascalicamente, ha l’obiettivo di incuriosire.

Firmato: un persuaso.

Martino Ciano

(in copertina: Andy Warhol – Campbell’s soup

 

 

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