Percezione emotiva

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La primavera. Nient’altro che un’alternanza di nubi e di sole, in cui il caldo fa a pugni con il freddo, mentre un narratore abbarbicatosi tra cuore e cervello si risveglia da un lungo letargo e mi sussurra i suoi pensieri.

Pensieri. È una gioia immorale credere che tutto si possa raccontare così come è stato vissuto, sarebbe troppo semplice. Solo la notte dà alla memoria la possibilità di rilassarsi e di rilasciare la forma pura delle nostre percezioni. Nel corso del giorno, ogni cosa viene manipolata, edulcorata, addolcita, avvelenata dal bisogno di trovare un amico-nemico quotidiano.

D’altronde, la percezione visiva non è oggettiva, ma diventa preda del costante conflitto tra dubbio e fiducia in ciò che si vede. Vediamo in base a ciò che  sentiamo. Le forme ci emozionano solo quando coincidono con i diversi stati del nostro animo. Ogni volta che spalanchiamo gli occhi sul mondo siamo chiamati a comporre un puzzle. Se niente ci emoziona, vuol dire che nessuna immagine riesce a trovare il giusto posto nella nostra anima.

Così la memoria disintegra il superfluo e immagazzina solo le tessere che possono esserci utili per completare il mosaico. Che ciò avvenga nei nostri sogni più belli o in quelli più tormentati, un capolavoro si manifesta davanti ai nostri occhi. Significati e immagini si sovrappongono. Eccoci vivi, soli, amorali, liberi da condizionamenti.

Poi, il sole sorge e risveglia in noi la vergogna. Neghiamo le sensazioni lasciateci dai sogni mentre facciamo colazione, mentre laviamo i denti, mentre ci prepariamo per andare al lavoro. Anche quando i nostri miraggi notturni ci donano un sorriso da miracolati, cancelliamo ogni traccia di felicità. Questo meccanismo è ripugnante e inspiegabile… come tutte le cose umane.

Così in questa prima domenica di primavera 2017, primo giorno di ora legale che ci dona sessanta minuti in più di luce, di veglia e di percezione falsata, inizio la mia lettura de Il funesto demiurgo di Emil Cioran. Incido questo momento nella memoria come un epitaffio su una lapide, affinché io non dimentichi da dove nasce questa riflessione; affinché ogni percezione futura si incastri alla perfezione in un puzzle di conoscenza.

…di percezione pura dopo una notte senza sogni.

Martino Ciano

 

 

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