Giovanni Peli e la sua babilonia

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babilonia non dà frutti è il nuovo libro di poesia di Giovanni Peli.Esce in questi giorni da Eretica edizioni (http://www.ereticaedizioni.it/?product=giovanni-peli-babilonia-non-da-frutti). Una poesia che smaschera gli inganni della realtà, non si nasconde dietro i mali di un mondo che appunto no dà più frutti. I versi di Giovanni Peli bruciano sulla pagina e non si preoccupano di dare fastidio a chi  continua a fabbricare maschere in questi brutti tempi da cui usciremo indenni soltanto se avremo il coraggio di rompere il gioco vivendo l’esistenza non nelle illusioni ma nella libertà di  momenti estremi.

(Nicola Vacca)

 

 

 

 

 

 

Tacito accordo

 

 

Farò ancora il mio monologo nudo
quel discorso sull’ottenere in cambio
qualcosa dalla vita e sarò nudo
per aggiungere o togliere sostanza
alla grana della voce baritona.
Ti parlerò di come è dura e infelice
la vita di chi giudica e ti invidia
dichiarandosi sempre sorridente
cieco della natura propria e altrui.
È nel nonsenso che trascorriamo ore
fruttuose e lontane dalle certezze
di cui molti si accontentano,
non siamo migliori ma rassegnati
alla gioia neghittosa dei gatti
all’immobile speranza dei fiori
in tacito accordo con passeri e api,
alla gazza che si finge domestica
quando ci ruba un cuore scintillante.
Non esistiamo che in queste parole
che non dicono più niente di noi.

 

Babilonia non dà frutti

 

 

Ci si chiedeva sei stato a Parigi
si leggeva la linea della vita
se sono i gusti le cose che contano
sì, rispondevamo, cosa vorresti
fare per godere in questa vitaccia
come è fatto un bicchiere che ti piace
il calicino la caraffa la flûte
o qualsiasi altro oggetto che funzioni,
potrebbe essere anche un fratello un cuore
sesso dio vino è la stessa cosa
se piccolo se grande se complottano
contro di te che dormi i bacchettoni,
ma ancora tremo per l’operazione
è normale si dice è un brutto colpo
a tutti capita qualcosa
ora tutto è diverso:
pensano tutti alla morte ma tacciono
se ne stanno chiusi qui a fingere
nelle loro stanze d’amore e pena
e se ne vanno lasciandomi muto
a contare quattro soldi sprecati
e due idee perdute tra le ombre.

 

 

 

 

 

La sposa sulla Porsche

 

 

Ti sorrido sposa sulla Porsche
che hai scelto oggi per essere felice
per vestirti di bianco e pizzo e inutile
bontà che di rimando ti fa fulgere
gli occhi. Non contano più nulla
i tuoi dolori e i tuoi volgari amici
le parole sfrontate e deludenti
tutto è cancellato da un solo sì
che hai programmato e reso distruttivo:
non esiste niente altro che un’idea
che imponi come se tu fossi dio,
e mentre passi togliendomi il senso
divento il simbolo di un muto addio.

 

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