Le buone idee di Giovanni Sartori

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Lucidità di analisi ed estrema chiarezza, queste erano le principali qualità di Giovanni Sartori, politologo e sociologo, considerato uno dei massimi esperti di scienza politica a livello internazionale, con all’attivo diversi incarichi nelle più importanti università straniere.

Il professor Sartori si è spento nei giorni scorsi all’età di 93 anni.

Straordinaria nei suoi scritti la capacità di coniugare capacità scientifica ed efficacia comunicativa.

Memorabili i suoi numerosi editoriali sul Corriere della Sera con i quali affrontava a bacchettate i temi della politica nazionale e internazionale. Fui lui a coniare i termini  Mattarellum e Porcellum

Editorialista brillante, perché sulfureo, nei suoi articoli e nei suoi libri (tradotti in tutto il mondo) Sartori con uno spirito toscano e irriverente ha detto le cose più sensate sulla debolezze e le contraddizioni del sistemo politico italiano.

Non risparmiava  critiche alla sinistra e alla destra.

Politicamente scorretto con la sua autorevolezza è stato uno dei più importanti studiosi del concetto di democrazia.

Si definiva un anticomunista moderato, ma è stato deciso nel criticare la deriva del berlusconismo e la pericolosa anomialia del conflitto di interessi.

Si schierò apertamente contro la retorica dell’accoglienza e in polemica con la sinistra mise in evidenza i pericoli fallimentari del multiculturalismo (tesi che sviluppò nel libro  Pluriculturalismo, multiculturalismo e estranei, Rizzoli 2002.) E mise sempre in evidenza la vocazione teocratica dell’Islam.

Laico e anticlericale, Sartori se la prendeva spesso con la Chiesa.

La sua schietta ruvidità sempre circostanziata e precisa nelle analisi lo ha reso un gande fustigatore del suo tempo: Sartori nei suoi scritti mostra una preoccupazione enorme per la regressione culturale che sta dilagando come un cancro con le sue metastasi per via dell’espandersi di una pseudo civiltà della comunicazione di massa.

Nel libro Homo videns (pubblicato da Laterza nel 1997) Sartori lancia l’allarme per l’arrivo di un uomo nuovo incapace di elaborare concetti e pensieri e che addormenta la sua mente nella ricezione passiva di un flusso di immagini.

Sartori è stato il più impietoso commentatore dei nostri vizi pubblici, ha puntato il dito contro la classe politica del Paese, accusandola di essere incapace di garantire buon governo, istituzioni stabili, e riforme giuste e necessarie.

«Io non mi identifico con l’opposizione istituzionale; sono un oppositore quidam de populo» questo diceva di sé.

La corsa verso il nulla. Dieci lezioni sulla nostra società in pericolo (uscito nel 2015 da Mondadori).

Già nel titolo Sartori per l’ultima volta suona l’allarme e offre  stimolanti punti di riflessione, raccoglie amare considerazioni sul declino dell’Italia e della sua cultura politica ma anche dell’Europa. Una irreversibile corsa verso il nulla per manifesta incapacità di non aver saputo salvaguardare i valori fondanti di una società realmente liberal –democratica.

La democrazia è laica o non esiste, sostiene giustamente Giovanni Sartori. La corsa verso il nulla, infatti, sta diventando apocalisse.

Nicola Vacca

 

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