Una funesta speranza

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Un’onda tira un’altra onda, una nuvola culla un’altra nuvola. Se guardo questi eventi con occhi da fanciullo, li sento parte di una necessaria serenità…

Penso questo mentre ammiro il cielo e il mare della mia Calabria. Le temperature gradevoli scaldano l’animo. Mi sento bene, ipnotizzato da una pace che solletica quella percezione emotiva di cui ho parlato in un precedente articolo. La prima impressione dà vita a una prosa sentimentale, che chiude i conti con la realtà. Dov’è ora il demiurgo sul quale ricade la responsabilità del male cosmico? Perché gli errori della creazione divina non si manifestano? Forse, è merito della mia indifferenza?

Per un attimo vesto i panni del tonto e dell’ingenuo. In principio era così, poi, conoscenza ed emancipazione ci hanno gettato nella realtà, nel non senso quotidiano. Cercare un senso è diventato lo scopo principale della nostra specie. Tutta la storia è tragica ricerca di un senso. Tutte le rivoluzioni che si sono susseguite hanno avuto come unico obiettivo quello di dare un nuovo senso alle cose, provando a ripartire da quel lontano anno zero.

Nuovo inizio: nuovo senso entro cui emanciparsi.

Nuovo inizio: nuove regole entro cui ricercare un’altra conoscenza.

Risultato: tutte le rivoluzioni sono fallite.

Ora sono tonto e ingenuo. Mi trovo davanti al mare e al cielo. Sono fuori dai limiti del senso imposto dalla società post-contemporanea. Strana realtà quella che stiamo vivendo, in appena mezz’ora i telegiornali parlano di diete, di guerra nucleare, di cosmopolitismo, di femminicidi, di profughi, di tintarella primaverile, di inflazione e di razzismo. Siamo di nuovo tornati all’anno zero, nessuno riesce a dare un senso a ciò che avviene e tutti sembrano turbati, pochi però si affidano al mare e al cielo. I nuovi demiurghi sono ormai soggetti a spasmi di onnipotenza, lottano contro il Dio supremo che stringe tra le sue mani il tempo… il senso. Quali rivoluzioni ci aspettano non lo sappiamo, troppi però si sentono condottieri. Ognuno è divulgatore di un senso che in qualche modo coincide con quello divino. L’uomo, il dio mancato. La ricerca del senso è diventata il peccato originale e non esiste battesimo che purifichi questo atto di presunzione.

di fronte a me ho il cielo e il mare, la realtà mi è indifferente. Vorrei che questo momento non finisse subito. Questa speranza resterà ancora un po’ con me.

Martino Ciano

(in copertina: Incuria Hominis di Alessandro Capurso)

 

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One thought on “Una funesta speranza

  1. La Vita non ha un senso, si vive e basta. La ricerca di un senso nella realtà che ci circonda è come cercare un motivo per vivere. Viviamo il nostro presente giornaliero esprimendo il meglio di noi stessi tanto le uniche sicurezze che abbiamo è di essere nati e, un giorno, moriremo. Per il resto seguiamo a cercare il bello e il positivo in e intorno a noi.

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