Lo scrittore che racconta il suo mestiere

murakami

Mi sono avvicinato a questo libro partendo dall’assioma di Santa Maradona, cioè: “Se ha avuto tutto questo successo, qualche idea ce l’avrà” e, credetemi, Murakami di idee, ne ha eccome ma è altrettanto vero che qui dentro, in questo libro non vi sono contenute grandi verità e no,  Il mestiere dello scrittore, (Einaudi, pagine 200, 18 euro) non è un manuale di scrittura e, aggiungerei, per fortuna.

Murakami è uno scrittore di mestiere ed è un uomo saggio che ha fatto della sua saggezza una virtù letteraria.

Mi risulta personalmente difficile recensire un “non” libro del genere (dove il non, in questo caso è usato in paradossalmente in senso positivo) e mi risulta è difficile scegliere anche un punto di partenza ideale per parlarne perché l’autore mischia di continuo le carte in tavola e le mischia per bene, non da baro, ma da giocatore professionista, fermandosi a parlare con il lettore, creando, grazie anche alla sua voce prosastica un rapporto ben più che confidenziale, come solo i grandi letterati sanno fare.

Da lettore/ recensore mi soffermerei in particolar modo sul capitolo dedicato all’originalità.

Murakami per descrivere l’originalità si è affidato a qualcosa che ha e può avere una forma letteraria, cioè la musica.

Lo scrittore giapponese da giovane è stato illuminato dai primi Beatles di Please, Please Me e dal sound californiano di Surfin Safari deii Beach Boys.

L’impatto dirompente di una cultura pop così aliena, così diversa da quella giapponese della sua formazione, risulterà determinante per i contenuti e per la forma dei suoi romanzi.

Ma è altrettanto vero che quel che vale per i Beatles, cioè un impatto potente e immediato, deve essere differenziato per l’originalità del gruppo di Brian Wilson, band che diede vita a un capolavoro assoluto intitolato Pet Sounds ( Nda potrete vivere l’esperienza di Pet Sounds 50th a Umbria Jazz nella prossima estate).

Murakami si sofferma a parlare della qualità e della sensibilità artistica di Brian Wilson, genio musicale che porta sempre con se la “Rapsodia in Blue” di Gershwin,
Qualità e sensibilità che non sono state immediatamente comprese e apprezzate ma che sono sono emerse solo dopo, con il tempo.

Il motivo è semplice.
L’autore di Norwegian Wood affida la sua spiegazione alle parole di uno dei più grandi saggisti e poeti polacchi del secolo scorso, cioè Zbigniew Herbert:
“Per arrivare alla sorgente bisogna nuotare risalendo la corrente. A scendere galleggiando sull’acqua è solo la spazzatura”.

Il mio pensiero andreottiano qui scorre alle parole spese dai critici giapponesi nei confronti della lingua creata da Murakami, lingua che si è formata per volontà dell’autore, anche in esilio. Dance, Dance, Dance ad esempio ha visto la luce a Roma.

E Murakami è uno che ama la piscina e sì che di corrente ne ha risalita, a partire da quel giorno in cui, assistendo a una partita di baseballl, epifania della sua vita da scrittore, cominciò a dare forma alla sua non carriera.

Da lì in poi apprendiamo che il primo romanzo è stato scritto con una costosissima Mont Blanc in caratteri minuscoli su risme di carta ( a questo punto mi viene in mente, che David Foster Wallace era invece un maniaco delle penne Bic, che doveva assolutamente consumare fino in fondo, prima di poter passare ad usarne un’altra. Approcci diversi per stili decisamente diversi.)

Nel libro non viene spiegato come poter arrivare al successo.

Non c’è motivazione, il successo capita quando hai talento e quando le cose vanno come devo andare. Che altro dire? Murakami ha per anni gestito un piccolo bar, è appassionato di musica Jazz, che ascolta ancora dalle sue vecchie casse. Non ama i premi letterari. L’editor principale di tutti i suoi romanzi è la moglie. Ha poi avuto altri editor, con cui ha battibeccato non poco e no, non ama i premi letterari.

Per lui scrivere un romanzo è come andare in tour per una rock star (questo è un mio pensiero), ci vuole una forma fisica adatta e allora, tornando ai nostri amati Beach Boys: Surf’s Up!

Fabio Izzo

 

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One thought on “Lo scrittore che racconta il suo mestiere

  1. Forse non contiene profonde verità, ma ho trovato questo saggio libero e assolutamente positivo. Murakami racconta la sua vita mettendo dentro tutto quello che è diventato e che spera quotidianamente. E’ stato per me una sorgente di ispirazione per idee nuove e proficue. A breve pubblicherò un articolo sul mio blog. Se ti va vieni a leggermi. Un bacio! 😉
    Luna

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